L'APPROFONDIMENTO

Telecomunicazioni, «vi racconto cosa c’è dietro gli appalti miliardari per la banda larga»

Il racconto di un imprenditore concusso che ha svelato il sistema delle mazzette dietro la banda larga

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lavori telefonici

ABRUZZO. Le telecomunicazioni erano il futuro. Da oltre venti anni si costruiscono linee “veloci”. Cinque anni fa il Governo appaltava ancora lotti per la “Adsl veloce” che nel frattempo è diventata lenta e così si sono inventati quella “ultra veloce” ma tempo due-tre anni e potrebbe già essere obsoleta, oltre che inutile.

Sta di fatto che in un lasso di tempo di 30 anni sono stati spesi miliardi di euro pubblici bruciando risorse nazionali ed europee per costruire infrastrutture (non senza falle e scandali)  dal valore enorme che poi sono state cedute insieme alla ex azienda pubblica Telecom, divenendo proprietà privata.

In mezzo le vite di migliaia di dipendenti dismessi ed esternalizzati, mentre le grandi società si svuotavano per avere sempre più esigenza di creare e gestire appalti.
Oggi si fanno appalti per centinaia di milioni per creare infrastrutture che spesso non sono funzionanti ma servono nell’eventualità vi sia un gestore che voglia investirvi… come costruire un ponte oggi nella speranza che domani qualcun altro costruisca la strada.
In Sardegna a novembre si deciderà se vi sarà un processo che pare molto insidioso e parla di tangenti per i lavori della Adsl ma sarà molto importante anche per tutto il contorno che per forza di cose dovrà venir fuori intorno a metodi, sistemi e inganni che da anni hanno guidato anche questo importante settore del nostro paese.
Stefano Piga è un ex dipendente della Sirti spa, una delle grandi società telefoniche d’Italia, poi “dismesso” e rimasto nel campo come imprenditore. Negli ultimi 5 anni il suo impegno principale è stato quello di raccontare le vessazioni e le estorsioni che ha subito, le tangenti pagate per lavorare e a difendersi da numerosi e “strani” attacchi. Oggi non è pentito di quello che ha fatto e nonostante le molte delusioni e lo scontro con burocrazia, giustizia ed istituzioni crede ancora che le cose possono migliorarsi.

Tecnicamente non è ancora un collaboratore di giustizia e non è entrato nel fondo predisposto per chi è vittima di estorsioni anche perché la prefettura di Cagliari non si è dimostrata così “sensibile” verso Piga nonostante avesse denunciato più volte strani individui che lo pedinavano o ruote di auto che si sono staccate improvvisamente… Forse attentati, forse avvertimenti, forse vendette del sistema etereo ed occulto.


Sta di fatto che nelle oltre 200mila pagine dell’inchiesta aperta a Cagliari nei guai è finito anche l’abruzzese Nicola Tenaglia, un pubblico ufficiale, direttore dei lavori e, dunque, controllore degli appalti pubblici banditi per conto del ministero da Infratel (società totalmente pubblica) che avrebbe preteso tangenti  e con le quali si sarebbe fatto costruire la casa al mare, a Vasto.
Tutto nasce da una serie di denunce di Piga (la prima nel 2010) che sembrano aver disvelato un sistema di corruzione che è in primo piano mentre rimane molto sfuocato il panorama alle spalle, fatto di centinaia di milioni di euro. Attualmente Infratel ha bandito lavori per internet ultraveloce per circa 130 milioni in tutta Italia tra cui anche l’Abruzzo.

E Piga racconta anche a PrimaDaNoi.it quello che ha vissuto in prima persona e denunciato ai magistrati.


  IL PROCESSO SUGLI APPALTI DELLA BANDA LARGA IN SARDEGNA

«Sono stato sentito dagli organi inquirenti per oltre tre anni, le mie dichiarazioni, sono state puntualmente vagliate dagli investigatori, sia con riferimento alle estorsioni perpetrate dai vari personaggi a danno mio e di mia moglie, sia riguardo alle varie truffe nell'appalto bandito da Infratel denominato “Progamma per lo sviluppo operativo della banda larga in tutte le aree sottosviluppate del Paese” nelle Regioni Abruzzo-Basilicata-Calabria-Campania-Molise-Puglia-Sardegna e Sicilia, per un valore di 126.970.000 euro. 
«La IMET s.p.a si aggiudicò il lotto Sardegna per 6.100.000 euro svolgendo poi lavori per un importo superiore. Come appurato dalla Finanza nel corso delle indagini è emersa una totale realizzazione in regime di subappalto non autorizzato nonostante l'Appalto Pubblico».
Ed i magistrati scrivono: «Al riguardo la IMET ha ottenuto da INFRATEL pagamenti pari a complessivi 7.138.595 euro, a fronte di fatture ricevute e liquidate ai suoi fornitori per 3.557.151,60 euro, ottenendo, così, un “ricarico” del 50% sulla commessa”»
L'inchiesta si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio per quattro persone e la S.p.A. IMET che deve rispondere della vicenda in quanto responsabile.



«IL SISTEMA VESSATORIO»
«Nella ventennale attività svolta alle dipendenze della Sirti», racconta Piga, «ho avuto modo di appurare che il metodo lavorativo adottato dalle società di telecomunicazione è, a dir poco, vessatorio verso le imprese in sub appalto. In sostanza chi vince gli appalti pubblici per la realizzazione o ristrutturazione delle reti, non effettuava e non effettua direttamente i lavori ma li subappalta a sua volta ad altra ditta che, spesso, a sua volta cede le lavorazioni ad altra ditta ancora. Il tutto in spregio alle norme sugli appalti e, in particolare al divieto di sub appalto non autorizzato o autorizzato nei limiti di legge e, naturalmente, di sub sub appalto».

Una realtà difficile da credere se non si tiene conto che «Infratel spa, Telecom spa, Sirti spa non hanno i requisiti e le capacità tecniche per la realizzazione delle opere generali necessarie (edilizia) all’istallazione delle linee telefoniche. Infatti queste da tempo hanno ceduto i rami d’azienda relativi a queste lavorazioni e non possiedono più né un escavatore né un camion ne un dipendente che possa eseguirli».
Questo può accadere perché nel recente passato le grandi telefoniche (le sette sorelle) hanno dismesso vari rami d’azienda creando così il presupposto per la fuoriuscita di personale.
Tra i vari incentivi c’era anche quello di invogliare gli ex dipendenti a formare imprese che poi avrebbero avuto un binario preferenziale nell’affidamento dei lavori che le grandi società non potevano più svolgere con personale interno.


L’AMICO DEGLI AMICI E LA NDRANGHETA

In seguito alla riorganizzazione della Sirti anche Piga decide di mettersi in proprio con la moglie, creando una piccola ditta in grado di eseguire lavori nell’ambito delle telecomunicazioni.
 
Piga racconta che tutto nacque da un incontro “fortuito” con una persona che conosceva, non bene, e non vedeva da tempo che gli propose la possibilità di lavorare molto in questo settore se avesse creato una ditta.

«Pur, non confidando realmente in alcunchè, segnalai la mia disponibilità», racconta Piga  a PrimaDaNoi.it, «Immediatamente dopo, venni contattato, quale direttore tecnico della ditta di mia moglie, la  Moviterra, da tale Michele Ragni. Il contatto sfociò in una immediata collaborazione con l'affidamento alla ditta Moviterra di svariati contratti per rilevanti valori economici in subappalto diretto ed autorizzato dalla Infratel S.p.A., emanazione del Ministero delle Infrastrutture. Nel corso di detto rapporto, la ditta di mia moglie ha subito ulteriori perdite economiche, nonché svariate estorsioni e, dopo aver pienamente compreso il reale spessore della persona che mi aveva contattato, stante l'insostenibilità della situazione, ho esposto i fatti al Magistrato».

L’incontro che fece scaturire il tutto fu con tale Pietro Speranza che evidentemente era ben inserito nell’ambito delle “intermediazioni” degli appalti telefonici in tutta Italia e da quanto emerge dalle carte dell’inchiesta avrebbe persino proposto a Piga di effettuare un trasporto di stupefacente in Sardegna. 
Speranza è poi stato identificato dalla Finanza come un pentito di Ndrangheta di origini calabresi ed in soggiorno obbligato a Termoli; in Sardegna avrebbe curato molti lavori nel settore Eolico e Fotovoltaico e secondo Piga era in stretto contatto con la Imet che aveva vinto l’appalto sardo della Infratel.
Nell’agosto 2011 –secondo quanto riferito ai magistrati da Piga- questi ricevette una telefonata da Speranza che lo minacciò di morte intimandogli di smetterla di raccontare cose ai magistrati…
Non sono stati gli unici incontri “poco graditi” perché Piga fa il nome anche di tale Salvatore Sciacca che a suo dire aveva «influenze» nell’ambito degli appalti e nella stessa Infratel e «potere di sudditanza nei confronti di Tenaglia e Michele Ragni»  e anche Sciacca si sarebbe lanciato in avvertimenti legati all’attività di collaborazione di Piga.
Dopo la sua collaborazione per scoperchiare il “sistema”, Piga non ha ricevuto per ora nulla dallo Stato che di fatto gli nega ancora protezione per sé e per la sua famiglia.
In compenso ha ricevuto diverse complicazioni persino ad incassare i soldi per i lavori effettuati in subappalto e dunque soldi da lui anticipati con conseguenze pesanti per la ditta.
«Ritengo che la fuoriuscita dal tunnel dei sub sub sub appalti (che poi ha però portato ad una situazione ancora deteriore)», dice Piga, «sia da ricondurre direttamente all'intervento, che nell'immediato ritenevo ininfluente e disinteressato, di Pietro Speranza, questo personaggio che evidentemente vantava notevole credito presso le grandi imprese telefoniche e dei funzionari di queste».


IL “DISTACCO” E LA MAGIA PER DIMEZZARE I COSTI DELL’APPALTO

«Nonostante la dismissione del ramo d'azienda però la Sirti S.p.A., come peraltro la Telecom S.p.A. e le altre di settore continuano a partecipare ad appalti, banditi da Enti Pubblici Statali e Regionali che utilizzano anche risorse dell’Europa, aggiudicandoseli, per la realizzazione e manutenzione di reti telefoniche caratterizzate da lavori consistenti nella esecuzione di opere civili percentualmente incidenti in maniera preponderante nell'importo a base d'asta».
Cioè pur non avendo le caratteristiche per eseguire la parte dei lavori edili o le opere civili necessari per la posa in opera delle reti, le grandi spa hanno continuato a vincere gli appalti…
Allora i lavori chi li eseguiva materialmente?
«Di solito il sub sub (magari sub) appaltatore. Cioè la società (sempre a turno alcune società) partecipa all'appalto e lo vince  pur non avendo i requisiti formali per parteciparvi. Cede le lavorazioni in sub appalto autorizzato a certe società che non hanno a loro volta i mezzi per eseguirli. Per ovviare a tale fatto viene spesso usato formalmente l'istituto del “distacco” del lavoratore. Formalmente perchè in sostanza il lavoratore distaccato è in realtà dipendente della ditta che ha ricevuto il lavoro in sub sub appalto che provvede, poi, quando e se pagata, al relativo pagamento. Queste società affidano poi i lavori ad altre ditte che effettivamente eseguono i lavori ricevendo però, quando va bene, una minima parte delle somme stanziate in capitolato. Minima parte in quanto oltre a non ricevere i pagamenti devono accettare, per le lavorazioni, dei prezzi unilateralmente determinati con forti ribassi».

Cioè fatto 100 il costo dell’appalto per il totale delle opere al sub sub appaltatore gli viene riconosciuto se è fortunato meno del 40 % mentre il resto si perde nei vari livelli. Questo implica vere e proprie vessazioni e problemi tecnici non indifferenti per chi materialmente non riesce a stare nei costi. Dunque lavori eseguiti male, economia strozzata e imprese che non ce la fanno e spariscono.

«Alla fine le grandi Spa si trovano con il lavoro realizzato ad un costo, normalmente e per le stesse, più che dimezzato rispetto al prezzo base dell'appalto. Tutto ciò nella totale latitanza degli organi Statali di controllo».


Alessandro Biancardi