TEMPO E DENARO

Malati oncologici senza cure, per Paolucci tutto risolto ma i pazienti aspettano ancora

La rabbia di una donna: «mia mamma sta aspettando ancora, sono furiosa»

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Malati oncologici senza cure, per Paolucci tutto risolto ma i pazienti aspettano ancora

Silvio Paolucci

PESCARA. Continua il calvario dei malati oncologici della Asl di Pescara da mesi in attesa dei trattamenti di radioterapia interrotti per guasto dell'acceleratore.

 L'assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, aveva risposto alle proteste dell’ex consigliere comunale di Rifondazione Comunista, Maurizio Acerbo, dicendo che 48 ore dopo il guasto a Chieti erano stati predisposti quei turni aggiuntivi per assorbire pazienti da Pescara.

Ma la situazione sarebbe ben diversa.

«Non era vero allora e purtroppo non lo è nemmeno oggi», denuncia Acerbo che oggi mostra un messaggio che ha ricevuto dalla figlia di una malata oncologica che attende ancora di cominciare i trattamenti.

«Mia madre non è stata ancora chiamata», racconta la donna, «oggi per l'ennesima volta ho chiamato la radioterapia di Chieti...mi hanno confermato che non hanno aggiunto turni straordinari, come pure, ieri una macchina delle due non ha funzionato. Quindi ho detto tutto. L’assessore venisse a dirlo a me che si sono attivati per trovare la soluzione giusta! Sono furiosa».

Paolucci aveva descritto in una intervista televisiva una realtà completamente differente: «aspettiamo da qualche settimana un pezzo di ricambio dalla Germania che dovrà arrivare a Pescara ma nello stesso tempo si sono già attivate presso le altre Asl il recupero di tutte quelle sedute bloccate a Pescara. Il tutto è già in itinere da diversi giorni, credo da 48 ore dopo che è avvenuto il problema. Come Regione abbiamo dato la disponibilità a che le altre Asl possano giustamente aiutare ad assorbire questa situazione che è molto delicata e ha a che fare con il dolore delle persone e quindi so che già a 24-48 ore c'è stata una piena disponibilità. Ne ho prova documentale...»

Allora sarebbe il caso di tirare fuori le prove o almeno di dare una spiegazione a quei malati che oltre al dramma che stanno vivendo sulla proprio pelle devono fare i conti anche con macchinari rotti e false speranze.