AMMORTIZZATORI ASOCIALI

Jobs Act, tutele decrescenti anche per chi usufruisce degli ammortizzatori sociali

Cambiano radicalmente i parametri e diminuiscono i benefici

Redazione Pdn

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Jobs Act, tutele decrescenti anche per chi usufruisce degli ammortizzatori sociali

ABRUZZO. Cambiano le regole del lavoro anche per chi il lavoro lo ha perso. E le cose non migliorano: se prima le tutele garantivano un sostentamento e la possibilità di un ritorno al lavoro ora quelle tutele diminuiscono notevolmente tutto nella logica del taglio delle risorse pubbliche.

La Fiom della Regione Abruzzo ha espresso forte preoccupazione in merito ai nuovi ammortizzatori sociali varati dal Governo nel Jobs Act.

Il 23 settembre 2015 sono stati pubblicati nella Gazzetta Ufficiale i decreti legislativi del Jobs Act, tra questi quello relativo agli ammortizzatori sociali. Questo nuovo strumento legislativo è in vigore già da ieri, 24 settembre 2015.

  Le nuove regole cancellano, con un colpo di spugna, tutte le norme che regolavano gli ammortizzatori sociali così come li conoscevamo.

«E tutto questo avviene in assenza di regole sociali che consentano ai lavoratori di poter  avviare percorsi volti alla rioccupazione come accade in molti paesi europei», dice la Fiom.

Queste nuove norme prevedono l’utilizzo massimo  in cinque anni di 24 mesi di Cassa Integrazione oppure 36 mesi di  Contratti di Solidarietà o di combinazione tra Cassa Integrazione e Contratto di Solidarietà, un aumento dei costi per le aziende e una maggiore precarietà dei lavoratori.

In realtà i Contratti di Solidarietà sono stati praticamente trasformati in Cassa Integrazione utilizzabile ad ore e con la stessa indennità.

«Tale scelta», dice il segretario abruzzese Fiom, Alfredo Fegatelli, «sarà un duro colpo per i redditi dei lavoratori. Infatti, mentre con i vecchi Contratti di Solidarietà i lavoratori percepivano il 70% della loro retribuzione, con i nuovi l’indennità sarà calcolata all’interno delle fasce previste dalla Cassa Integrazione».

 Se i lavoratori e i loro rappresentanti avessero dovuto gestire la crisi degli ultimi anni con questi nuovi ammortizzatori sociali –sostiene il sindacato- la maggioranza delle imprese, oggi ancora in vita, avrebbero chiuso da tempo con la conseguenza del licenziamento immediato dei lavoratori.

«Ancora una volta siamo in presenza di legislatori che non hanno mai visto una fabbrica e che mai possono immaginare le condizioni materiali delle lavoratrici e dei lavoratori», contesta la Fiom, «tanto meno possono capire cosa vuol dire andare in regime di Cassa Integrazione e cosa significa questo per l’economia di una famiglia. I legislatori prima di legiferare, modificando le regole del lavoro, dovrebbero andare a lavorare per almeno 6 mesi in una fabbrica e dovrebbero provare a vivere con sole 900 euro al mese».

La Fiom della Regione Abruzzo chiede l’apertura di un tavolo regionale per affrontare la situazione alla luce di quanto sta accadendo.