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Bosco di Sant'Antonio, alberi in pericolo. Ambientalisti in allarme

«E’ un paradiso apprezzato dai botanici»

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Bosco di Sant'Antonio, alberi in pericolo. Ambientalisti in allarme

Bosco di Sant'Antonio


ABRUZZO. Preoccupazione da parte delle associazioni ecologiste abruzzesi Cooordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio Onlus, WWF Abruzzo, Pro Natura Abruzzo, FAI Abruzzo, LIPU Abruzzo, Italia Nostra Pescara, in merito alla richiesta di “sprotezione” del Bosco di Sant'Antonio di Pescocostanzo, a scopo pascolo e taglio degli alberi.

Si tratta di un’area di protezione integrale ricadente nel Parco Nazionale della Majella, istituita nel 1986 per proteggere una delle faggete più belle e più famose dell'Appennino.

Il Bosco, con i suoi 17 ettari, è da sempre un paradiso apprezzato da botanici, escursionisti, viaggiatori e turisti. Il particolare pregio naturalistico dell’area è stato messo in seria discussione da una sentenza del 12 febbraio 2015, nella quale il Commissario Regionale agli usi civici ha dichiarato nulli i vincoli del Parco considerandoli illegittimi e mettendo in dubbio il Piano del Parco.

«Anche l’immobilismo del Parco è stato determinante per il conflitto istituzionale», denunciano le associazioni. «Non presentandosi in sede di giudizio, è stato condannato anche alle spese processuali. La sentenza crea conflitti con altri organi giudiziari sovra ordinari: statali ed europei, che invece si sono già espressi positivamente sulle norme di tutela in essere». 
Spiegano le associazioni che si è trattato di un attacco contro una coraggiosa politica di conservazione della natura «che non piace alle lobby e alle compagnie degli speculatori che vogliono trasformare il bosco in un’area di sfruttamento intensivo con il rischio di urbanizzare e cementificare definitivamente l’area. Si ripropone anche la discutibile pratica della capitozzatura degli alberi, divenuti monumenti naturali; una pratica colturale ormai superata che andrebbe ad uccidere o rovinare per sempre gli esemplari arborei, generando gravi danni all'immagine del bosco. In realtà, le bizzarre forme di alcuni faggi "a candelabro" presenti nel bosco di Sant'Antonio sono il frutto di quasi un secolo di mancate capitozze, altrimenti quegli alberi avrebbero avuto le aberranti forme degli esemplari che comunemente vediamo mutilati nei centri abitati e lungo le strade. Capitozze che hanno minato la vita di quegli esemplari e causato marciumi».

L’area in origine era un bosco difeso dal taglio (Bosco Difesa), poi divenuto pascolo e tagliato, non essendovi più boschi sufficienti.

Secondo le associazioni, il rischio che le motoseghe possano irrompere nel bosco è ormai reale e incombente. «Tutto dipende dal buonsenso della nuova amministrazione comunale».

La maestosità di questo Bosco attira ogni anno migliaia di turisti, villeggianti e cercatori di grandi alberi che contribuiscono a divulgare le bellezze della zona. Nell’immaginario collettivo degli abruzzesi il Bosco di Sant’Antonio rappresenta un luogo magico, un bosco sacro, un luogo incantato, del tutto particolare, con il suo aspetto culturale, storico, vetusto e soprattutto selvaggio. Un richiamo che attira visitatori da centinaia di chilometri, anche ben oltre i confini della regione.