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Crisi Regione: Sel chiede verifica ma D’Alfonso non si fa più sentire

Centrodestra all’attacco: «tornati al Medioevo»

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Crisi Regione: Sel chiede verifica ma D’Alfonso non si fa più sentire

ABRUZZO. «Non è sufficiente che Mario Mazzocca conservi la delega all'Ambiente, non ci interessa la poltrona di sottosegretario alla Giunta regionale. Potremo discutere di rimpasto solo dopo la verifica politico-programmatica che abbiamo chiesto al presidente della Regione».

Con queste parole il coordinatore regionale di Sel Abruzzo, Tommaso Di Febo, ribadisce il dissenso del proprio partito rispetto al valzer di poltrone ipotizzato dal governatore Luciano D'Alfonso per risolvere la crisi in Regione. La continuità della linea politica sulle questioni ambientali è un tema molto caro a Sel e due giorni fa il sottosegretario uscente Camillo D'Alessandro aveva spiegato che «Mazzocca può conservare la delega all'Ambiente anche lasciando l'assessorato».

Sel, però, resta sulle sue posizioni, temendo i lacci derivanti da un incarico più istituzionale e meno politico per Mazzocca, che è anche l'unico esponente del partito di Vendola nel Consiglio regionale abruzzese.

Di Febo non si sbilancia sui tempi di risoluzione della crisi.

«Difficile fare previsioni. Dopo aver ricevuto la proposta che abbiamo bocciato nei giorni scorsi non ho più sentito nessuno».

Quanto ai temi che dovrebbero essere affrontati nel corso della verifica, il coordinatore regionale di Sel spiega: «Le questioni più importanti riguardano gli sviluppi del procedimento per l'istituzione del Parco della Costa teatina, l'opposizione alle trivellazioni, l'istituzione di un reddito minimo garantito a livello regionale, l'applicazione della sentenza numero 85 della Corte Costituzionale per la rideterminazione dei canoni idro-elettrici, la proposta di legge sul consumo del suolo e altri punti programmatici sui quali abbiamo chiesto il consenso ai cittadini». L'ingresso in Giunta di Andrea Gerosolimo, di Abruzzo Civico, per il momento resta congelato.

Il centrodestra non sta a guardare in silenzio. Il vice presidente del Consiglio regionale, Paolo Gatti, parla di «sconcerto e sconforto, perché da oltre un mese la Regione, che già era piuttosto lenta, è completamente ferma».

Sui grandi temi e sulle urgenze - continua Gatti - «penso alle politiche del lavoro, alla pianificazione sanitaria, non si vedono interventi. Mi sembra che sia uno dei momenti più bui che io ricordi nella storia della Regione Abruzzo».

Il vice presidente ha posto l'accento anche sulla legge elettorale regionale, che secondo alcuni sarebbe parte di questa crisi, a causa dell'esigua differenza nel numero di Consiglieri tra maggioranza e opposizione.

«Tutti vorrebbero avere maggioranze larghissime - rimarca - ma 18 Consiglieri in maggioranza e 13 all'opposizione credo sia un rapporto normale. La verità è che c'è un deficit di coesione tra le liste della maggioranza, fattore fondamentale per poter governare».

Molto critico anche l’ex presidente del Consiglio dell’era Chiodi, Nazario Pagano, (oggi fuori dall’Emiciclo) secondo cui il Pd starebbe «mettendo in ginocchio la Regione Abruzzo per la solita e vecchia caccia alle poltrone, che, da oltre un mese, ha bloccato l’intera macchina amministrativa».

 Pagano chiede al Partito Democratico di chiarirsi le idee: «ammetta che il suo presidente è finito fuori dai radar, il quale, anziché privilegiare gli interessi della comunità, è impegnato a curare le vecchie liturgie della politica. Siamo tornati nel medioevo. I dati sulla disoccupazione in Abruzzo, intanto, sono pessimi: dall’11,9% di un anno fa, oggi siamo al 13,6%, rispetto a una media nazionale odierna del 12%, dati negativi che spingono la nostra regione al fianco di regioni come Basilicata e Molise. Gli abruzzesi – conclude Pagano – ricorderanno il PD di Luciano D’Alfonso soltanto per le deleghe finte, incarichi cervellotici, repentini cambi di casacca e perduranti lotte intestine per conquistare una comoda poltrona. Ecco chi amministra la Regione Abruzzo».