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D’Alfonso in crisi con i suoi fa campagna acquisti a destra: è l’inizio del declino?

Micucci, Mannetti, Amicone e Di Nardo i nuovi ‘amici’ del presidente

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D’Alfonso in crisi con i suoi fa campagna acquisti a destra: è l’inizio del declino?

Luciano D'Alfonso

ABRUZZO. Magari tra 50 anni quando la carriera politica di Luciano D'Alfonso sarà terminata qualche studioso insigne riuscirà a scrivere un libro sull'ecumenismo dalfonsiano.

Non ne fa mistero il governatore: il suo obiettivo di sempre è quello di mettere d'accordo tutti e di non voler vedere quegli steccati ideologici che invece gli altri vedono, per esempio, nelle casacche di partito. Forse perchè i partiti non esistono più -così come le ideologie trascinate via dalla poca importanza che oggi ha la coerenza- D'Alfonso sta avendo ottima fortuna nella sua campagna acquisti. Una campagna acquisti intelligente, proficua e per giunta originale. Mentre negli anni scorsi i “preistorici” governatori si imponevano con la clava dello spoil system, il post moderno D'Alfonso inaugura la stagione della continuità, una strategia che nasconde moltissimi vantaggi personali e politici di corto raggio per lui, forse un pò meno per la collettività.
La domanda è semplice semplice: quale uomo del centrodestra nominato in una delle tante partecipate (in disgrazia) non sarà riconoscente a D'Alfonso per una propria riconferma che consentirà di continuare a giocare su tavoli che già bene conoscono?

Si era già capito dai primi mesi di governo dalfonsiano che la spudorata cacciata degli uomini di centrodestra non era nelle corde del governatore ed infatti sono poche le rimozioni (che per certi versi gli fanno anche onore perché vuol dire anche meno poltrone occupate dai suoi…) mentre si è preferita la continuità.

 Nelle partecipate quasi tutti riconfermati.

Alessio Monaco assessore del centrodestra fino al 2009 alla Provincia di Chieti con Enrico Di Giuseppantonio appoggia D’Alfonso, Rodolfo De Laurentiis, vicino a Pierferdinando Casini e Udc, recentemente nominato in Tua.

Riconfermato all’Arta da D’Alfonso anche Mario Amicone, ex assessore di centrodestra ai Trasporti. Tra i ‘fedelissimi’ del presidente anche Carla Mannetti, candidatasi con il centrodestra e messa da Chiodi alla Saga. Per due mesi ha lavorato nell’ufficio di presidenza al dossier delle Reti Ten-T e D'Alfonso l’ha addirittura encomiata per i suoi meriti  e qualcuno sostiene che potrebbe presto tornare ad occuparsi di aeroporto magari al posto di Mattoscio.

C’è poi Pasquale Di Nardo, area An ed ex presidente della Sangritana: dopo la nascita di Tua è rimasto in Sangritana come responsabile della sicurezza. Infine Leandro Bracco, ‘scippato’ al Movimento 5 Stelle: a lui il presidente ha affidato la delega alla Cultura, (però mai formalizzata come ha fatto notare ieri Forza Italia)

Ma sono molte di più le nomine di uomini del centrodestra che hanno accettato volentieri le lusinghe del governatore e sarebbe difficile elencarli tutti.

Oltre l’avvocato Manuel De Monte candidato in Forza Italia alle comunali di Francavilla, anche il direttore Finocchietti, nominato da Chiodi, vertice amministrativo di Sangritana, è stato adesso riconfermato in Tua.

Tra le ultime spicca la scelta di Paolo De Cesare, figlio di Angelo, già segretario provinciale di Forza Italia di Chieti appena tornato da Arcore in visita a Berlusconi subito nominato nel cda del Teatro Marrucino.

L’Arit è rimasto un caso quasi isolato.

FIRA E CONFERMA DI MICUCCI SCIVOLONE IMPERDONABILE

Ma la riconferma più eclatante è quella di Rocco Micucci nominato da Chiodi nel 2009 e signore incontrastato e incontrollato della finanziaria regionale che ha gestito centinaia di milioni di finanziamento senza alcuna trasparenza e nessun controllo della regione.

Una sorta di buco nero che sfugge alle leggi della Repubblica italiana    e pure ad ogni sanzione da parte dei ministeri competenti che pare finora non si siano presi la briga di controllare in che modo siano stati gestiti tutti quei soldi pubblici e gli appalti connessi o le assunzioni o le consulenze  o la creazione di nuove società e se per caso non ci sia qualche conflitto di interesse di troppo.

A D’Alfonso piace Micucci che però non sembra si possa definire un amministratore modello ossequioso alle norme che prescrivono il controllo dei cittadini e nemmeno dei consiglieri regionali, fautore della autorità senza controllo teorie esplicate pubblicamente più volte.

Per D’Alfonso dunque Miccucci è un ottimo amministratore ma il presidente dimostra di essere però incoerente rispetto ai propositi propagandistici della campagna elettorale dove lo stesso D’Alfonso prometteva controlli severi e vera trasparenza.

E Micucci potrà segnare (forse in futuro sarà più chiaro) l’inizio del declino di D’Alfonso che si è spinto troppo oltre e soprattutto fa troppe cose difficili da comprendere per i suoi.

La durissima nota del segretario regionale del Pd proprio su Micucci segna una tirata d’orecchie mai vista prima da parte del giovane Marco Rapino che è stato costretto a contestare la campagna acquisti puntando proprio Micucci.

IL PD ABRUZZO NON CAPISCE

«Possiamo serenamente dare un giudizio negativo della gestione della Finanziaria regionale guidata da Micucci», dice Marco Rapino, «insediato dal centrodestra nel novembre del 2009 come esponente di Forza Italia. Non possono bastare come risultati avuti in questi sei anni gli spot pubblicitari o le interviste auto promozionali per dimostrare di aver fatto un buon lavoro. Finora gli annunci di rilancio, di piani di sviluppo, di crescita imprenditoriale ed occupazionale, annunciati da Micucci non si sono concretizzati, e se qualcosa è stato fatto, i risultati sono al di sotto delle aspettative e, soprattutto, delle risorse impiegate. Una gestione deludente che non ha segnato nessun salto di qualità sul piano del cambiamento e dell'innovazione».

Per Rapino la riconferma di Micucci, rappresenta uno stop alle politiche di sviluppo: «L'Abruzzo ha bisogno di recuperare con urgenza il tempo fatto perdere dal centrodestra alle imprese e al mondo del lavoro», conferma Rapino.

«La gestione Micucci non ha prodotto risultati concreti, non lo diciamo noi, lo dimostrano i dati dell'economia della Regione Abruzzo. Certo l'incarico di segretario non è gestionale, ce ne rendiamo conto, ma non significa che cambia il giudizio».

La fobia dei numeri e l’ossessione dell’ossequio hanno probabilmente prevalso troppo su altre ragioni politiche di opportunità e D’Alfonso si è lasciato prendere la mano ma di sicuro così potrà controllare indisturbato i manovratori indisturbati delle tante stanze dei bottoni.

LA RICONFERMA COME STRATEGIA

   Ecco allora abolito lo spoil system arriva l’istituto della “riconferma” e se sei uomo del centrodestra molto meglio: riconoscenza e rispetto da parte del ‘nemico’.
Con questa mossa D'Alfonso risolve i suoi problemi di numeri di maggioranza (se va via qualcuno dei suoi magari arriverà qualcuno dall'opposizione) ma rischia grosso nei confronti degli elettori che potrebbero non capire. E se non capisce il segretario del Pd….
Di sicuro non capiranno la logica della continuità dove si è già fatto ampiamente scempio dei soldi pubblici e delle norme, magari sulla trasparenza.

Ma certe riconferme sono la prova che è proprio il controllo analitico e diffuso che si vuole impedire, così lasciando il diritto di pensar male . E chi pensa male fa peccato ma...

Ma le brutte notizie sono in arrivo e qualche mazzata potrà lasciare senza fiato…
Ecco allora benefici immediati per il governatore ma, grossissime grane poco più in là per l'Abruzzo.

 Certo a tutto si può mettere una pezza ma se si stacca un costone di una montagna la frana corre sempre a valle. E chi è a valle viene travolto.

a.b.