DITTATURA DEL PETROLIO

«Trivelle in Adriatico una follia». Anche Zaia contro i petrolieri

FederPetroli contesta il Governatore e in Abruzzo arriva Romano Prodi…

Redazione Pdn

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«Trivelle in Adriatico una follia». Anche Zaia contro i petrolieri

Romano Prodi

ABRUZZO. «Pura follia»: il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ha definito così le operazioni di esplorazione e produzione di idrocarburi nel bacino dell'Alto Adriatico Offshore.

Zaia così si associa ai presidenti del centro-sud Italia (Abruzzo compreso) che stanno battendosi in questi mesi contro le trivellazioni in mare.

Il governatore veneto all’ inizio dell’anno ha impugnato davanti alla Corte Costituzionale alcune disposizioni del Decreto Legge 12 settembre 2014, n. 133, il cosiddetto «Sblocca Italia», e in particolare proprio le norme che legittimavano le trivellazioni in Alto Adriatico.
«Disposizioni di questa natura adottate a livello centrale - ribadisce Zaia - non solo prevaricano tutte le competenze regionali in materia di governo del territorio ma, in previsione di ipotetici benefici ancora tutti verificare, determinano invece gravissimi pericoli ambientali per il territorio italiano, già caratterizzato da rilevanti rischi geologici e ambientali».

Non l’ha presa bene, però, il presidente di FederPetroli Italia, Michele Marsiglia: «ci sorprende leggere le parole del presidente. Eppure Zaia conosce l'importanza che riveste l'hub petrolifero di Porto Marghera - Venezia. Le sue parole denotano una mancanza di cultura energetica ed industriale. Zaia conosce bene la crisi che Porto Marghera sta attraverso per scelte e politiche sbagliate che hanno costretto negli ultimi anni diverse aziende a chiudere, con un livello di disoccupazione non da poco. Nuove ricerche ed esplorazioni di petrolio e gas porterebbero valore aggiunto alle aziende, al territorio e all'indotto occupazionale».
Quello che si sta prospettando per l’Alto Adriatico, denunciano gli ambientalisti (dalla Rete Polesana a Legambiente) è «una bomba ecologica». Entro il 2019, infatti, potrebbero sorgere diciannove nuove piattaforme offshore per l’estrazione degli idrocarburi, con tutte le conseguenze del caso sia per l’integrità degli ecosistemi marini sia, di conseguenza, per la tenuta del sistema turistico. In Veneto, oltre alle 39 piattaforme di gas metano attive nell'Alto Adriatico (che estraggono il 69% del gas italiano estratto in mare) stanno per aggiungersi due concessioni per la coltivazione: una al largo tra Jesolo ed Eraclea e l'altra al largo di Chioggia. Nove invece sono i permessi di ricerca nell'Alto Adriatico (quasi tutti di Eni), dei quali ancora uno di fronte a Eraclea/Jesolo, un altro di fronte a Chioggia, e ben quattro al largo del Parco regionale del Delta del Po, un paio dei quali molto vicini alla costa.
Da anni le operazioni petrolifere su piattaforme offshore, garantisce Marsiglia, «sono ai massimi livelli di sicurezza ed incidenti come quello nel Golfo del Messico di BP non sono assolutamente paragonabili al livello di operatività nei mari italiani. Ci sembra tutto un controsenso e ci stupisce che la Regione Veneto come dichiarato dal governatore sia contro le attività petrolifere, visto che le Commissioni competenti della Regione hanno autorizzato diverse Istanze e pozzi di trivellazione onshore sul territorio qualche mese fa. Dobbiamo dubitare che la Regione Veneto deliberi ed il Governatore Zaia non ne è a conoscenza».

Marsiglia è però d'accordo con le parole di Zaia in merito all'attuale Legge Sblocca Italia «la posizione di FederPetroli Italia, sin dal primo momento è stata di contrarietà allo Sblocca Italia e, ci siamo sempre battuti anche in sedi istituzionali per un maggior potere decisionale e coinvolgimento nelle attività petrolifere Onshore ed Offshore delle Pubbliche Amministrazioni Locali, quali Regione, Provincia e Comuni. Con Sblocca Italia non succede e per questo gran parte dell'economia petrolifera italiana è ferma».

Intanto in Abruzzo crea attesa l’arrivo di Romano Prodi che sarà a Pescara lunedì prossimo per un evento organizzato del presidente della Regione. Si tratta di un incontro dal titolo “Le sfide dell’Europa: conversazione con Romano Prodi”.

Il professore infatti nei mesi scorsi si è espresso a favore delle trivellazioni e sostiene che i soldi che il Governo cerca «li può semplicemente trovare scavando - non scherzo - sotto terra». «L'Italia potrebbe - sulla base dei progetti già individuati -», sostiene il professore, «almeno raddoppiare la sua produzione di idrocarburi (petrolio e metano) a circa 22 milioni di tonnellate equivalenti petrolio entro il 2020. Solo con questo significherebbe alleggerire la nostra bilancia dei pagamenti di circa 5 miliardi di euro ed aumentare le entrate fiscali dello Stato di 2,5 miliardi ogni anno. Si attiverebbero inoltre investimenti per oltre 15 miliardi, dando lavoro alle decine di nostre imprese che operano in ogni angolo del mondo ma sono impossibilitate a farlo nel loro Paese».
Prodi ha fatto anche un chiaro riferimento all’Adriatico: «ci troviamo invece di fronte a situazioni incomprensibili perché il principio di precauzione viene usato in modo da proibire qualsiasi utilizzazione delle risorse del sottosuolo e viene adottato per difendere l’idea che ciascuno abbia il diritto di veto nei confronti di qualsiasi iniziativa».