RECINTI E RISERVE

Parco Costa teatina e petrolio: a che gioco giochiamo?

«Il commissario De Dominicis ha utilizzato una cartografia del 1956 per la perimetrazione»

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Parco Costa teatina e petrolio: a che gioco giochiamo?

 

ABRUZZO. Dopo l’inerzia estiva torna alta l’attenzione sulla contestatissima perimetrazione del Parco della Costa teatina, lavoro portato avanti dal commissario Pino De Dominicis, ex presidente Pd della Provincia di Pescara. Gli ambientalisti hanno già esposto le loro ragioni e proposto nuove aree da proteggere anche a mare , una sorta di estrema ratio contro il proliferare delle trivelle anche a tre miglia dalla costa.

Contraria alla istituzione del Parco della Costa Teatina è Confindustria che vede un danno alle attività esistenti derivati dai vincoli che imporrebbe l’area del parco.

Agostino Ballone, presidente Confindustria Abruzzo, è chiaro: «si sta discutendo di un territorio già fortemente antropizzato su cui insistono importanti e consistenti attività imprenditoriali nonché importanti snodi infrastrutturali. E' sufficiente fare un giro in macchina: è un territorio che nulla ha a che vedere con 'l'Abruzzo regione verde” che si vuole rappresentare. È un controsenso volto solo a danneggiare attività imprenditoriali già operanti e nuovi investimenti».

 In due lettere indirizzate alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, oggi competente della materia, alla Presidenza della Regione Abruzzo e alla stessa Presidenza nazionale di Confindustria l’associazione ribadisce «il territorio abbia caratteristiche socioeconomiche difficilmente compatibili con un idea di parco quale quella espressa dalla legge 394/91, essendo in larga parte antropizzato, infrastrutturato con importanti snodi intermodali (porti e autoporti, raccordi ferroviari e stradali ecc) e interessato da numerosi insediamenti produttivi preesistenti. Inoltre, pur dando atto al Commissario di aver fatto ogni sforzo per ridurre l'impatto sulle attività preesistenti e sull'utilizzo delle infrastrutture, Confindustria, in tali missive, evidenziava come comunque permangano forti criticità nella proposta perimetrazione soprattutto per le aree contigue ai Porti e alle infrastrutture ferroviarie».

 FORZA ITALIA CONTRARIA:«MEGLIO NIENTE CHE UN PESSIMO PARCO»

 «Parco della Costa Teatina: no a scelte prese sulla testa dei cittadini»: a dirlo sono i rappresentanti di Forza Italia ma soprattutto gli amministratori dei Comuni coinvolti che questa mattina hanno partecipato a una conferenza stampa a Pescara convocata in vista della conferenza ministeriale in programma il  10 settembre.

«Un tavolo tecnico – spiega l’On. Fabrizio Di Stefano – al quale non sono stati invitati i rappresentanti delle amministrazioni comunali e provinciali sostituiti da Anci e Upi, perché? Evidentemente non si vuole ascoltare il territorio. Del resto negli ultimi mesi, durante i quali era in carica il De Dominicis, il Commissario non ha fatto praticamente nulla, non c’è stata nessuna concertazione, non sono stati ascoltati né i Comuni né le associazioni di categorie né le organizzazioni professionali. Alla base della perimetrazione presentata – evidenzia Di Stefano – che si basa incredibilmente su cartine del 1956, non c’è nessun criterio né tecnico né scientifico.  Noi non ci stiamo: meglio nessun Parco piuttosto che un cattivo Parco. Sono pronto a presentare un esposto alla magistratura per verificare se dietro la perimetrazione a pettine ci sia un qualche interesse di qualcuno che possa trarre vantaggio dall’aumento del valore dei terreni ricadenti sui confini. Questo fa da contraltare alla pesante svalutazioni di quelle proprietà che invece ricadono nel perimetro del Parco della Costa e che di fatto saranno penalizzati. Siamo sicuri che il documento sia stato realizzato in maniera asettica? Tra l’altro, contro il Parco si è pronunciato addirittura il presidente di Confindustria Squinzi, oltre ai rappresentanti locali di Confindustria e delle organizzazioni di professionali agricole ma De Domincis è rimasto passivo».

Il Presidente della Commissione Vigilanza in Regione, Mauro Febbo: «Due episodi vanno rimarcati. In primis, il 14 luglio scorso il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione a firma del sottoscritto, Gerosolimo e Olivieri, votata da maggioranza e opposizione compreso D’Alfonso, con la quale si chiedeva di rivedere la perimetrazione ma alla quale non è stato dato seguito. Lo stesso Presidente si era impegnato ad attivarsi presso il Ministero ma nulla è stato fatto. Non c’è nessuna logica in questo Parco, non si capisce dove sarà la sede e non c’è nessuna menzione sulle risorse a disposizione. Le Misure di salvaguardia elaborate dal Commissario non tengono conto del sistema turistico e di un’agricoltura di alta qualità, danneggiando pesantemente le Zone 1 e 2. Non solo, nella zona 3 ad esempio per gli interventi sugli edifici sarà necessaria l’autorizzazione del Parco con i Comuni che di fatto perderanno le loro competenze. Mi auguro che i Sindaci si riapproprino dei loro territori e contestino questo Parco».

Critici anche i rappresentanti di alcune dei 10 comuni interessati.

 Intanto il carro "No Ombrina - salviamo l'Adriatico" aprirà a Lanciano, alle 9.30, la storica sfilata del Dono., Tra gli oltre 50 carri, sui quali saranno rappresentate scene di vita campestre, ci sarà quello dedicato alla lotta contro la deriva petrolifera. Il carro tematico sarà l'ennesima occasione per ribadire il no della comunità frentana e abruzzese alla deriva petrolifera che il governo vuole imporre alla regione e all'Adriatico.