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Trivelle, la proposta: «un parco marino per fermare Ombrina»

Continua la battaglia per fermare il progetto della Rockopper

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Trivelle, la proposta: «un parco marino per fermare Ombrina»

ABRUZZO. Continua la mobilitazione contro Ombrina mare anche dopo il via libera dei ministeri.

Se da un lato il progetto della Rockopper pare avere la strada spianata, dall’altro lato gli abruzzesi non si arrendono. Il Coordinamento “No Ombrina”, costituito dalle associazioni ambientaliste, propone la creazione di un parco marino-costiero regionale al largo della costa teatina (e del prossimo Parco nazionale della costa teatina), al largo tra San Vito e Fossacesia, all’altezza dell’area sic Bosco delle Farfalle, per impedire l’insediamento della piattaforma petrolifera a tre miglia dalla costa.

Una soluzione che non è isolata. C’è infatti anche la proposta di legge di iniziativa regionale alle Camere affinché il Parlamento cancelli l'articolo 35 del decreto Passera. E poi i ricorsi al tribunale amministrativo regionale contro il Decreto di Via (valutazione impatto ambientale) e nuove manifestazioni e iniziative pubbliche. 
Per quanto riguarda l'ipotesi referendaria il Coordinamento continuerà a lavorare con gli altri movimenti sull'ambiente e con quelli che si interessano di scuola e lavoro per valutare tutti assieme se e come lanciare una grande stagione referendaria su più temi, compreso il Decreto Sblocca Italia, con raccolta di firme nel 2016 e voto nel 2017.
Il coordinamento No Ombrina ha già inviato ai consiglieri regionali una bozza di deliberazione e di testo della proposta.
Anche secondo Legambiente e Wwf non c’è più tempo da perdere e le due associazioni si chiedono che fine abbia fatto il progetto del Parco della Costa Teatina: «ci aspettiamo l'immediata chiusura positiva dell'iter del Parco Nazionale della Costa».

Possibile che tutto si areni? Gli ambientalisti temono di sì vista anche la risoluzione in Consiglio regionale (votata da tutti, anche dai 5 Stelle, ma con il voto contrario dell'assessore Mario Mazzocca) volta a ostacolare l'istituzione del Parco Nazionale della Costa teatina in «difesa delle lobby del petrolio e del cemento».

Alle due associazioni non piace invece l’alternativa di un parco regionale marino per fronteggiare la lotta contro la petrolizzazione: «evidenzia ancor di più questa debolezza culturale. Per quanto noi stessi siamo stati i primi ad indicare il Parco come baluardo contro la petrolizzazione (e parliamo di Parco Nazionale), non lo abbiamo mai inteso semplicemente come “strumento di contrasto” ma come “nuovo modello culturale, economico, sociale e ambientale”. E' in questa netta differenza di concetto che ha forza il Parco Nazionale. Esso rappresenta l'abbandono della bad economy a favore della green economy, supera le sperequazioni sociali e tutela i territori e la loro qualità ambientale».

«Siamo però ad un punto di svolta», insistono Legambiente e Wwf. «Il Parco Nazionale della Costa teatina è pronto per essere decretato, è pronto finalmente a giorni per iniziare il corso che è quello di un potenziale nuovo modello di sviluppo per la costa dei Trabocchi e che salvi l'Abruzzo dalla deriva petrolifera e da Ombrina. Che ha forza proprio nella sua valenza nazionale, basti pensare che solo i parchi nazionali possono avere un perimetro protetto a mare (vedi arcipelago toscano), perché la competenza sul mare è statale (vedasi elenco ufficiale sul sito del Ministero dell'Ambiente). Ci aspettiamo quindi un atto di responsabilità politica forte, netto e chiaro sull'immediata chiusura positiva dell'iter del Parco Nazionale della Costa da parte di tutti. Non c'è più tempo e né ci sono alternative, è arrivato il momento di essere “tutti” responsabili e credibili».