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Parco Gran Sasso Laga, Ministero Economia boccia la gestione e segnala gli errori

L’Ente riesce a recuperare in alcuni versanti ma restano problemi

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Arturo Diaconale

Arturo Diaconale

ABRUZZO. Una lunghissima lista di contestazioni, «irregolarità e disfunzioni», ben 32, mosse dal Ministero dell’Economia e Finanza nell’estate del 2013 al Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga, presieduto dal giornalista Arturo Diaconale.

Diaconale è stato nominato dal centrodestra nel 2009 dal ministro Stefania Prestigiacomo come commissario straordinario del Parco, poi nel 2010 confermato come presidente. Ad agosto 2015 Diaconale è anche stato nominato nel cda della Rai e, secondo una recente inchiesta giornalistica de L’Espresso, non vorrebbe lavorare gratis per l’azienda televisiva come impone la legge mentre il suo giornale (L’Opinione) inoltre sarebbe campione di finanziamenti pubblici ed i suoi giornalisti aspettano lo stipendio da dieci mesi.

I rilievi del ministero sono pesanti e c’è n’era per tutti i gusti: procedure di stabilizzazioni del personale errate, costi esorbitanti (praticamente 12 euro per ogni persona informata dall’ufficio preposto), errata gestione delle entrate, ritardi nella costituzione degli Organi dell’Ente, mancanza di un direttore, somme elargite indebitamente e da recuperare, ricorsi troppo elevati alla trattativa privata, erronea attribuzione dei buoni pasto, finanziamenti del Ministero non utilizzati e non restituiti solo per citare qualcosa.

Insomma un quadro devastante che era stato messo nero su bianco dalla ragioneria dello Stato.

In una lettera inviata l’estate di due anni fa dal Ministero al Parco, Ministero dell’Ambiente e Procura della Corte dei Conti si chiedeva di mettere in atto «iniziative idonee a conseguire la completa eliminazione delle irregolarità» e soprattutto accertare «eventuali responsabilità». Insomma, sistemate tutto e fateci capire di chi è la colpa.

Quest’estate la Ragioneria dello Stato è tornata sull’argomento per verificare le risposte del Parco e alcune giustificazioni non sono state ritenute idonee a sanare le contestazioni. Per altre, invece, l’Ente è riuscita a porre rimedio o lo sta facendo.

Punto ancora irrisolto quello della stabilizzazione del personale che secondo il Ministero non sarebbe stata fatta in maniera adeguata. Il Parco ha ribadito la correttezza del proprio comportamento valorizzando la finalità della norma che ha introdotto la possibilità di stabilizzare alcune tipologie di rapporto di lavoro in essere ma per la Ragioneria sostiene che «le notizie fornite non possono essere considerate utili al superamento del rilievo ispettivo».

Risposte lacunose anche sull’obbligo di ridurre il personale. Il Parco «ha ribadito la correttezza del proprio comportamento senza fornire elementi o notizie nuove o diverse rispetto a quanto esposto nella relazione ispettiva» ma per la Ragioneria «gli elementi fomiti non sono idonei a superare il rilievo ispettivo il quale ha evidenziato il parziale rispetto, o il mancato adempimento, degli obblighi introdotti dal Legislatore».

Si attendono notizie e spiegazioni dal Parco, invece sulla questione della illegittima attribuzione di posizioni organizzative con effetto retroattivo e la necessità di procedere al recupero delle somme illegittimamente corrisposte.

BUONI PASTO E SPESE

Tra le contestazioni anche l’erronea corresponsione dei buoni pasto e rimborso spese al personale in missione:  il parco dice di aver sistemato tutto e di aver recuperato anche le somme indebitamente corrisposte. C’è poi l’ingiustificato appostamento di  17,988,43 euro: in questo  caso l’Ente ha annunciato che provvederà al recupero dell'importo indicato nel rilievo.

E il Parco ha anche confermato la fondatezza di un’altra contestazione, ovvero la necessità di procedere alla nomina dell'ufficiale rogante e chiarito: «provvederemo».  Altra contestazione: mancato ricorso all'Avvocatura dello Stato per la difesa in giudizio dell'Ente. Nella propria nota il Parco ha segnalato che la cosa è avvenuta solo per le cause presso giudici o tribunali con sede in comuni non capoluogo di provincia. Ma per la Ragioneria «si tratta di una motivazione che non può essere considerata utile a superare il rilievo ispettivo considerato che gli Enti Parco sono amministrazioni per le quali l'Avvocatura Generale dello Stato è stata autorizzata in via generale ad assumere la rappresentanza e la difesa».

Sulla mancata adozione della contabilità economica analitica per centri di costo l'Ente Parco ha confermato che il data base utilizzato «registra le sole quantità e non anche il valore degli acquisti e delle vendite e non consente di determinare il valore delle rimanenze iniziali e finali, non permette nemmeno di individuare i punti vendita come centri di costo/ricavo per un'analisi della convenienza economica di tali strutture».

In questo caso il Ministero resta in attesa di notizie in merito all'implementazione dell'attuale sistema informativo, «che consenta l'attivazione della contabilità economica analitica per centri di costo» prevista dalla legge.  

Sul presunto sovradimensionamento delle previsioni di bilancio dei capitoli di entrate e sulla necessità che le previsioni di bilancio avvengano nel rispetto dei principi contabili di veridicità, imparzialità, correttezza, prudenza il Parco conferma il rilievo ispettivo e comunica di aver adottato, per l'esercizio 2013, un ridimensionamento delle previsioni in linea con il criterio di prudenza.

«Nel pendere atto di quanto comunicato», scrive la Ragioneria di Stato, «si demanda al Ministero dell' Ambiente la vigilanza sull'adozione da parte dell'ente parco di previsioni conformi ai principi contabili di veridicità, imparzialità, correttezza e prudenza».

Sul ritardo nella restituzione al Ministero dell'ambiente (avvenuta nel 2012) di finanziamenti finalizzati (erogati nel 2007) e non impiegati si aspetta invece la copia della quietanza di versamento di  1. 170.000.

IL COSTO DEI PUNTI INFORMATIVI

C’è poi il capitolo dei costi di gestione: nel 2011 l'apertura giornaliera dei punti informativi è costata, in media, circa 170 euro, per un utile giornaliero di circa 10 euro per informare 21 persone con un costo medio per l'Ente di circa 12 euro a persona informata.

Una cifra decisamente troppo elevata secondo il Ministero che ritiene che ci debba essere un «coerente e significativo ritorno di efficacia ed economicità».

 Nella propria nota il Parco ha evidenziato come il numero di utenti dei punti informativi presi in considerazione nella relazione ispettiva siano quelli rilevati dai libri firma presenti nei Punti informativi.

L'Ente ha segnalato che alla luce dei dati, stimati, presentati nell'ambito di uno studio commissionato dallo stesso Ente Parco, il costo medio sarebbe molto più contenuto. «Anche a voler riconoscere che non tutti i fruitori dei punti informativi abbiano firmato il libro delle presenze», annota la Ragioneria, «tuttavia si tratta di un dato oggettivo che non può essere superato da una stima, soprattutto così lontana dai risultati di una rilevazione oggettiva. Pertanto, nel confermare la necessità che la costituzione di punti informativi avvenga nel rispetto dei principi di efficacia ed economicità, si ritiene conclusa la trattazione del rilievo e si rimette alla vigilanza del Ministero dell' Ambiente e della tutela del territorio e del mare».

Il parco non ha spiegato invece la gestione dei beni mobili presenti in magazzino e il Ministero ha evidenziato la necessità di limitare le cessioni gratuite a occasioni sporadiche ed eccezionali ed evitare acquisti esuberanti rispetto alle realistiche aspettative di vendita.

L’Ente, secondo le contestazioni, avrebbe fatto un alto ricorso alla trattativa privata, «senza un adeguato rispetto dei principi previsti dall'art. 125 del codice dei contratti, e uno scarso ricorso al mercato elettronico della pubblica amministrazione e alle convenzioni Consip».

Il Parco ha però fatto sapere che ha aderito dall'inizio dell'anno 2013, alla piattaforma Consip e Mepa per gli affidamenti di lavori, servizi e forniture, nonché al rispetto dei principi di trasparenza, rotazione, parità di trattamento previsti nei casi di affidamento diretto dall'art. 125, comma II, del codice dei contratti pubblici. Sarà anche in questo caso il Ministero dell' Ambiente a dover vigilare sull'effettiva attuazione di quanto assicurato dall'Ente.