TOP SECRET

Materiali radioattivi in Abruzzo, impossibile sapere chi li utilizza e perchè

Una decina di accessi agli atti, ecco le risposte

Redazione Pdn

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Materiali radioattivi in Abruzzo, impossibile sapere chi li utilizza e perchè

ABRUZZO. Si parlerà molto nelle prossime settimane di materiali radioattivi, di scorie e del loro trattamento.

Ben presto infatti il Governo renderà pubblica l’ubicazione del deposito nazionale dove stoccare tutti i residui pericolosi. Ne seguirà una fase di concertazione di 4 mesi. Sta di fatto che i materiali radioattivi sono molti e sono tutti più o meno pericolosi e provocano effetti sull'uomo e sull'ambiente. Tuttavia per svariate ragioni e con le dovute precauzioni tali materiali si sono rivelati fondamentali per diversi settori dell'industria.

Sostanze radioattive sono fondamentali per molti degli apparati medicali ma anche nel settore delle perforazioni e minerario, infatti alcune sostanze radioattive in particolari sonde facilitano le operazioni di scavo di rocce spesso durissime.

Anzi è proprio il sito istituzionale curato dalla Sogin che illustra del deposito nazionale che spiega: «ogni giorno in Italia si producono rifiuti radioattivi: negli ospedali, nelle industrie, nei laboratori di ricerca e nei vecchi impianti nucleari dismessi, oggi in via di smantellamento. Sullo smaltimento di questi rifiuti, tuttavia, il nostro Paese non è andato avanti. Non esiste, infatti, un’infrastruttura che permetta la loro messa in sicurezza definitiva….»

Parole che lasciano pensare ad un preciso scenario che tuttavia le stesse istituzioni, più impegnate in campagne pubblicitarie di propaganda, vogliono tenere segreto.

Alcuni documenti pervenuti alla redazione di PrimaDaNoi.it rivelavano un carico top secret partito nel 2010 dall’aeroporto di Pescara: titolare del carico una multinazionale del petrolio con sede in Italia -e anche in Abruzzo- che spostava il materiale radioattivo verso la Sicilia dove probabilmente in quel momento stava effettuando trivellazioni petrolifere.

Nessuno ha dato comunicazione di quel volo Cargo e si può bene immaginare che di voli del genere ce ne siano molti di più di quello di cui siamo a conoscenza.

Allora abbiamo cercato di sapere se e come anche in Abruzzo vengono utilizzati e, dunque, trasportati materiali radioattivi che sono soggetti a norme molto precise e restrittive. Chiunque detenga materiale del genere è costretto a darne comunicazione al ministero, all’Ispra e alle prefetture in caso di trasporto o detenzione.

Per oltre un mese abbiamo interpellato Ministero, Ispra e prefetture abruzzesi con esiti più che scarsi potendo parlare a ragion veduta di trasparenza zero sull’argomento, del solito muro di gomma che la burocrazia alza verso coloro che chiedono informazioni e alimentando così sospetti e  dietrologie di cui se ne vorrebbe fare a meno.

Così il Ministero dell’Ambiente nei 30 giorni concessi dalla legge non ha risposto alle nostre molteplici sollecitazioni ritenute probabilmente poco importanti o interessanti, anche se la legge stessa obbliga comunque ad una risposta.

L’Ispra risponde per mano del responsabile alla trasparenza Francesco Pirrone che «esaminata l’istanza ed effettuati ulteriori riscontri, non si rileva l’obbligo della pubblicazione degli atti richiesti sul sito web dell’ISPRA ai sensi dell’art. 5 del D.Lgs 14/3/2013 n. 33». Siccome non si ritiene che documentazione dalla quale si evince chi, come e in che misura utilizzi materiale radioattivo debbano essere pubblicati sul sito ne segue che non siano soggetti nemmeno ad accesso agli atti. Semplicemente nessuno (dunque nemmeno un giornalista) può conoscere queste informazioni.

In una parola segreto di Stato.

Fortuna alterna invece con le prefetture abruzzesi che vanno dal “non ti dico nulla” al “non siamo obbligati ma per cortesia ti diciamo che…” dimostrando anche in questo caso come la legge sia sempre una e valida per tutti ma che gli esiti siano spesso anche opposti e inconciliabili.

La prefettura di Teramo per mano del vice prefetto Silvana D’Agostino pur precisando che le informazioni richieste non rientrino nell’obbligo della divulgazione, per cortesia ci dice che l’ufficio ha rilasciato in 5 anni un solo nulla osta per scopi scientifici alla detenzione e utilizzo di sorgenti radioattive ionizzanti di categoria B. Sempre nei 5 anni passati alla prefettura di Teramo sono giunte due richieste  di trasporto per materie radioattive e fossili dirette al confine francese, presumibilmente un carico in transito nella nostra Regione.

Dalla prefettura de L’Aquila il viceprefetto Guetta ci informa che prima del 2010 sono stati rilasciati 5 decreti di nulla osta per detenzione e impiego di sorgenti radioattive sigillate di categoria B  a società ed enti in attività di cui 4 per scopi industriali ed uno per scopi scientifici. Negli ultimi 5 anni invece sono stati rilasciati solo tre nulla osta. Per ulteriore scrupolo la prefettura de L’Aquila ci dice anche che da febbraio ad agosto 2015 un mezzo mobile adibito a reparto di medicina nucleare in vivo è stato attivo ed ha utilizzato apparecchiature emittenti radioazioni.

Di segno completamente opposto invece la risposta della Prefettura di Chieti che ci fa sapere tramite la referente alla Trasparenza, Valentina Italiani, che i dati richiesti non sono soggetti all’obbligo di pubblicazione e che mancando un interesse specifico non è possibile fornire informazioni nemmeno secondo la vecchia legge sull’accesso agli atti 241/90. Sta di fatto che proprio nella provincia più vasta d’Abruzzo e quella a maggiore densità industriale e anche di concessioni petrolifere di fatto le istituzioni non forniscono informazioni circa l’utilizzo di materiali radioattivi delle industrie.

Per quanto riguarda la provincia di Pescara il vice prefetto  Antonella Palombo ci fa sapere che la prefettura negli ultimi 5 anni ha rilasciato solo tre autorizzazioni per uso industriale. 

La linea comune che sembra prevalere anche in questo campo sembra essere: "meno la gente sa e meglio è".

a.b.