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Mare inquinato: Mazzocca dà la colpa a Chiodi e Alessandrini non si presenta

«80 accessi in più al pronto soccorso pediatrico»

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Mare inquinato:  Mazzocca dà la colpa a Chiodi e Alessandrini non si presenta

Mario Mazzocca

PESCARA. Tante domande e poche risposte nella giornata di ieri: dovevano arrivare chiarimenti in merito a quanto accaduto a fine luglio, quando una quantità enorme di reflui è finita in mare e i pescaresi e i turisti hanno continuato a fare il bagno inconsapevoli di quanto accaduto.

Si parla di uno sversamento di 25 mila metri cubi di liquami nel tratto di mare antistante via Balilla a Pescara dovuto alla rottura di una vecchia condotta fognaria provvisoria.

Grande assente in Commissione Vigilanza il sindaco Marco Alessandrini che ha declinato l’invito perché impegnato, ha spiegato, a prepararsi per il Consiglio straordinario del pomeriggio a Pescara. Ma anche in quel caso, poi, di risposte nemmeno l’ombra.

La situazione emersa in Commissione è chiara: quando c’è stata la rottura della condotta, alle 22 del 28 luglio, come ha ricordato l’ingegner Livello dell’Aca, il Comune è stato subito avvisato, tanto che a mezzanotte il vicesindaco Del Vecchio è arrivato nell’area di cantiere con il funzionario Tommaso Vespasiano. Dunque l’amministrazione sapeva cosa stava succedendo, ma il sindaco, contravvenendo alle disposizioni della legge 116, ha deciso di non informare la popolazione.

«Solo quest'anno sono partiti gli appalti per 100 milioni di euro per riparare i depuratori, se c'é qualcuno che deve salire sul banco degli imputati è la giunta Chiodi. Il dovere di monitorare non è stato ottemperato dalla precedente giunta e il dossier lo dimostra», ha detto l'assessore regionale all'ambiente, Mario Mazzocca, in Commissione, presieduta da Mauro Febbo di Forza Italia.

Da quella riunione dovevano uscire almeno un paio di certezze: esistono omissioni e responsabilità della Regione e dell'Arta, l'Agenzia di tutela dell'Ambiente, nel suo compito di monitorare la qualità e sicurezza delle acque?

Febbo ha annunciato a fine seduta che sarà convocata una seconda audizione.

Come detto assente, seppur convocato, il sindaco di Pescara sotto accusa per l'ordinanza di divieto di balneazione emessa ma non resa pubblica.

«Alessandrini - ha spiegato Febbo - si è giustificato inviando una lettera in cui spiega che doveva prepararsi ad affrontare il Consiglio comunale straordinario a Pescara proprio sullo stesso tema nel pomeriggio. Sarà audito in occasione della prossima commissione».

Assente anche il sindaco di Vasto Luciano Lapenna. «Questa assenza è una totale mancanza di rispetto nei confronti di una commissione che da 40 giorni “indaga”  su fatti e responsabilità amministrative», ha commentato Smargiassi del Movimento 5 Stelle.

Assente, giustificata, la Capitaneria di Porto che, in quanto coinvolta nell’indagine giudiziaria in corso, non ha ritenuto opportuno partecipare

70-80 ACCESSI AL PRONTO SOCCORSO PEDIATRICO

Dall’indagine condotta all’interno dei reparti dell’ospedale è emersa una novità importante che smentisce le tesi sbandierate dal Comune, ha fatto notare il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri: «nel solo mese di luglio e nei primi giorni di agosto si sono registrati 70-80 accessi in più, rispetto al 2014, di bambini al Pronto Soccorso pediatrico, ed è un dato molto significativo».

L’Arta ha poi fatto luce sulle competenze di ciascun ente: il direttore Amicone ha infatti ricordato che, dopo un campionamento, l’Arta comunica i risultati entro 48 ore al sindaco, alla Regione, Servizio Opere Marittime e Acque Marine, alla Asl e al Distretto provinciale. In caso di non balneabilità delle acque «puntualmente – ha detto Amicone – l’Autorità sanitaria, ossia il sindaco, è tenuto per legge ad apporre il divieto di balneazione se sono superati i limiti», mentre l’Arta ha solo l’obbligo di ripetere le analisi entro 48 ore.

Quando è stato chiesto ‘chi deve informare la popolazione’, Amicone è stato chiarissimo: «il sindaco deve mettere i cartelli per informare il territorio, e anche la Regione ha il dovere di informare la popolazione».

In questo caso, però, né il sindaco né la Regione hanno informato la popolazione. Infine l’Oxystrong: il direttore Arta Damiani ha chiarito di aver espresso un parere positivo sull’uso dell’acido peracetico, peraltro assumendosene per intero la responsabilità.

«E’ una sostanza - ha spiegato - che non provoca danni alla salute nelle dosi minime utilizzate, a differenza del cloro, siamo fuori dalla grazia di Dio se si dice che i bagnanti hanno subito danni dall'oxystrong, per decenni si è usato il cloro e non ho mai letto un articolo o dichiarazione di allarme in merito. L'acido peracetico o oxystrong è imposto dalla legge, anche quella regionale, nelle giuste dosi è biodegradabile. Abbiamo prescritto ad Aca di inserirlo a monte nella tubatura, per farlo agire meglio, a mare non è arrivato, ha agito prima».