SELVAGGINA

Caccia, Regione dà l’ok alla preapertura. «Solito regalo ai cacciatori»

Wwf protesta: «in pericolo la fauna abruzzese»

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ABRUZZO. «La Regione Abruzzo non si smentisce, consente la preapertura alla caccia facendo il solito “regalo” ai cacciatori a danno della fauna abruzzese».

 Il Wwf contesta il decreto numero 5 del 20 agosto sulle modifiche al regolamento per la gestione faunistico - venatoria degli ungulati.

Nella giornata di ieri, mercoledì 2 settembre, e ancora domenica prossima, 6 settembre, in Abruzzo è possibile cacciare tortora, cornacchia grigia, gazza e ghiandaia, in anticipo di alcune settimane rispetto all’apertura ordinaria.

«L’apertura anticipata della caccia è una pratica estremamente dannosa che è oggetto di forti critiche da parte del mondo scientifico», denunciano gli ambientalisti che spiegano: anticipare la stagione venatoria ha un effetto negativo, non solo sulle specie oggetto di prelievo, ma anche su tutte le altre che vengono disturbate dai cacciatori impegnati nelle battute di caccia. Peraltro arriva in tarda estate, momento molto delicato sia per il ciclo biologico di diverse specie sia per le condizioni naturali caratterizzate da scarse risorse idriche e trofiche. Senza considerare la possibilità di atti di bracconaggio su specie non cacciabili durante la preapertura, possibilità che aumenta grazie alle azioni di indebolimento del Corpo Forestale dello Stato e delle Guardie provinciali che si stanno mettendo in atto.
«La preapertura della caccia», dichiara Luciano Di Tizio, delegato Wwf Abruzzo, «è la dimostrazione che la pratica del prelievo venatorio non avviene sulla base di valutazioni tecnico-scientifiche, ma solo per accontentare i cacciatori. Fortunatamente, grazie alle battaglie del WWF e delle altre associazioni, negli ultimi anni sono state notevolmente ridotte le giornate di preapertura, ma è evidente che la Regione Abruzzo non ha ancora raggiunto quella maturità necessaria per una corretta gestione faunistica».

Ma la preapertura è solo un degli aspetti problematici del calendario venatorio 2015/16: «ci attendiamo modifiche prima dell’avvio della stagione di caccia vera e propria, altrimenti dovremo mettere in atto le necessarie azioni in tutte le sedi. Ricordo che negli ultimi anni l’azione della Regione Abruzzo in materia di caccia è stata bocciata dalla magistratura e dal Governo ben 14 volte», chiude Di Tizio.

 

FEBBO CONTRO L’ASSESSORE PEPE

Intanto il presidente della Commissione di Vigilanza, Mauro Febbo contesta i contenuti della lettera sull’emergenza fauna selvatica che l’assessore alle Politiche agricole Dino Pepe ha inviato alle Istituzioni nazionali. Lettera che, secondo Febbo, contiene «strafalcioni colossali» e li evidenzia in una serie di punti.  «L'equilibrio sostenibile», sostiene Febbo, « non si ottiene con accordi Regione - Ministero ma mettendo in pratica gli strumenti forniti dalle fonti legislative usati da tutte le Regioni; le Regioni hanno già in dote dalla Legge l'autonomia gestionale sulla caccia, se non con la limitazione dei livelli minimi di tutela». 
«Ampliare da parte delle Regioni i periodi di caccia – sottolinea Febbo - attiene alle variazioni dei periodi della 157 e cioè alla revisione dei requisiti minimi di tutela, i quali non possono essere variati attraverso l'OFR (Osservatorio Faunistico Regionale): sarebbe anticostituzionale; le norme già distinguono l'attività venatoria da quella di controllo e sono chiarissime; il controllo è già possibile nelle aree chiuse interdette all'attività venatoria ma decide l'ente gestore. Nella lettera  si richiede la possibilità di avvalersi dell'OFR: finalmente si riconosce, con questa richiesta, che ad oggi tale riconoscimento non esiste viste le 3 sentenze di Corte Costituzionale già evidenziate dall'ISPRA (fino ad oggi il centrosinistra detto il contrario)». 

Ma Febbo continua: «si richiede l’avvio dell'attività venatoria nelle aree contigue modulando la pressione venatoria: inforno Pepe che le aree contigue oggi in Abruzzo non esistono. Si chiede l’affidamento alle Regioni delle aree contigue: ribadendo che non esistono ricordo all’assessore che il Consiglio di Stato è stato chiarissimo, come materie concorrenti nell'incrocio con le tutele minime affidate allo Stato, in ragione della mission delle aree contigue occorrerebbe una revisione dell’articolo 117 della Costituzione, per cui il Ministro può fare ben poco. Nessun regolamento supera tale problematica. Anche in caso si facessero appositi regolamenti, se impugnati come accaduto nel contenzioso acceso dall'Atc Sulmona con il Consiglio di Stato si sarebbe eternamente soccombenti».

«Infine – conclude il Presidente della Commissione di vigilanza - si chiede maggiore coordinamento a livello istituzionale. Ma questa, vorrei dire a Pepe, è una richiesta che sa di presa in giro per il mondo venatorio e il mondo agricolo in quanto la Giunta Chiodi aveva limitato le prescrizioni alla caccia e alla braccata esclusivamente nei territori dove è presente l’orso nei periodi di attività venatoria, avvalendosi degli studi dell’Università La Sapienza e del Ministero, proprio attraverso il Tavolo tecnico ristretto (TTR) del punto B1 sulla caccia dell’accordo Patom. La Regione, con il suo tecnico nominato al tavolo del Patom, sta aumentando i divieti di braccata in maniera indiscriminata decretando la salvezza dei cinghiali e la fine dell’agricoltura ignorando tutti i lavori del Tavolo tecnico ristretto B1, vietando la braccata senza nuovi dati con una cartina che l’assessore stesso ha pubblicato sul sito della Regione. Se ne è reso conto?».