DANNO ERARIALE?

Uda, pasticcio Cel: ecco i verbali nel mirino della Corte dei Conti

Chi ha portato avanti la procedura?

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Uda, pasticcio Cel:  ecco i verbali nel mirino della Corte dei Conti

CHIETI. Sui compensi «indebiti» corrisposti ai collaboratori ed esperti linguistici della D’Annunzio non sarà  probabilmente solo il Cda ad essere chiamato in causa ma tutti quelli che, negli anni, hanno partecipato alla pratica, senato accademico compreso.

 La procura della Corte dei Conti vuole infatti ricostruire l’intera vicenda, partendo dal principio e risalire ai presunti responsabili di quei pagamenti che giudica indebiti e che potrebbero aver causato alle casse dell’Ateneo un danno erariale.

Le indagini sono in corso dopo la segnalazione dell’attuale direttore generale Filippo Del Vecchio che ha messo in moto la macchina investigativa. Perché se errore c’è stato, deve aver pensato il braccio destro del rettore Carmine Di Ilio, è giusto che qualcuno paghi.

 Dunque la Procura della Corte dei Conti vuole mappare i presunti responsabili per quelle cifre che, sostiene l’accusa, non erano dovute.

 Le delibere che Del Vecchio ha segnalato come illegittime sono quelle approvate nelle sedute del 24 novembre del 2008 e del 21 febbraio del 2011.

Si tratta di due deliberazioni che riguardavano il trattamento economico e giuridico dei Cel assunte dal consiglio di amministrazione nel 2008 e poi confermate anche nel 2011, sui cui contenuti non fu posto alcun rilievo dall’allora collegio dei revisori dei conti, costituito da magistrati ed esperti. 

Alla prima riunione erano presenti oltre all’allora rettore Franco Cuccurullo e al direttore generale Marco Napoleone anche Sergio Zappalorto per il Comune di Chieti e i professori Giuseppe Arbia, Pasquale Battista, Franco Blezza, Luigi Capasso, Nicola D’Alessandro, Antonio Di Stefano, Patrizio Domenicucci,  Paolo Fusero, Francesca Guazzelli. E poi ancora Antonio Basti, Giustino Orlando, Maria Agnifili, Marino Di Paolo, Pierpaolo Canzano, Matteo Corradetti, Marco Damiani e Michele De Vita.

Nel primo documento si ricordava che, mediante apposite procedure concorsuali, dal 2006 l’Università aveva assunto, con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, 19 collaboratori ed esperti linguistici. A quell’epoca l’Università ne aveva anche altri 13 a tempo indeterminato per una spesa totale (tra assunti e non) di 770 mila euro.

In concomitanza con la scadenza del triennio per i collaboratori a tempo determinato si propose la trasformazione dei loro contratti in tempo indeterminato; in quella occasione si stabilì anche una indennità aziendale di 2.500 euro «da corrispondersi in 12 mensilità». E’ proprio quella la voce che viene ritenuta indebita.

La proposta venne sottoposta al Senato Accademico «che, dopo attento esame, a voti unanimi legalmente espressi», approvò le proposte del direttore generale, come si legge nel verbale.

Sempre in quella occasione si decise di quantificare in 500 il monte ore di competenza di ogni collaboratore ed esperto linguistico, a fronte di una retribuzione annua lorda di 19.129 euro per un totale di  612.128 euro.

Nel 2011 si affronta nuovamente la questione: dunque il rinnovo nel 2011. Il 21 febbraio erano presenti il rettore Franco Cuccurullo, il direttore generale Marco Napoleone, Massimo Pastore delagato per il Comune di Pescara, Ennio Bucci, delegato per il Comune di Chieti, Antonio Martorella per la Provincia di Pescara, Silvio Tavoletta per la Provincia di Chieti.

E poi i docenti Ezio Ercole, Fernando Calamita, Luigi Capasso,  Carmelita Della Penna, Nicola Mammarella, Vito Rocco Moretti, Giancarlo Quiriconi, Nazzareno Re, Alessandro Sarra. E poi ancora  Antonio Basti,  Maria Grazia Del Fuoco, Francesco Epifano, Fausta Mantini, Antonio Pellegrini, Maurizio Procida, Alfonso La Pergola, Raffaele Lo Russo, Francesco Losi.

In quel caso venne confermata l’indennità accessoria «incrementata del 15% per ogni cinque anni di anzianità di servizio». La proposta dal rettore venne approvata anche in quel caso passò all’unanimità, senza dubbi e senza contestazioni. 

Come sempre, del resto.