PROGNOSI AFFRETTATE

Sanità. Per il Pd l’Abruzzo è già fuori dal commissariamento ma quanta strada da fare ancora

Nelle carte c’è la lista degli obiettivi ancora da raggiungere

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Sanità. Per il Pd l’Abruzzo è già fuori dal commissariamento ma quanta strada da fare ancora

Silvio Paolucci

ABRUZZO. «L’uscita dell’Abruzzo dal commissariamento è uno straordinario risultato della Giunta D’Alfonso, che ci mette di fronte ad un’opportunità e ad una sfida: l’opportunità e la sfida di dotare l’Abruzzo di una sanità moderna ed efficiente, di dare attuazione all’idea della salute come diritto universale dei cittadini e di metterci al passo delle regioni più avanzate». 
L’assessore Silvio Paolucci da settimane annuncia l’importante traguardo in attesa di avere una sanità in equilibrio economico e più efficiente.

Ma potrebbe essere solo l’inizio

Intanto sono stati calendarizzati gli inizi dei nuovi corsi con la chiusura dei punti nascita “poco efficienti” e l’introduzione di misure alternative per gestire in sicurezza parti ed emergenze neonatali.

Chiuso il punto nascita di Ortona è stato sostituito con tre ambulanze ma per Forza Italia questo non basta.

«In una Provincia di grandi dimensioni come quella di Chieti», dice Mauro Febbo, «dal territorio aspro e dalle strade dissestate che il Presidente D'Alfonso preferisce bypassare con voli in elicottero, così ha raggiunto Palena e Civitella Messer Raimondo per le sue visite istituzionali, con una viabilità capace di andare completamente in tilt per un incidente in autostrada, basta vedere quanto accaduto ieri tra Francavilla ed Ortona, non è possibile sostituire un Punto Nascita con tre ambulanze sbandierando come motivazione la sicurezza. Lo ritengo fortemente offensivo sia per l'intelligenza altrui che per le donne ed i nascituri della nostra provincia teatina».

Ma c’è dell’altro.

 Il 3 agosto l'assemblea del Pd abruzzese approva un documento sulla sanità: cinque pagine sulla nuova architettura istituzionale (ASL unica regionale, si dice ma non si scrive), sull'assistenza territoriale (il libro dei sogni sull'ospedale di comunità e le RSA), riqualificazione della rete ospedaliera (il decreto “Lorenzin” pubblicato a giugno sulla Gazzetta Ufficiale in versione copia e incolla).
Così mentre il partito si esercita a scrivere documenti, il presidente D'Alfonso con il sub commissario Zuccatelli corrono a Roma (il 23 luglio) per discutere con il Tavolo tecnico per la Verifica degli adempimenti e il Comitato Lea: e soprattutto per difendere la sanità regionale dai rimproveri ministeriali sugli inadempimenti. 
E' bene chiarire subito che questa volta non si tratta dei buchi di bilancio: da un punto di vista gestionale la sanità abruzzese, nel tendenziale 2015, ha un bilancio in attivo. Anche se i temporali estivi non mancano. 
Il decreto Enti locali, con il via libera della Conferenza Stato-Regioni, ha tagliato alla nostra Regione 52 milioni di euro: 29 milioni sui beni e servizi, 7 milioni all'assistenza farmaceutica, 5 milioni alla rete ospedaliera, 4 milioni sulle prestazioni inappropriate.


Per restare alle cifre, nel verbale del Tavolo di monitoraggio emergono dati preoccupanti (sprechi da razionalizzare): 11 milioni di euro spesi nella cause legali delle ASL, 4 milioni spesi nel contenzioso con i dipendenti, 22 milioni di polizze assicurative (che non evitano gli 11 milioni delle cause), 2 milioni di interessi di mora pagati dalla sola ASL Lanciano Vasto Chieti per ritardi nei pagamenti (la ASL di Pescara risulta la più veloce e virtuosa nei pagamenti ai fornitori).

Ed emergono dati illuminanti (assistenza da riorganizzare): 51 milioni di spesa farmaceutica nel 2014 (in aumento sul 2013), acquisto di beni sanitari 190 milioni (+3,4 milioni sul 2013), assistenza ospedaliera privata 121 milioni di euro (+1,5 sul 2013), 70 milioni che mancano all'appello nel saldo tra mobilità passiva e attiva, aumento delle spese per psicoriabilitazione, assistenza termale e RSA, una scarsa performance del sistema di emergenza urgenza (22 minuti tra chiamata e intervento, al di sotto dello standard nazionale), erogazione dei LEA al di sotto dello standard nazionale. 
E così D'Alfonso e Paolucci hanno preparato la lista dei compiti a casa, che a quanto si legge dai verbali, è stata ben accolta e valutata dai tecnici romani.

Si tratta a grandi linee di sanare gli inadempimenti regionali, soprattutto sul versante organizzativo-gestionale: l'avvio della ricetta elettronica, i contratti con i privati (estratto dal verbale: «Tavolo e Comitato chiedono alla Struttura commissariale la predisposizione di una relazione che illustri, per tutte le tipologie di prestazioni, lo stato di sottoscrizione dei contratti in termini di numerosità delle strutture e volumi di budget, e che evidenzi, per le strutture che non hanno provveduto, le relative motivazioni»), la riconversione delle RSA e delle RA (Tavolo e Comitato evidenziano prioritariamente che  relativamente alla rete territoriale residenziale e semiresidenziale, sono ancora in attesa dell’«approvazione di un testo unico per la riorganizzazione che evidenzi il fabbisogno soddisfatto e quello da soddisfare, per ogni tipologia assistenziale, con le diverse intensità», come sollecitato dai Tavoli nella riunione del 20 novembre 2014), il potenziamento degli screening sui quali il sistema regionale è in grave ritardo, la riorganizzazione della rete ospedaliera sulla base di quanto prescritto dal decreto Lorenzin (ad esempio troppe le quattro neurochirurgie, scarsa la performance della rete cardiologica nell'assistenza all'infarto), la riclassificazione degli ospedali di Ortona, Penne e Popoli (già messi nella lista degli ospedali in zona disagiata, ma i tecnici romani non sono d'accordo).
Sembra poco? Ma per il PD regionale siamo già fuori dal commissariamento...