POST MORTEM

Prelievi dai cadaveri destinati alla cremazione, «la Asl di Pescara non rispetta le norme»

Denuncia su quanto avviene a Medicina legale. La Asl però smentisce: «tutto in regola»

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Prelievi dai cadaveri destinati alla cremazione, «la Asl di Pescara non rispetta le norme»

Obitorio di Pescara

PESCARA. E’ prassi ormai consolidata prelevare campioni biologici sui cadaveri destinati alla cremazione. Una pratica che viene regolata anche da una legge regionale e che detta un protocollo preciso su come operare. Ma secondo alcune segnalazioni alla Asl di Pescara le cose andrebbero in maniera diversa, cosa, peraltro, smentita categoricamente dalla direzione generale.

La segnalazione giunta in redazione è dettagliata e circostanziata ed è stata verificata per quanto possibile e rivela presunte anomalie. Il tema è delicato perché tocca da vicino un ambito anche intimo delle famiglie già investite dall’immenso dolore del lutto.

Non sono mancate anche proteste di chi venuto a conoscenza della pratica sui cadaveri ha fatto le proprie rimostranze cadute nel vuoto.

COSA DICE LA LEGGE

La legge regionale (numero 41 del 10.8.2012) prevede che il prelievo di campioni biologici, finalizzato ad eventuali indagini per causa di giustizia, venga effettuato dal medico necroscopo. Le modalità di conservazione e custodia dei prelievi sono poi demandate ad un apposito regolamento interno a ciascuna Asl che secondo la legge doveva essere stilato entro 6 mesi dalla pubblicazione della legge.

Un regolamento che, rivelano fonti interne, a Pescara pare non esserci o se c’è viene ignorato.

Questa situazione ha già portato nei mesi scorsi a delle richieste di chiarimenti da parte della Federcofit, l’associazione di impresari funebri.

A livello nazionale l'unica legge vigente in materia è la n. 85/2009 che, recependo gli indirizzi europei ed internazionali, disciplina il prelievo di campioni biologici, anche coattivo, su persone sospettate di reato precisando che tali prelievi sono limitati a 1-2 capelli, o peli pubici, prelevati con il bulbo pelifero, ed un tampone di saliva.

Alla Asl di Pescara si preleverebbero unghia, ciocche di capelli, il liquido dell'occhio o sangue dal cuore.

Procedure che secondo chi denuncia non sarebbero necessarie. Inoltre, tutto questo avverrebbe all'insaputa dei familiari dei defunti i quali invece dovrebbero essere informati e, secondo le disposizioni del Garante della Privacy, rilasciare un consenso informato.

A CHE SERVONO I PRELIEVI?

Le eventuali «indagini per causa di giustizia»,  di cui parla la legge, si riferiscono alla possibilità che una persona che si sia resa responsabile di un crimine oppure per altre ragioni (esempio la paternità)

debba essere “riconosciuta” e individuata con la possibilità di estrarre il Dna che è unico in ognuno di noi.

Tra le salme oggetto di prelievi ci sono per questo tutte quelle destinate alla cremazione. Per esempio immaginando che  Caio sia deceduto a Pescara  nel 2014 e che abbia voluto essere cremato, secondo la procedura in vigore alla Asl di Pescara, a Caio vengono prelevati campioni biologici che sono conservati in obitorio. Poi Tizio, che crede che Caio possa essere suo padre naturale, inizia una causa per il riconoscimento della paternità. Il giudice del tribunale di Pescara può ordinare l'esame del Dna sui campioni prelevati. Ma se i campioni sono mal conservati i risultati  potrebbero non essere validi.

Da giugno 2013 i prelievi sui cadaveri vengono effettuati nella Asl di Pescara a cura della unità di medicina legale.  Ai medici incaricati è stato assegnato un foglio prestampato denominato ‘Verbale’, ma non sarebbe stato fornito alcun riferimento sul regolamento interno, né tantomeno  delle linee guida operative per poter effettuare il prelievo. Perché?

Più di qualcuno ha storto il naso. In un primo tempo i prelievi venivano fatti in obitorio ed i campioni raccolti portati  presso il Laboratorio Analisi.

Ora invece i prelievi sarebbero effettuati presso l’obitorio di Pescara ma i campioni biologici vengono conservati direttamente sul posto.

Il dubbio riguarda eventuali problemi legati all’Igiene ed alla Sanità Pubblica. Chi vigila sulla corretta conservazione  degli stessi?

Vengono messi in un frigorifero e, se sì, domanda un addetto ai lavori, chi stabilisce la temperatura di conservazione, considerando che la stessa varia in funzione del tempo di utilizzazione dei campioni raccolti? Come si fa ad affidare la custodia o la tenuta del registro di reperti così delicati a degli ausiliari dell’obitorio stesso ?

Dubbi e perplessità ci sono anche sulle modalità dei prelievi di campioni biologici da parte dei medici dell’unità operativa diretta da Ildo Polidoro.

La Asl di Pescara, allora, rispetta le normative vigenti?

Lo abbiamo chiesto al direttore generale Claudio D’Amario e al primario Ildo Polidoro.

La delibera 568 del 31 maggio 2013 –spiega D’Amario- ha sancito «i protocolli operativi e le procedure aziendali per le attività di prelievo. Qui vengono stabilite le modalità dei prelievi ed il rispetto delle misure igienico e improntando le singole fasi della attività a principi di evidenza scientifica. Nello specifico i prelievi vengono effettuati nel presidio ospedaliero Spirito Santo in via Fonte Romana 8 dove i campioni sono conservati per almeno 10 anni in congelatori ad una temperatura di 80°»

Nessuna risposta, invece, alle nostre domande sulle comunicazioni preventive ai parenti, la raccolta del consenso per la legge sulla privacy e sul tipo di campioni prelevati.

a.b.