DITTATURA DEL PETROLIO

Ombrina mare, dopo l’ok del Governo l’Abruzzo si mobilita

Previsto anche consiglio regionale straordinario

Redazione Pdn

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Ombrina mare, dopo l’ok del Governo l’Abruzzo si mobilita

Galletti e Franceschini

ABRUZZO. Il Ministero ha dato il via libera definitivo per Ombrina Mare ma l’assessore regionale all’Ambiente Mario Mazzocca chiede un Consiglio straordinario sulla questione.

Un Consiglio che si terrà probabilmente lo stesso giorno in cui il presidente D’Alfonso annuncerà l’ingresso in giunta di Gerosolimo e la probabile uscita di scena di Mazzocca stesso.

Una scelta che non piace agli ambientalisti che sostengono che l’assessore in bilico sia «l'unico che fino ad ora si è sempre espresso senza mezze misure contro la petrolizzazione ed ha cercato di agire di conseguenza».

 Intanto la strada di Ombrina sembra segnata: in piena estate  il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini hanno firmato il decreto di compatibilità ambientale per lo sviluppo della piattaforma della società Rockhopper al largo della costa abruzzese. «L’ennesimo regalo ai petrolieri», hanno denunciato gli ambientalisti. Si tratta dell’ultimo atto amministrativo (a parte il decreto di concessione del ministero dello Sviluppo economico che a questo punto diventa una formalità) prima dell’avvio dei lavori.

Con il decreto la società concessionaria ha 5 anni di tempo per la realizzazione dell’opera e con la firma dei due ministri sono partiti anche i 60 giorni di tempo per un eventuale ricorso al Tar, che è la strada che vuole intraprendere la Regione.

«Abbiamo l'urgenza – sottolinea Mazzocca spiegando la necessità di un Consiglio regionale straordinario - di definire al più presto la posizione della Regione Abruzzo in merito alle decisioni assunte dal Governo».

Sullo sfondo resta sempre l’ipotesi referendum: «noi chiediamo», insiste Mazzocca, «di annullare la non applicabilità del divieto di ricerca e di estrazione del gas e del petrolio ai procedimenti amministrativi in corso alla data di entrata in vigore del decreto legislativo 29 giugno 2010 n. 128, destinati a concludersi con il rilascio del titolo minerario».

 I tempi sono stretti, considerando che il 30 settembre è il termine ultimo entro cui è possibile presentare la richiesta di referendum.

«La nostra iniziativa», continua Mazzocca, «nata su invito del coordinamento nazionale "No triv" e "A Sud onlus", intende riaffermare a gran voce il modello di sviluppo sostenibile dell'Abruzzo contro qualunque tentativo di trasformare il territorio in un distretto minerario per gli idrocarburi. Dopo l'incontro con i presidenti delle altre regioni adriatiche a Termoli, il 24 luglio scorso, abbiamo inteso coinvolgere direttamente tutti i cittadini abruzzesi su una questione che riguarda il futuro del territorio».

 LE FALLE DEL DECRETO

Intanto il coordinamento No Ombrina denuncia le falle del decreto: «l’Analisi del Rischio, per un progetto petrolifero dove basta un incidente per massacrare l’intero Adriatico interessando milioni di persone, non è oggetto di valutazione preventiva ma si fa…dopo il Decreto! Cioè prima si rilascia il parere favorevole
ambientale e poi si studiano, da parte dell’azienda interessata, gli effetti di un incidente sull’ambiente, sulle cose e sulle persone».

Si tratterebbe infatti di una «clamorosa falla, un’illogica inversione procedurale» che contraddistingue il Decreto favorevole di compatibilità ambientale emanato dai ministri del Governo Renzi.

Anche su altri aspetti fondamentali, come le modalità di scavo dei chilometri di condotte sottomarine per gli idrocarburi che dovranno essere posate sul fondale, quelle per l’ancoraggio della meganave FPSO lunga 330 metri che interagiscono pesantemente con il fondale e addirittura il piano di smantellamento delle opere, il Decreto rimanda a fasi progettuali successive sottraendo così aspetti dirimenti dell’impatto ambientale al confronto e al dibattito pubblico, come se non avessero alcun impatto ambientale.

«Il Ministero dell’Ambiente», denuncia ancora il coordinamento, «riduce questi passaggi progettuali a forme di
autocertificazione da parte dell’azienda o poco più. Nessun cittadino, associazione o ente locale, compresi quelli costieri, potrà inviare osservazioni su questi aspetti che ovunque in un progetto del genere sarebbero invece al centro dell’attenzione pubblica».

Tra l’altro questo progetto non è stato sottoposto a VIA transfrontaliera secondo quanto prevedono precise norme internazionali.
I movimenti e le associazioni del Coordinamento No Ombrina hanno iniziato subito l’esame del provvedimento governativo favorevole ai petrolieri; «sono bastate poche ore per evidenziare quanto il Governo Renzi sia schierato a favore delle lobby del petrolio e contro il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente salubre e sicuro. E’ del tutto evidente che bisognerà contrastare nelle aule dei
tribunali questo progetto e tutti i pareri e le autorizzazioni».

 LA POLITICA RINVIA

E secondo il coordinamento No Triv il rinvio della seduta del Consiglio regionale dell’11 agosto, nel corso della quale si sarebbe dovuto discutere di una risoluzione urgente per tentare di fermare Ombrina e le trivelle entro le 12 miglia marine, sarebbe «un chiaro indizio di instabilità politica che potrebbe determinare una serie di conseguenze sul piano del contrasto alla petrolizzazione da parte della nostra Regione».

«Paradossalmente, mentre a Roseto degli Abruzzi ben 5.000 persone partecipavano al “No Triv – Concerto per l’Adriatico” per dire no agli idrocarburi e no alle trivelle, i lavori dell’assise venivano aggiornati a settembre, alla ripresa delle attività del Consiglio regionale. Più responsabilmente, i consiglieri regionali tutti avrebbero potuto decidere di deliberare su quel singolo punto, così decisivo per i destini dell’Abruzzo, e di rinviare ad altra data per l’esame dei restanti punti all’ordine del giorno. È prevalsa, invece, una logica diversa, improntata ad un bieco e miope cinismo, ed insensibile alla gravità della minaccia che incombe».

 Nel frattempo il Presidente del Consiglio Renzi e il Sottosegretario MISE Vicari hanno dichiarato che lo Sblocca Italia non è responsabile di alcuna autorizzazione a trivellare e che «confondere scientemente le attività di ricerca con le attività estrattive significa prestare il fianco alla demagogia».

 Se questa è la risposta del Governo alle Regioni, che a Termoli (24 luglio) e a Roma (29 luglio) hanno chiesto di fermare le attività estrattive nel Mar Adriatico e nel Mar Jonio, la strada del “dialogo” con l’Esecutivo nazionale è divenuta chiaramente impraticabile.

Dal canto suo, il Coordinamento Nazionale No Triv torna a chiedere che anche le altre Assemblee regionali deliberino una medesima richiesta referendaria di abrogazione del “decreto sviluppo”, affinché, «dopo i reiterati fallimenti della cattiva politica, sia restituito ai cittadini il diritto di scegliere, nella primavera del 2016, se bandire definitivamente le nuove trivelle in mare entro le 12 miglia oppure no».   

 NEGARE RISCHIO PETROLIZZAZIONE E’ ASSURDO

«E’ assurdo», dice invece Legambiente, «continuare a negare l'evidenza, sostenendo che oggi nel mare italiano non c'è nessun rischio di petrolizzazione, ma "solo" attività di ricerca o prospezione. Infatti l'obiettivo è di cercare nuovi giacimenti e a richiederle sono sempre le compagnie petrolifere. Senza considerare che anche queste attività hanno un notevole impatto sull'ecosistema marino, utilizzando la dannosa tecnica dell'airgun».

 Proprio per fermare la deriva petrolifera nel mare italiano, lo scorso 29 luglio c'è stato l'incontro tra le Regioni Puglia, Basilicata e Calabria e il ministero dello sviluppo economico. Incontro durante il quale le Regioni hanno chiesto una moratoria delle richieste in corso, proprio in attesa di valutare con attenzione la strategicità e gli impatti di questo tipo di attività, richiesta supportata anche dalle associazioni ambientaliste. Il sottosegretario Vicari, che presiedeva l'incontro, aveva chiesto una settimana di tempo, per poi riconvocare le Regioni e dare una risposta alla loro richiesta di moratoria. Sono passati più di dieci giorni e le Regioni però non sono state ancora riconvocate.

Intanto le dichiarazioni fatte dal premier Matteo Renzi durante l'ultima direzione del PD fanno intendere che il Governo ha intenzione di andare avanti sulla petrolizzazione e di non voler aprire un confronto con cittadini, associazioni, imprenditori e amministrazioni locali e regionali che anche in queste ultime settimane hanno fatto sentire la loro voce.
«Ancora una volta - dichiara Giuseppe Di Marco, Presidente Legambiente Abruzzo -  facciamo appello alle Regioni per mantenere gli impegni presi, durante il coordinamento delle Regioni il 24 luglio a Termoli e, poi, il 29 luglio al Ministero dello Sviluppo Economico».

Contraria ad Ombrina e alle trivelle resta anche la senatrice del Pd, Stefania Pezzopane: «deturperebbero una delle zone a più alto valore ambientale della costa abruzzese. E credo che il governo stia facendo un errore. E’ inconcepibile che in un tratto di costa di mare, tra i più belli dell’Adriatico, la costa dei Trabocchi, si consenta l’installazione di un mostro petrolifero, che danneggerebbe l’ambiente e sarebbe dannoso per l’economia costiera abruzzese, essenzialmente turistica».

Il Forum dell’Acqua parla di «attacco alla democrazia» e sostiene che «i cittadini per questo governo non contano nulla». 
«La lotta non si ferma ora. Bisognerà proporre ricorsi in tutte le sedi, ma è l'ennesimo segnale che con questo Governo non ci può essere alcuna forma di dialogo. 

Cosa faranno i parlamentari abruzzesi che hanno votato lo Sblocca Italia pur di assecondare il potente di turno invece di tutelare i diritti degli abruzzesi?»

 

OMBRINA DECRETO BALNEARE. FINE DEI GIOCHI by PrimaDaNoi.it