STOCCATA E FUGA

2015, BUONA ESTATE. Renzi cacciato dall’Abruzzo e manganellate per no triv e aquilani

Altra brutta pagina per un governo che sta cambiando il volto della nostra regione

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2015, BUONA ESTATE. Renzi cacciato dall’Abruzzo e manganellate per no triv e aquilani

con Matteo Renzi

ABRUZZO. Evidentemente gli abruzzesi si meritano le manganellate e di essere resi sudditi  da un governo che sta dimostrando tutto il disprezzo per la democrazia, la libertà di parola con qualche pericolosa deriva oscura e preoccupante.

Il premier, non eletto ma imposto dai partiti, dopo oltre un anno di promesse disattese ha deciso di fare visita a L’Aquila martoriata dal terremoto del 2009 e molto di più dalla politica incapace di ricostruire dopo sei anni tra scandali, tangenti e appalti truccati.

Matteo Renzi è stato costretto a cambiare il programma in corsa perché i contestatori sono stati più bravi ad organizzarsi in fretta nonostante il blitz e l’annuncio alla chetichella dell’ex sindaco di Firenze.

Alla fine del breve pomeriggio fuori dall’ordinario una poliziotta rimane con il setto nasale rotto, due manifestanti, entrambi aquilani, feriti e un terzo colto da malore durante gli scontri tra la polizia in assetto anti-sommossa e i due cortei di protesta.

«L'Aquila libera» e «Renzi fuori dall'Abruzzo» sono stati gli slogan scanditi dai manifestanti rappresentati dalle associazioni e movimenti ambientalisti e non che negli anni del post terremoto e della deriva petrolifera hanno fatto  il gran lavoro di informazione e trasparenza su quello che la politica stava facendo e tenendo segreto.

Il premier è arrivato alle 17,35 direttamente nella sede della scuola di alta formazione Gran Sasso Scienze Institute 'saltando' la nuova sede comunale di palazzo Fibbioni. Nel suo intervento Renzi ha rassicurato gli aquilani sulla certezza dei fondi, trovando anche il modo di scherzare sulla contestazione.

«Mi ero preso un impegno: non mettere piede all'Aquila fin quando il quadro di riferimento non fosse chiaro. Questo per far prevalere la risoluzione delle problematiche all'impatto scenografico», ha detto Renzi.

«Per questo - ha proseguito - voglio che questo incontro sia una riunione di lavoro. Voglio una discussione di merito. I soldi per la ricostruzione ci sono, sono sei miliardi nel prossimo triennio, da qui a un anno faremo il punto sui cantieri», ha detto ancora Renzi, il quale ha spiegato di essere contrario «agli annunci choc, agli annunci show, alle comparsate».

 Le contestazioni erano partite dalla nuova sede comunale di Palazzo Fibbioni e sono proseguite poco distante alla Villa Comunale, davanti al Gran Sasso Institute. Circa in 500 hanno presidiato la piazza. Tra loro anche cittadini comuni arrivati per presenziare alla visita.

RENZI SIMPATICO AI PETROLIERI ANTIPATICO AGLI ABRUZZESI

Molti gli scivoloni di Renzi, il più grande è stato proprio la decisione di venire in Abruzzo: non ci voleva uno scienziato per prevedere contestazioni e forti proteste, il governo di Pd con l’appoggio variegato del centrodestra  ha di fatto trasformato la nostra regione in una provincia conquistata e vessata da opere che i cittadini non vogliono, che sanno di imposizione, che lasciano immaginare connivenze poco decorose e che oltre che trasformare l’Abruzzo potrebbero anche rivelarsi inutili e improduttive.

Non solo trivelle in mare ed a terra, anche l’elettrodotto e decine di centrali a biomasse: la politica lontana dai cittadini sta cercando di cambiare il volto di una regione che un tempo era più verde e famosa per il “Parco nazionale d’Abruzzo”. Ora tira più il petrolio e tira a tal punto che i politici romani (compresi tutti i parlamentari del Pd e qualcuno del centrodestra abruzzesi) con i loro voti hanno deciso di disattendere la volontà della maggior parte dei loro elettori, cosa più che rara che assomiglia molto ad un suicidio che ad uno sgarro.

Eppure in nome del dio Petrolio la classe politica attuale al netto di dichiarazioni incoerenti ha deciso di “asfaltare” l’Abruzzo, cioè renderlo terra di idrocarburi nonostante manifestazioni di popolo mai viste prima.

Così la visita del primo ministro è stata l’occasione per i contestatori di ottenere una ulteriore dose di manganellate della polizia che senza alcuna ragione ha caricato i manifestanti armati di striscioni e sanissima rabbia per una democrazia sfilata da sotto i piedi. Brutte immagini quelle dei tutori dell’ordine che cercano di allontanare chi dissente e protesta ma qui a L’Aquila non è affatto un evento nuovo o isolato.

Scontri e contestazioni iniziarono subito all’indomani del 6 aprile regnante Bertolaso l’uomo di Berlusconi con i superpoteri che ha iniziato a distruggere il capoluogo con una dittatura nemmeno troppo soft della Protezione civile.

 La città distrutta e gli amministratori incapaci di organizzare una dignitosa ricostruzione reale (non quella degli annunci) ha generato più volte frizioni: si ricordi la protesta delle carriole e le successive denunce che sono servite per intimorire e spaventare i contestatori poi dopo anni assolti.

Il 10 luglio 2010 ancora manganellate per gli aquilani che protestavano contro il governo.

Da una parte dunque sembrerebbe che gli abruzzesi riescano ancora a ribellarsi (ma sono però un numero ancora esiguo e sempre i soliti noti) e dall’altro la politica sembrerebbe aver scelto la sua strada, provando ad addolcire la amara realtà con slogan e propaganda di regime che però oggi attecchisce sempre meno.

 ACERBO:« LE IMMAGINI SMENTISCONO IL QUESTORE»

Alcune immagini riprese dai numerosi cronisti mostrerebbero il momento dell’incidente alla poliziotta ferita. «Le immagini smentiscono inequivocabilmente il questore», dice Maurizio Acerbo, ex consigliere  comunale e regionale di Prc nonché ex parlamentare, «assurdo è stato il tentativo di impedire con spinte e calci ai cittadini che protestavano di avvicinarsi al centro dell'Aquila. Io ero in prima fila con lo striscione No Ombrina che aprì la manifestazione di Lanciano e non ho visto anarcoinsurrezionalisti al mio fianco».

«Non c'è bisogno di essere anarcoinsurrezionalisti per indignarsi per il sì del governo a Ombrina, al metanodotto Snam, al dilagare di inceneritori e centrali a biomasse e a tanti altri provvedimenti contro l'ambiente, il territorio, la scuola, la sanità pubblica, i diritti dei cittadini e dei lavoratori. I cittadini e le cittadine che ieri hanno manifestato cantavano Bella Ciao e la Costituzione nata dalla Resistenza garantisce loro il diritto di fischiare un presidente del Consiglio prepotente e i suoi camerieri della politica abruzzese. Ieri non c'erano anarcoinsurrezionalisti ma abruzzesi incazzati».

«Guardando le immagini di Renzi cacciato da L'Aquila, ho provato orgoglio per i cittadini della mia regione. La loro protesta è sacrosanta: soltanto un politico che ha perso il contatto con la realtà poteva pensare di usare L'Aquila come passerella mediatica», ha detto Gianluca Castaldi, senatore M5S.

 Intanto Teramo si ribella a Renzi perché non è stata gradita la battuta del premier che parlando delle contestazioni  si è lasciato andare ad un «parte dei contestatori sono tifosi del Teramo in serie D». Una frase che oltre a scatenare le ire in città e sui social network, ha visto il primo cittadino Maurizio Brucchi chiedere ieri sera le dimissioni del premier dal suo profilo facebook.

 «La sciatteria istituzionale di coloro che hanno organizzato la visita di Renzi all'Aquila desta stupore e imbarazzo - attaccano Gianni Chiodi e Paolo Gatti - La conclusione è che la veloce, velocissima visita, o è stata quella del segretario del PD, che ha tenuto un breve discorso ai suoi, evitando il confronto sia con i cittadini che con i rappresentanti eletti della comunità abruzzese, oppure è stata una pessima prova di ineleganza istituzionale e scarso rispetto nei confronti dei cittadini».4

SEQUENZA FERIMENTO POLIZIOTTA

 PEZZOPANE:«STUPIDE CONTESTAZIONI» ED IL FIDANZATO:«ANDAVANO MANGANELLATI»

 Tra i parlamentari che appoggiano senza alcun distinguo il governo Renzi c’è la senatrice aquilana Stefania Pezzopane che bolla come «stupide» le contestazioni.

 «Ma a certa gentaccia, pochi ma determinati, faceva comodo rovinare la festa», sostiene la senatrice, «li avverto. Non ci sono riusciti. Solidarietà per chi è stato colpito, orrore per la stupidità di chi ha scelto la violenza al dialogo».

Più avanti gli ha fatto eco il fidanzato Simone Coccia Colaiuta che ha scritto –come riportato dall’Ansa-  «Manifestare pacificamente??? Una massa di vermi schifosi che andavano presi a calci nel culo e manganellate per quello che hanno fatto tirando pietre ed oggetti pericolosi! La vera politica questo genere di manifestanti non li prende in considerazione. Prende in considerazione i manifestanti non violenti. Questi vermi hanno sprecato benzina e casello senza motivo. Potevano risparmiare i soldi mettendoli nel Salvadanaio. Brava Stefania, bravo D'Alfonso bravissimo Renzi», chiude Coccia Colaiuta che nel suo intervento fa riferimento ad un lancio di un sanpietrino che ha rischiato di colpire in testa il vicepresidente della Regione, Giovanni Lolli.