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Abruzzo Sviluppo, incarico a De Monte: «nuova gaffe nelle nomine?»

Secondo Febbo le nomine non potevano essere fatte

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Abruzzo Sviluppo, incarico a De Monte: «nuova gaffe nelle nomine?»

Manuel De Monte

ABRUZZO.  Come successo per la nomina poi ritirata di Claudio Ruffini ci sono perplessità,  se non polemiche, anche per la nomina dell’avvocato Manuel De Monte a presidente del Cda della partecipata della Regione Abruzzo Sviluppo.

A segnalare una eventuale «gaffe» è Mauro Febbo presidente della commissione di vigilanza del consiglio regionale.

De Monte, già consigliere comunale di Francavilla al mare, difensore nei processi più importanti abruzzesi e  componente del prestigioso studio Marcello Russo di Francavilla. Ha molteplici incarichi con amministrazioni pubbliche tra cui molti comuni oltre ad essere anche consulente della Fira, l’altra partecipata della Regione nonché difensore personale dell’attuale presidente Fira, Rocco Micucci.

De Monte qualche tempo fa firmò proprio per conto di Fira una dura lettera contro la Regione nella quale rivendicava crediti mai pagati per 5 mln di euro

«Anche in questo caso– spiega Febbo - esistono enormi perplessità e per questo mi attiverò come Presidente della Commissione di Vigilanza per fugarle e ristabilire il principio della trasparenza: sarà convocato pertanto il direttore generale Gerardis.  Leggendo lo statuto di Abruzzo Sviluppo spa e tenuto conto della sentenza n. 25797 del 22 ottobre 2013 delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, De Monte non potrebbe ricoprire il ruolo di presidente».

 La sentenza, infatti, stabilisce come «colui che esercita la professione di avvocato può assumere la carica di presidente del consiglio di amministrazione di una società commerciale, a condizione che in virtù di tale carica egli non abbia effettivi poteri di gestione dell’impresa».

 L’attuale disciplina contenuta nell’articolo 18 della Legge 247/2012 prevede, fra l’altro, che la professione di avvocato è incompatibile «con la qualità di amministratore unico o consigliere delegato di società di capitali, anche in forma cooperativa, nonché con la qualità di presidente di consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione».

L'art.25 dello statuto della società medesima attribuisce, in realtà, una serie di poteri in capo al avvocato De Monte come la rappresentanza legale della società di fronte a qualunque autorità giudiziaria e amministrativa e di fronte a terzi nonché la firma sociale spettano al Presidente.

Il Presidente può nominare procuratori speciali per determinati atti o categorie di atti. In particolare il Presidente è autorizzato: - a compiere sui conti correnti bancari accesi dalla Società le operazioni di deposito e di prelievo, anche mediante assegni, nei limiti delle disponibilità liquide, degli affidamenti e degli anticipi per fatture, nel rispetto delle norme che ne regolano l’utilizzo; - all’apertura di nuovi conti correnti bancari eventualmente occorrenti alla gestione di specifici progetti, dandone comunicazione al Consiglio di Amministrazione nella prima seduta utile, nonché all’estinzione degli stessi qualora non più necessari.

Una segnalazione a tal proposito è già stata inviata all’ordine degli avvocati di Chieti.

  «Leggerezza, approssimazione, scarsa lucidità», dice Febbo, «sono le peculiarità di questo Governo regionale che continua a inanellare una serie infinita di bufale – conclude Febbo – e restiamo in attesa di sapere se e quando De Monte sarà costretto a rinunciare al suo incarico».

«INCOMPATIBILITA’ ANCHE PER DI COSTANZO»

Anche l’incarico a Graziano Di Costanzo, direttore regionale della Cna, nominato consigliere nel nuovo cda sarebbe incompatibile scondo Febbo.

«Cna Abruzzo infatti è una struttura convenzionata con Abruzzo Sviluppo, in quanto figura nell’elenco degli operatori territoriali per il microcredito», fa notare il consigliere regionale, «Quindi grazie all’ennesima ‘felice intuizione’ del Presidente della Regione, Di Costanzo andrebbe a rivestire il doppio ruolo di controllore e controllato. Una contraddizione vera e propria, una scelta assolutamente inopportuna che dovrebbe indurre D’Alfonso a rivedere le sue decisioni e a vagliare le prossime con maggiore attenzione, onde evitare altre brutte figure. Sono talmente tante le ‘gaffe presidenziali’ – conclude Febbo - che cominciamo a perderne il conto».