MEGLIO DEI TURISTI

Emergenza profughi: «immigrati utilizzati per risanare strutture in perdita»

E i documenti arrivano all’Autorità Anticorruzione

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

494

Emergenza profughi:  «immigrati utilizzati per risanare strutture in perdita»

Marinella Sclocco

ABRUZZO. Il Governo regionale D’Alfonso starebbe sostanzialmente utilizzando le ex Ipab di Chieti, L’Aquila e Pescara come ricovero per i presunti profughi, per ripianare le perdite delle strutture. E lo starebbe facendo in barba alla destinazione d’uso degli edifici, nati per essere case di riposo e asili, dunque per accogliere anziani soli e bambini, non immigrati.

Lo sostiene il capogruppo di Forza Italia, Regione Abruzzo, Lorenzo Sospiri, tornato sulla vicenda dei presunti profughi dopo aver ricevuto la risposta dell’assessore regionale Marinella Sclocco alla sua interrogazione nella quale chiedeva lumi circa le modalità di impiego delle strutture ex Ipab, ovvero case di riposo e asili, di Pescara, Chieti e L’Aquila, per ospitarvi immigrati.

«In sintesi – ha spiegato il capogruppo Sospiri -, l’assessore ha affermato che, siccome le ex Ipab dei tre capoluoghi di provincia sono in perdita, anziché ammettere l’incapacità a presentare un serio piano di risanamento e rilancio, si vanta di aver avuto la geniale idea di ripianare le perdite aggiudicandosi il bando della prefettura per ospitare gli immigrati, senza preoccuparsi degli anziani eventualmente ospiti di quelle strutture. In altre parole, la Regione userebbe il business degli immigrati per rimettere in sesto i bilanci di strutture pubbliche in perdita, e mi sembra gravissimo anche perché, se all’improvviso lo Stato decidesse di spostare quegli immigrati, che farà la Regione? Ospiterà nelle case di riposo i Bingo pur di incassare?»

Sospiri ha fatto due conti e ha verificato che oggi la Prefettura di Pescara versa all’Asp di Pescara un rimborso medio mensile di 821,40 euro per ciascun immigrato, ovvero 27,38 euro netti al giorno; al contrario, la spesa media per ogni anziano inserito in una casa di riposo è pari a 40 euro al giorno, ossia 1.200 euro mensili.

Dunque l’esponente di Forza Italia chiede perché le Ipab debbano ospitare profughi per ripianare le perdite quando ospitando gli anziani, ossia rispettando la loro destinazione d’uso, guadagnerebbero di più?

«Ci chiediamo se questa scelta non sia dettata dalle condizioni strutturali in cui versano molte strutture ex Ipab, condizioni ritenute superabili a fronte dell’emergenza immigrati, e che invece andrebbero sanate per ospitare gli anziani».

Sospiri ha chiesto all’assessore quali sono oggi le strutture pubbliche ex Ipab gestite in maniera diretta e quali date in concessione, a privati o in qualunque altro modo, e l’assessore ha replicato che la maggior parte delle ex Ipab della Asp di Pescara non sono gestite dall’Ente pubblico deputato allo scopo, ma lo sono mediante concessione o affidamento dei servizi di assistenza a terzi, senza specificare chi sono i gestori, con quali procedure siano stati individuati e in base a quali norme siano stati scelti.

Infine l’assessore ha ammesso che la Asp di Pescara ha anche contrattualizzato, «con un lauto stipendio», un direttore: «una persona», sottolinea Sospiri, «che fino al giorno prima era componente dell’Organismo straordinario commissariale delle ex Ipab della provincia di Pescara, e questo senza che vi sia traccia di alcun avviso preliminare di selezione per un ruolo tanto delicato».

E, ancora, l’assessore ha dichiarato che tutte le strutture interessate sono in possesso delle autorizzazioni al ‘funzionamento per i loro scopi istituzionali’, «senza porsi il problema che», sottolinea Sospiri, «se una struttura è autorizzata a gestire una casa di riposo, non può, con la stessa autorizzazione, gestire un centro di accoglienza per immigrati richiedenti asilo».

Il capogruppo di Forza Italia ritiene «spaventosamente lacunosa e inquietante la risposta dell’assessore» e annuncia che invierà copia di tutta la documentazione inerente la vicenda all’Autorità Nazionale Anticorruzione, «per  fermare una gestione ‘condominiale’ di strutture  pubbliche e ripristinare il rispetto delle norme”».