IL GRAN DAFFARE

Bussi, Boldrini chiede soldi ai ministri, la procura indaga e per la bonifica rispunta Toto

L’importante è che ci siano i soldi: come bonificare e come reindustrializzare poi si vedrà

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AREA INDUSTRIALE DI BUSSI

Area industriale di Bussi




BUSSI. I giochi sarebbero già fatti. Le decisioni più importanti già prese. I progetti pronti. Bisognerà solo organizzare le carte e avere l’ufficialità che arriveranno altri milioni di euro. Bussi finalmente è diventato un caso nazionale e magari sarà un giorno anche paradigma di buona condotta per la sua bonifica. Nel frattempo si naviga a vista e con poche certezze, poche carte e poca trasparenza e concertazione.
Di buono c’è che persino la presidente della Camera, Laura Boldrini, che è voluta salire in cima al cumulo di rifiuti tossici di Bussi, si è attivata  scrivendo una lettera ai ministri dell’Economia, Pier Carlo Padoan,  e dell’Ambiente, Gian Luca Galletti,  per sollecitare l’intervento dei due dicasteri da loro diretti «al fine di reperire urgentemente risorse destinate alla messa in sicurezza, alla bonifica e al recupero dell’area di riferimento».
Tutti contenti e sicuri che davvero ulteriori fondi giungeranno a destinazione. Intanto i 50 milioni di euro stanziati anni fa (e grazie solo alla tragedia del terremoto) sono diventati 40 e già spesi in parte tra incarichi e “preliminari” ma secondo una stima molto approssimativa per riuscire a bonificare le aree Medavox e le discariche Tre Monti occorrerebbero almeno 80mln di euro, sapendo che almeno 7-8 li metterà la Solvay come «proprietaria non responsabile». Non gesto di generosità ma un obbligo poi nemmeno così oneroso poichè qualcuno lo ha legato con il presunto sconto di 100mln di euro avuto da Montedison nell’acquisto delle aree inquinate. Solvay smentisce lo «sconto» propriamente detto  ma di fatto c’è stata una riduzione del prezzo per una garanzia incamerata per via del maggiore inquinamento delle aree.  

I TAVOLI ROMANI E LE CARATTERIZZAZIONI MULTIPLE E REITERATE
Ma di Bussi ormai si parla sempre di più perché da “paese” o “scandalo” sta diventando ora una galassia di interessi che spaziano dalle vicende investigative e processuali, alla sentenza di assoluzione e prescrizione degli imputati Montedison, alle indiscrezioni sul “processo anomalo”, alle indagini della procura di Campobasso che vuole capire se qualcosa è andato storto nella formazione della volontà dei giudici, le commissioni parlamentari di inchiesta e soprattutto ora il tema sempre più caldo della bonifica e la reindustrializzazione.
Sono molti i tavoli aperti tra Abruzzo e Roma per decidere il futuro.
Da ultimo la giunta regionale ha stanziato 3,1 mln di euro per una serie di interventi nelle aree e soprattutto per il piano di caratterizzazione (cioè quello studio che consente di capire quali materiali vi sono nei terreni per poi realizzare il progetto per la bonifica, cioè come portarli via).
Tra gli interventi finanziati dalla Regione c’è la «realizzazione del piano di caratterizzazione delle zone pubbliche», il ”piano” è stato approvato dalla conferenza dei servizi del 6 febbraio 2015 dunque se ne deduce che “un piano” esiste già e che dovrà ora essere «realizzato» al costo di 1,4 mln di euro che finiscono all’Arta. 
Poi la Regione finanzia per ulteriori 1,2 mln di euro la «predisposizione del piano di caratterizzazione e attuazione dello stesso», si tratta sempre dello stesso piano approvato a febbraio ma questa volta i soldi finiscono al comune di Bolognano. Dalle carte è francamente difficile capire cosa si debba concretamente fare “intorno” al piano che già esiste.
Anche in altre parti dell’accordo stipulato con gli enti la Regione continua a parlare di predisposizione del «piano di caratterizzazione e sua realizzazione» come se fosse uno studio tutta da… realizzare.
Ora i non tecnici possono fare confusione e sicuramente le attività da portare a termine sono tante e complicate sta di fatto che agli atti ci sono già molteplici piani di caratterizzaione.
Almeno due sono stati realizzati dal commissario straordinario Adriano Goio che in realtà ha deciso di affidarsi alla Sogin (la società del Ministero dell’Ambiente che si occupa del nucleare).
I piani Goio riguardano le «aree esterne» mentre alla Solvay  è stato chiesto di investire 7-8 mln nell’area ex Medavox dove sono stati abbattuti i capannoni e dove «bisognerebbe scavare fino all’inferno per trovare terra vergine».
Ma come detto di piani di caratterizzazione ce ne sono a bizzeffe.
Il primo è proprio della Montedison datato 2001 e propedeutico alla cessione delle aree alla Solvay.
Poi nel 2004 un altro lo fa proprio Solvay.
Poi ne vengono redatti  almeno altri  tre fino al 2007. Tutti questi piani in 14 anni non sono valsi nemmeno la bonifica di un metro cubo di terreno…
La cosa strana, però, è che i piani di caratterizzazione non sono mai stati approvati dalla conferenza dei servizi prima della scoperta della Tre Monti (2007) e prima di divenire Sin.
In pratica gli enti locali hanno ritardato chissà perché l’approvazione che avrebbe comportato poi l’inizio immediato della bonifica da parte di Montedison che, dunque, avrebbe dovuto pagare tutto e subito i lavori….
L’ultimo piano di caratterizzazione risale al 2008 ed è stato approvato il 6 febbraio… 2015.
Tanta fretta non sembra abbiano avuto gli amministratori pubblici.
E‘ anche vero che i vari piani sono spezzettati, non omogenei né collegati ma comunque riguardano tutto il Sin. Ad ogni modo se quei piani oggi risultassero inutili si parlerebbe quantomeno di ingente danno erariale…   
E poi c’è il mistero dei verbali di quelle conferenze di servizi alla Regione tra il 2001 ed il 2007, verbali  conservati dall’Arta a Pescara che sono andati perduti per il terremoto…. dell’Aquila.
Che le cose siano complicate lo dimostrano le stesse carte e quei malumori che agitano tanto la politica che prima accelera poi frena, prima spinge idee e proposte poi le cancella.

C’E’ UNA INCHIESTA DELLA PROCURA
E così anche sui piani di caratterizzazione e su quanto si sta muovendo intorno, la procura di Pescara ha aperto un fascicolo alcuni mesi fa per vederci chiaro e speriamo che almeno così si possa capire a cosa siano serviti i soldi già spesi da Goio (gli ex 50mln di euro) e tutti questi piani di caratterizzazione.
Una inchiesta che per ora non sembra aver turbato i sonni di molti anche se pare vi sia già stata qualche acquisizione di documenti autorizzata dal pm Anna Rita Mantini.

L’APPALTO CHE VERRA’
Ma le attività preliminari come le caratterizzazioni sono solo l’inizio, la fetta della torta che più interessa è quella dell’appalto per l’escavazione ed il trasporto dei veleni altrove… (ma dove?)
Sempre il commissario Goio -che in quasi dieci anni è riuscito a rimanere impermeabile (lui sì) alla normativa sulla trasparenza- ha in animo di indire una gara, magari europea, di cui ha già una bozza e che dovrebbe segnare l’inizio della seconda fase della bonifica, dopo quella preliminare e teorica degli studi, si avvierebbe quella pratica dei cantieri.
Curioso il fatto che Goio abbia una bozza di una gara che presuppone studi preliminari e progetti mentre a sentire la Regione pare che le cose da fare prima siano ancora tante…
Anzi siccome Goio già sa che sarà impossibile stabilire e quantificare i veleni (cosa c’è e quanto ce n’è) l’appalto sarà a «misura» cioè un tot al chilo… 
Ma ancora una volta a questo punto ci si domanda a che servono le caratterizzazioni multiple se poi si sa già che non si saprà  con certezza cosa c’è?
A maggior ragione se saranno appaltati progetti preliminari (e non definitivi) che sono già pronti sulla scrivania del commissario Goio e sono progetti sia per le aree esterne, sia per il disinquinamento totale, sia per l'area Medavox (redatto da Sogin), sia per il completamento finalizzato all'insediamento delle industrie.
Insomma è già tutto pronto e Goio potrebbe partire anche domani con l’appalto ma prima c’è bisogno di un ulteriore passaggio obbligatorio in Regione… 
   Di certo sarà una gara «blindata» attesissima e costosissima che darà lavoro a molte persone e che in molti guardano con attenzione (comprese le mafie).

LE VECCHIE E NUOVE AVANCES: IL TOTO NOMI E TOTO
Nella lunga storia verso la bonifica si ricordano anche gli oltre due anni spesi con la ricerca da parte del Comune di Bussi di soggetti interessati ad acquisire e bonificare le aree.
Ad un certo punto molti si trovarono d’accordo nel convergere sulla ditta Toto spa che aveva proposto alle amministrazioni pubbliche – Regione e Provincia – di intervenire sui siti ma poi gli assetti politici locali sono cambiati e Toto si è intimidito arrivando però a chiedere la bancabilità al commissario Goio per iniziare l’impresa…
Ma questi anni di silenzi della Toto potrebbero essere propedeutici ad un ritorno in grande stile, ora che i tempi sono maturi e i passi avanti sono stati fatti. C’è chi racconta di abboccamenti e avances e chi addirittura vedrebbe in prima linea proprio la società abruzzese incaricata di bonificare Bussi, lì dove un tempo voleva far sorgere una cava, un cementificio ed una officina per i suoi treni (RailOne).
Solo poi si potrà parlare dei progetti di reindustrializzazione presentati dalla ditta Filippi, società che opera nel campo farmaceutico e fornitore della Solvay, dalla Uniholding e dal gruppo Todisco….

a.b.