VOLI PINDARICI

Aeroporto d’Abruzzo, la Saga punterà su Alitalia trascurando Ryanair?

Con l’ossessione del risparmio a tutti i costi si rischia di perdere i turisti stranieri

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Aeroporto d’Abruzzo, la Saga punterà su  Alitalia trascurando Ryanair?

L'Atr72 che collega Pescara a Roma

ABRUZZO. Una cosa è certa: la Regione ha imposto una ricetta rigida alla Saga che è quella del taglio e del risparmio a tutti i costi. Possibile allora che si voglia tagliare anche il costo di Ryanair e mollare i ponti con la compagnia irlandese grazie alla quale l’aeroporto ed il turismo è decollato?
Lo si vedrà in futuro, c’è però chi, dopo il taglio del collegamento con Girona-Barcellona (a quanto pare deciso unilateralmente dalla compagni aerea alla quale abbiamo girato alcune domande ancora senza risposta), rileggendo il piano industriale della Saga ha intravisto un cambio di rotta dall’Irlanda all’Italia, anzi all’Alitalia. Quindi se Ryanair sta facendo le sue scelte anche il gestore dell’aeroporto si sta muovendo per delineare la strategia futura.

Cioè tra gli obiettivi dichiarati c’è anche quello di creare collegamenti attraverso una maggiore sinergia con la compagnia di bandiera, sfruttando l’hub di Roma-Fiumicino e forse trascurare un po’ le compagnie low cost e nella fattispecie la compagnia di O’Leary.

Una linea di sviluppo che potrebbe rinvenirsi tra le pieghe del piano industriale di Saga elaborato anche grazie ad una collaborazione esterna di Luca Ciarlini, ex Alitalia, ex collega dell’ex direttore generale Saga, Piero Righi, ed oggi proprio al suo posto. In pratica Ciarlini si trova ad applicare oggi il piano industriale che lui stesso ha redatto.  
Ma la logica del risparmio a tutti i costi potrebbe nascondere insidie quasi nefaste per l’intera regione e l’indotto del turismo perché è chiaro a tutti che la tipologia di viaggiatore è diversa tra low cost e compagnia di bandiera.

Si rischia così di puntare più sui “collegamenti” tra mete e aeroporti e vanificare il lavoro di 15 anni del marketing turistico che le low cost fanno per portare gli stranieri nella nostra regione.

La differenza è sostanziale perché con l’Alitalia si punterebbe sui viaggiatori che hanno un budget più consistente (business e turisti) che sarebbero anche disposti a più scali mentre si abbandonerebbe tutta quella fascia di turisti del portafoglio più ristretto che possono raggiungere dall’Abruzzo Londra con 100 euro. Ma la ricaduta più pesante sarebbe sul turismo locale perché venendo meno altre rotte coperte dalle low cost si rinuncerebbe anche agli stranieri che potevano decidere di venire in Abruzzo attirati dal basso prezzo e dalla pubblicità mirata.
Quale tedesco, quale inglese o quale svedese giungerà in Abruzzo facendo scalo a Roma? E’ molto probabile che il prezzo non sarà poi così appetibile e magari sceglieranno mete meglio collegate e forse anche meglio pubblicizzate…
Un problema di scelte di fondo dunque dalle quali poi discenderanno le ulteriori conseguenze.
   Continuare su questa linea potrebbe allora significare a breve perdere la base Ryanair ed il taglio di ulteriori voli come per esempio Bergamo, senza tener conto che sono già stati cancellati i voli per Oslo che avevano un ottimo ritorno di incoming (turisti stranieri in entrata) e poi Cagliari ed Eindowen per riacquistare il solo Dusseldorf. Bisognerà poi mettere nel conto che i nostri vicini (leggi aeroporto di Ancona) potrebbero fare man bassa e approfittarne per arricchirsi ulteriormente dopo i traslochi dei voli postali…
L’aeroporto d’Abruzzo ad oggi viaggia sul filo dei 500mila passeggeri -che è la quota minima per rimanere in vita secondo i parametri dell’Enac- e penalizzando le low cost significa scendere di molto, forse anche 200mila passeggeri per recuperarne realmente quanti con una maggiore sinergia con Alitalia?

LA STORIA DI BARI E DEL SALENTO

Si racconta da un po’ il miracolo pugliese del Salento, meraviglia nostrana magicamente scoperta dagli stranieri negli ultimi 5-7 anni, grazie soprattutto a Ryanair e la sua base a Bari. All’inizio, come in altri aeroporti, la Regione Puglia ha pagato fior di milioni agli irlandesi per il marketing che ha fruttato sul territorio una vera e propria cascata d’oro con una intera economia turistica rinata e ristrutturata.

Il Salento è il Salento ed ora la Puglia ha acquistato maggiore potere contrattuale e di certo non ha più bisogno di pagare la compagnia aerea per avere turisti. Così cresce l’incoming, l’aeroporto, il territorio, le imprese e quello che all’epoca sembrava un costo (i soldi della Regione a Ryanair) si è trasformato abilmente e sapientemente in un investimento produttivo.

 L’Abruzzo non è il Salento, con l’aggravante che in questi anni non si è pensato al consolidamento del traffico passeggeri e dei rapporti. Di recente poi il cambio del management e dei collaboratori Saga che per 15 anni avevano intrattenuto rapporti con gli irlandesi non avrebbe facilitato le cose.

Dunque abbandonare Ryanair (per il momento il contratto non è in scadenza) senza avere la certezza di un valido sostituto già confermato ed in grado di offrire solide garanzie  vuol dire abbandonare il marketing turistico dell’Abruzzo all’estero, con quello che ne consegue.

Secondo alcune analisi, infatti, emergerebbe che il costo di circa 4 mln di euro all’anno per i voli delle low cost si moltiplicherebbero sul territorio anche di 20 volte alimentando tutto l’indotto  del turismo locale. Dunque se questa cifra verrà considerata un “costo” sarà ridimensionata se invece la si vorrà considerare un buon investimento allora forse le scelte strategiche saranno altre.

Anche la disavventura di ieri del volo per Mykonos della Balkan Express (annunciato e non partito con disagio per i turisti che partiranno invece oggi)  dovrebbe far riflettere sulla affidabilità delle compagnie aeree che si andranno a scegliere (e magari pagare meno) ma anche sulla ricaduta dell’immagine dell’aeroporto.
Inutile dire che attualmente “l’idea” dell’Abruzzo all’estero è quantomeno “incerta” se non instabile, perché una volta siamo la regione verde d’Europa e poi quella delle trivelle, una volta la regione della cultura e dell’enogastronomia e la volta dopo siamo la regione schiacciata dai colossi energetici che spazzano via i vigneti...
 Atti concreti di vero marketing incisivo ce ne sono pochi anche l’impegno ed i milioni per essere presenti ad Expo sono nulla se non poggiano su fondamenta solide e su una immagine unitaria ed univoca dell’Abruzzo, almeno nella declinazione esterofila.