LA RISPOSTA

Petrolio in Abruzzo, Mazzocca dice sì al referendum abrogativo

Sposato l’appello dei No Triv

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MANIFESTAZIONE NO PETROLIO

MANIFESTAZIONE NO PETROLIO

 ABRUZZO. Per riaffermare il modello di sviluppo sostenibile dell'Abruzzo, la Regione raccoglie l'invito del coordinamento nazionale "No triv" e "A Sud onlus" e lancia la proposta di indire un referendum abrogativo dell'art. 35 che di fatto rischia di trasformare l'Abruzzo in un distretto minerario per gli idrocarburi.

A farsi promotore dell'iniziativa, l'assessore all'Ambiente, Mario Mazzocca che spiega: «di concerto con il presidente della Regione Puglia Emiliano, favorevole alla nostra iniziativa, il prossimo 24 luglio all'Episcopio di Termoli incontreremo i rappresentanti delle altre regioni adriatiche per confrontarci, approfondire e promuovere congiuntamente, nel più breve tempo possibile, le azioni da intraprendere sul tema e discutere l'iter amministrativo necessario a deliberare, in almeno 5 regioni, l'indizione del referendum abrogativo delle disposizioni previste dallo Sblocca Italia per quanto concerne le concessioni dei titoli minerari. In questo modo coinvolgiamo direttamente tutti i cittadini abruzzesi su una questione che riguarda il futuro del territorio».

Mazzocca ricorda che sono tanti i provvedimenti messi in atto dalla Giunta regionale contro la petrolizzazione, l'ultimo dei quali è il ricorso davanti ai giudici della Corte costituzionale e del Tar del Lazio per contestare la legittimità del Decreto ministeriale, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 6 maggio scorso, con il quale si dà attuazione all'art.38 dello Sblocca Italia, prevedendo l'applicabilità delle disposizioni ivi contenute anche ai titoli minerari vigenti e ai procedimenti in corso.

«Il recente incontro del presidente della Giunta regionale, Luciano, D'Alfonso con le associazioni ambientaliste lo scorso 27 giugno, così come le tante e partecipate manifestazioni anti triv di questi anni, come quella del 23 maggio a Lanciano», dice Mazzocca, «ci confermano che direzione da noi intrapresa è quella giusta. La tutela ambientale è la grande risorsa del nostro territorio e, in quanto tale, non può essere cassata da prepotenze legislative».

Con il “Decreto Prestigiacomo”, nel 2010, molte richieste presentate dai petrolieri, al fine di ottenere permessi o concessioni, vennero di fatto bloccate. Il decreto legislativo n. 128/2010, firmato dall’allora Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo, infatti, aveva previsto distanze minime tra la costa e le aree d’attività pari a 5 miglia marine ovunque ed a 12 miglia in presenza di un’area marina o costiera protetta inibendo, così, parte delle ambizioni industriali per quei gruppi “Oil & Gas” interessati a progetti estrattivi prossimi alle coste nazionali.

  Nel 2012, poi, il “Decreto Sviluppo” ha ampliato il divieto di esercizio delle attività “petrolifere” estendendolo, per tutta la fascia costiera italiana alle 12 miglia marine, ma stabilendo – tuttavia - che tale divieto non dovesse riguardare i procedimenti “bloccati” nel 2010 dal “Decreto Prestigiacomo”.