VOLONTA' POPOLARE

Petrolio, subito un referendum contro Decreto sviluppo e Sblocca Italia

No Triv chiede coordinamento delle Regioni. Bisogna fare in fretta

Redazione Pdn

Reporter:

Redazione Pdn

Letture:

403

Petrolio, subito un referendum contro Decreto sviluppo e Sblocca Italia

ABRUZZO. Se fossimo in Grecia magari un referendum sarebbe stato indetto nel giro di una settimana ma siamo in Italia ed è difficile che si possa tenere. Da noi qui le leggi sono rigide in fatto di consultazione popolari anche perchè non è raro che la volontà popolare si disattenda anche dopo un referendum.

La proposta che arriva dal comitato nazionale No Triv è proprio quello di indire un referendum sulle numerose istanze di concessione petrolifera a mare e a terra nell’Adriatico.

In questo caso dovrebbero essere le Regioni a farsi promotrici delle consultazioni da opporre alla volontà del governo che sembra sempre più vicino alle istanze dei petrolieri e sempre più distante dai territori io quali hanno una volontà opposta (tranne poche eccezioni interessate alla filiera del petrolio).

Secondo No Triv laddove numerose proposte di legge hanno fallito riuscirà il voto dei cittadini.

«Abbiamo chiesto formalmente ai Governatori ed ai Presidenti dei Consigli di tutte le Regioni», dicono, «di richiedere l’indizione di un referendum abrogativo che metta finalmente fine alla vergognosa “sanatoria” per nuove trivelle in mare, in prossimità delle coste italiane, voluta dal Governo Monti nel 2012. Occorre far presto: è necessario che la richiesta referendaria venga depositata entro il prossimo 30 settembre, affinché si possa andare al voto nella primavera del 2016, altrimenti i procedimenti per progetti “petroliferi” riavviati dall’art. 35 del “Decreto Sviluppo” arriveranno rapidamente a conclusione, anche grazie all’accelerazione impressa dallo “Sblocca Italia”».

 Con il “Decreto Prestigiacomo”, nel 2010, molte richieste presentate dai petrolieri, al fine di ottenere permessi o concessioni, vennero di fatto bloccate. Il decreto legislativo n. 128/2010, firmato dall’allora Ministro per l’Ambiente Stefania Prestigiacomo, infatti, aveva previsto distanze minime tra la costa e le aree d’attività pari a 5 miglia marine ovunque ed a 12 miglia in presenza di un’area marina o costiera protetta inibendo, così, parte delle ambizioni industriali per quei gruppi “Oil & Gas” interessati a progetti estrattivi prossimi alle coste nazionali.

 Nel 2012, poi, il “Decreto Sviluppo” ha ampliato il divieto di esercizio delle attività “petrolifere” estendendolo, per tutta la fascia costiera italiana alle 12 miglia marine, ma stabilendo – tuttavia - che tale divieto non dovesse riguardare i procedimenti “bloccati” nel 2010 dal “Decreto Prestigiacomo”.

 «Il risultato paradossale che ne è seguito», dicono i No Triv, «è che, in questo modo, se da un lato si è vietato l’esercizio delle attività entro le 12 miglia marine “per il futuro”, dall’altro si è consentita la possibilità di conclusione dell’iter per tutte le istanze già presentate. In altre parole, il “Decreto Sviluppo” introduceva una sorta di “sanatoria”.  

 Gli effetti delle attività previste nei progetti in via di autorizzazione «saranno tali da produrre sconvolgimenti irreversibili in termini sì ambientali, ma anche sociali ed economici, rispetto ai quali le istituzioni – e le Regioni in particolare – non possono restare inerti».

 Il Coordinamento Nazionale No Triv e l’Associazione A Sud chiedono che «le Regioni, quindi, si coordinino tra loro attivando prontamente un Tavolo permanente di confronto ed approfondimento e promuovano un’azione istituzionale congiunta per la delibera di un referendum d’abrogazione dell’art 35 del “Decreto Sviluppo”».

 I progetti “sanati” dal “Decreto Sviluppo” e prossimi a trasformarsi in permessi di ricerca e coltivazione di gas e petrolio interessano soprattutto il Canale di Sicilia, il Mar Ionio e l’intero Mare Adriatico, dal Salento fino al Delta del Po; a titolo esemplificativo:

Istanze di Concessione di Coltivazione in Mare

Nome

Società

Area (kmq)

Localizzazione

Interferenza con aree interdette ex D. Lvo 128/2010

d 1 G.C-.AG

Eni - Edison

171,7

A sud di Pantelleria

Totale

d 2 G.C-.AG

Eni - Edison

142,6

Canale Sicilia

Parziale

d 6 F.C-.AG

Eni

76,69

Mar Jonio, Calabria

Totale

d 23 A.C-.AG

Agip

58,32

Mare Adriatico Veneto

Parziale

d 26 B.C-.AG

Eni

58,48

Mare Adriatico Abruzzo

Parziale

d 30 B.C-.MD

RockHopper Italia

109,2

Mare Adriatico Abruzzo

Totale

d 39 A.C-.EA

Eni

103,6

Mare Adriatico Emilia-Romagna

Parziale

  

Istanze di Permesso di Ricerca in Mare

Nome

Società

Localizzazione

Interferenza con aree interdette ex D. Lvo 128/2010

d 29 G.R-.NP

Northern Petroleum Ltd - Petroceltic Italia

Canale di Sicilia

Parziale

d 30 G.R-.NP

Northern Petroleum Ltd

Canale di Sicilia

Parziale

d 33 G.R-.AG

Eni - Edison

Canale di Sicilia

Parziale

d 59 F.R-.NP

Northern Petroleum Ltd

Mar Ionio, Calabria

Parziale

d 61 F.R-.NP

Northern Petroleum Ltd

Mare Adriatico, Puglia

Parziale

d 67 F.R-.AG

Eni

Mar Ionio, Golfo di Taranto

Totale

d 68 F.R-.TU

Transunion Petroleum Italia - Nautical Petroleum

Mar Ionio, Golfo di Taranto, Basilicata e Calabria

Totale

d 73 F.R-.SH

Shell Italia EP

Mar Ionio, Golfo di Taranto, Basilicata e Calabria

Totale

d 74 F.R-.SH

Shell Italia EP

Mar Ionio, Golfo di Taranto, Calabria

Totale

d 148 D.R-.CS

Apennine Energy

Mar Ionio, Golfo di Taranto, Basilicata

Totale

d 149 D.R-.NP

Northern Petroleum Ltd

Mare Adriatico, Puglia

Parziale

d 151 D.R-.EL

Petroceltic Italia

Mar Ionio, Golfo di Taranto, Calabria

Parziale

d 168 A.R-.PV

Po Valley Operat.Pty Limited

Mare Adriatico, Delta del Po

Parziale

d 358 C.R-.EL

Northern Petroleum Ltd - Petroceltic Italia

Canale di Sicilia

Parziale

d 361 C.R-.TU

Transunion Petroleum Italia - Nautical Petroleum

Canale di Sicilia

Parziale

d 363 C.R-.AX

Audax Energy

Canale di Sicilia

Parziale

d 494 B.R-.EL

Petroceltic Italia

Mare Adriatico, Abruzzo

Parziale