TRASPARENZA

La proposta di Melilla, un codice etico per i deputati

«Trasparenza contro la corruzione»

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La proposta di Melilla, un codice etico per i deputati

ABRUZZO. Il deputato di Sel, Gianni Melilla, ha presentato una proposta di modifica del Regolamento della Camera dei Deputati per rendere trasparente alla pubblica opinione la posizione di ogni parlamentare non solo rispetto alla propria situazione patrimoniale prima della elezione e dopo la elezione, ma anche su ogni possibile fonte di conflitti di interesse che possa condizionale la sua azione parlamentare.

Una vera e propria operazione verità utile al cittadino ma probabilmente anche capace di stoppare sul nascere eventuali problematiche che potrebbero interferire con il lavoro dei parlamentari. Una garanzia per tutti, in pratica. Nulla di proprio nuovissimo considerando che al momento già i consiglieri regionali sono obbligati a rendere pubblici tutta una serie di informazioni poi pubblicate on line sui siti istituzionali.
«La corruzione si batte non solo attraverso la doverosa azione di repressione penale», spiega Melilla, «ma soprattutto creando condizioni di conoscenza di ogni aspetto della condizione economica e reddituale di un parlamentare, che possono aiutare una fondamentale azione di prevenzione e di controllo popolare. La conoscenza è anche partecipazione, e può aiutare anche a riavvicinare all'impegno politico i cittadini».
Anche a livello europeo si stanno sperimentando varie forme di codice etico dei parlamentari. Di qui la proposta di Melilla che presto sarà all'esame della Camera dei Deputati e bisognerà vedere se riceverà o meno i favori dell'Aula.
Tra gli obblighi di pubblicazione anche le spese sostenute e i finanziamenti ricevuti per la propaganda elettorale, «con particolare riguardo», si legge nella proposta, «alla provenienza indiretta di finanziamenti elargiti da associazioni politiche od elettorali o enti che potrebbero essere utilizzati come intermediari».
E poi ancora: la situazione patrimoniale e professionale, con particolare riguardo ai rapporti professionali o di consulenza dei deputati, dei loro parenti o affini fino al terzo grado, con enti e società che siano concessionari o fornitori di servizi, anche in seguito ad appalti, di qualsiasi struttura pubblica e al possesso di azioni da parte dei medesimi soggetti e nel medesimo tipo di enti e società, per una percentuale, complessivamente calcolata, superiore al 5 per cento.
Dovranno essere anche inserite informazione inerenti ai finanziamenti da parte di qualsiasi ente o società diretti ad enti, associazioni, movimenti nei quali il deputato ricopra cariche esecutive o di rappresentanza.
Per il controllo sull’osservanza del Codice si pensa invece all’attribuzione di un potere di richiamo alla Presidenza della Camera, «che si avvale a tal fine di un’apposita Commissione da costituire sorteggiandone i componenti tra i giudici emeriti della Corte costituzionale e i presidenti emeriti della Corte dei conti».
Previste anche sanzioni pecuniare per chi non si adegua: da un importo minimo pari ad un quinto dell’indennità parlamentare mensile fino ad un importo massimo pari a sei volte l’indennità parlamentare mensile, e, in caso di inadempienza reiterata o rifiuto ad adempiere, la sanzione della interdizione a partecipare ai lavori parlamentari per un periodo da tre a dodici mesi.