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Abruzzo, arrivano altri migranti ma è tutto top secret

Nelle prossime ore 70 nuovi arrivi nella provincia di Pescara

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Abruzzo, arrivano altri migranti ma è tutto top secret

ABRUZZO. Arrivano oggi, no sono già arrivati, arriveranno nei prossimi gironi. Quanti sono e dove sono i migranti che vengono “smistati” nelle strutture abruzzesi?

La mappa non è precisa e soprattutto in continuo aggiornamento. In regione dovrebbero esserci già 1200 profughi al netto di quelli che fanno perdere le proprie tracce lasciando le strutture senza farvi più ritorno, magari alla ricerca di una vita migliore ed evitando la lunga ed estenuante attesa burocratica di chi attende lo status di esiliato o aspetta di poter lasciare l’Italia per raggiungere altre mete in Europa.

Questi ospiti della disperazione sono stati dislocati su tutto il territorio, tra Sulmona, Castel del Monte (almeno una ventina),  L'Aquila e Avezzano ma anche Montesilvano (nella zona dei Grandi Alberghi), Teramo, Palmoli e Alba Adriatica.  Era arrivata anche la

disponibilità ad ospitare i profughi nell'ex Ipab di Chieti, ma dopo la sollevazione del sindaco Umberto Di Primio lo stesso presidente D'Alfonso ha assicurato che i migranti non verranno ospitati a Chieti.

Prossimi arrivi sono alle porte. Nelle prossime ore nella sola provincia di Pescara dovranno arrivare altri 68 profughi, e, non disponendo di strutture, si stanno cercando posti disponibili tra tutte le case di riposo e gli asili esistenti, a Caramanico, a Città Sant’Angelo, Loreto, Penne, Popoli, Alanno, Manoppello, Rosciano, Catignano, la stessa Pescara con l’asilo ‘Partenza’.

Il giro d’affari al momento è di 2 milioni 139 mila euro al mese, ossia 12 milioni 834mila euro per sei mesi, che verranno pagati dallo Stato ai privati, per garantire il mantenimento e l’ospitalità di 1.380 profughi.

  La solidarietà? Sì sullo sfondo c’è anche quella anche se, è innegabile, si è scatenata in tutta Italia la corsa all’accoglienza, pagata caramente con soldi pubblici. Un paio di mesi fa sono comparsi sui siti istituzionali delle prefetture una serie di avvisi per «manifestazioni di interesse» rivolte ad imprese e cooperative sociali che avessero voluto e potuto occuparsi della accoglienza e soprattutto della gestione dei migranti in arrivo in Abruzzo.

Gli avvisi si sono moltiplicati si sa solo che hanno partecipato in centinaia in tutta la regione tra cooperative più o meno grandi anche arrivate da fuori regione. Ma chi siano e che cosa nello specifico saranno tenuti a fare nessuno lo sa.

Infatti la trasparenza non permette di capire quali e quanti soggetti sono stati scelti e secondo quali criteri per la gestione delle centinaia di migranti che troveranno asilo in Abruzzo.

Che tipo di controlli sono stati effettuati? Segrete anche le location e le strutture che saranno adibite all’accoglienza e oltre alcune gestite da religiosi vi sono anche molti alberghi che si trovano anche in centri importanti e che così hanno trovato la loro quadra, anzi la manna dal cielo visto che in alcuni casi le strutture sono state affittate per sei mesi, rinnovabili per altri sei, come se per un anno intero i turisti avessero occupato l’albergo ogni giorno per ogni camera. Mai visto prima ma con i migranti si può.

Sale l’apprensione anche perchè molte strutture sono al centro delle città capoluogo altre in paesi limitrofi.

Apprensione dettata soprattutto dalla mancanza di informazioni e sul fatto che non si conoscono nel dettaglio il tipo di persone che arriveranno dall’Africa. Senza sconfinare in pregiudizi o becera xenofobia è chiaro che persone così bisognose di aiuto hanno necessità di strutture ben adeguate e pronte ad ogni tipo di esigenza. Anche perchè il primo problema da risolvere è quello sanitario con malattie che spesso portano con sè (la scabbia  per esempio) e poi quello burocratico con il riconoscimento e i documenti da fare e le varie registrazioni necessarie nei vari uffici per poter essere messi in regola.

Gli esponenti di Forza Italia in Consiglio regionale da settimane chiedono lo stop di nuovi arrivi e si focalizzano soprattutto sul problema sicurezza. Anche le prefetture, infatti, avrebbero parlato chiaramente di mancanza di misure di controllo e monitoraggio dei rifugiati una volta arrivati a destinazione affinchè non si perdano le loro tracce. Insomma chi vuole scappare può farlo tranquillamente perché i centri di accoglienza non sono militarizzati, i migranti entrano ed escono e chi vuole allontanarsi lo può fare senza troppi problemi, anche a proprio rischio e pericolo incorrendo in una eventuale espulsione nel caso in cui venga fermato sul territorio italiano senza documenti.

Ma le espulsioni italiane sono un’altra falla del sistema: nessuno viene accompagnato alla frontiera ma semplicemente invitato ad abbandonare il territorio. E chi se ne va veramente?

8 IN FUGA

Ed è notizia delle ultime ore la fuga di otto profughi  somali dalla struttura di Sulmona, riuscendo, in 3, a far perdere le proprie tracce. Gli altri sono stati rintracciati alle porte di Pescara, dove non si sa che venivano a fare e perché.

«Il caso», contesta il consigliere regionale di Forza Italia, Lorenzo Sospiri, «è emblematico di quanto sta accadendo sul nostro territorio, e che va ad aggiungersi alla gravità di quanto emerso nel corso del primo sopralluogo presso l’albergo che ospita i profughi a Montesilvano, sulla spiaggia, ovvero il business dei privati. Ma per il Governo D’Alfonso va tutto bene. Un altro centinaio di immigrati, appena sbarcati a Reggio Calabria, verranno dislocati in Abruzzo, non sappiamo dove, non sappiamo chi sono, non sappiamo chi li ospiterà, ma per il Governo D’Alfonso va tutto bene. Nascondere la polvere sotto il tappeto non è mai servito a nulla: in Abruzzo sta covando sotto la cenere un fuoco che presto esploderà, perché la nostra Regione non è in grado di gestire l’emergenza immigrati, grazie a un assessore al Sociale che pensa sia sufficiente partecipare alle festarelle multietniche per scongiurare problemi».

Come si evolverà e che tipo di futuro avrà l’accoglienza dei migranti in Abruzzo si vedrà intanto in Italia l’emergenza è già scoppiata, come le proteste.

  Mentre la Danimarca annuncia restrizioni per i rifugiati, la nave Dattilo della Guardia Costiera è approdata al porto di Reggio Calabria con 904 migranti di diverse nazionalità, tra cui 147 donne, tre incinte. Molti i casi di scabbia. Altri 645 di varia nazionalità sono arrivati al porto di Palermo, sulla nave militare belga Godetia, tra cui 90 donne e 89 minori. Sono gli arrivi più numerosi, che hanno acceso nuove proteste tra gli enti locali che devono provvedere alla loro ospitalità. Non ultima quella del centro Fenoglio di Settimo Torinese, unico hub di tutto il Piemonte che in serata ha detto no all'arrivo nelle prossime ore - annunciato dalla Prefettura di Torino - di altre 250 persone. A opporre il divieto, il sindaco Pd della cittadina alle porte del capoluogo piemontese, Fabrizio Puppo.

«Pur comprendendo le difficoltà e l'emergenza - osserva il primo cittadino - ospitare altre 250 persone in tende da campo con una temperatura di 40 gradi, ci obbliga a dire no».

Tanto più, prosegue, «in assenza di un tavolo di confronto sul nostro territorio con tutti i soggetti coinvolti».

I trasferimenti verso il Nord, dall'inizio dell'anno, sono arrivati a quota 65 mila e l'ultima circolare del ministero, la scorsa settimana, invitava i prefetti a farsi carico di 11mila migranti. La parola d'ordine, spiega il ministero dell'Interno, è «riequilibrio» e, per questo, Regioni come Lombardia e Veneto - che fino ad ora hanno accolto meno di quanto loro dovuto, sono «privilegiate».

 Non la pensano però così molto primi cittadini di fronte alle prime difficoltà dei territori. Su tutti quelli della Lega Nord: dal sindaco di Padova Massimo Bitonci, che punta il dito contro «150 extracomunitari (venti secondo la Questura, ndr) che, dopo aver vagato in pullman, si sarebbero fermati in un parcheggio». Problemi analoghi e Biella, in Piemonte, dove una trentina di maliani ha dato vita a un sit-in di protesta contro le lettere di espulsione che hanno ricevuto in queste ore. Ancora profughi (50) anche in Liguria dove negli ultimi giorni ne sono arrivati 300. In caso più grave, questa volta, però, è proprio in Piemonte: il no di Settimo Torinese, che solo poche settimane fa il sindaco metropolitano di Torino Piero Fassino aveva definito «un modello di accoglienza», costringe la Regione ad accelerare su un nuovo centro, «in una caserma abbandonata - spiega l'assessore regionale all'Immigrazione, Monica Cerutti - e fuori dalla provincia di Torino».

«Restano però ancora alcuni nodi burocratici da sciogliere», aggiunge Cerutti, mantenendo top secret le strutture su cui si sta lavorando. «Nel frattempo - conclude - potremo chiudere un ultimo sforzo al Centro Fenoglio di Settimo, precisando che si tratta di una situazione di assoluta emergenza e, quindi, temporanea».