DITTATURA DEL PETROLIO

Ombrina Mare, «entro fine anno sarà realtà»

L’allarme dei No Triv: «basta tergiversare»

Redazione Pdn

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Ombrina Mare, «entro fine anno sarà realtà»

ABRUZZO. Su “Ombrina mare” Rockhopper Exploration e i suoi sponsali non guardano in faccia a nessuno. Tirano dritto senza curarsi dei 30 mila di Pescara e dei 60 mila di Lanciano, che hanno detto no a fanghi di perforazione e impianti petroliferi né in mare né in terra.

«Entro fine anno Ombrina potrebbe essere realtà», denuncia il coordinamento No Triv che sostiene che la strada per i petrolieri sia tuta in discesa.

«Il decreto del ministero dello sviluppo economico del 4 maggio 2015», spiega Enzo Di Salvatore, «pubblicato sul BUIG del 31 maggio scorso (Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse) a pagina 22, ha il sapore di un sonoro ceffone preso in pieno viso proprio dalla politica politicante: mentre, infatti, in Abruzzo a Roma fioccavano conferenze stampa contro lo “Sblocca Italia”, la Medoilgas Italia S.p.A. chiedeva al Ministero dello Sviluppo economico la conversione del permesso di ricerca “Ombrina mare” nel nuovo “titolo concessorio unico”; e questo accadeva il 23 settembre 2014, appena 11 giorni dopo la pubblicazione del decreto “Sblocca Italia”».

Questo, denunciano i No Triv, comporterà che il procedimento attualmente in corso arriverà rapidamente a conclusione.

Come spiegare, poi, il ritardo nella pubblicazione del decreto di compatibilità ambientale su Ombrina mare? «Sembra quasi che si voglia impedire che si leggano le carte prima che i giochi siano definitivamente conclusi», continuano i No Triv, «e che si possa agire in sede giurisdizionale ed evitare che magari si chieda al TAR la sospensiva del provvedimento, nella speranza che nel frattempo sopraggiunga il definitivo “titolo concessorio unico”».

La sensazione per chi dice no ad Ombrina che adesso non ci sia davvero più tempo da perdere: «i “parlamentari abruzzesi” la smettano di tergiversare giocando alla politica e chiedano subito al Governo un decreto che blocchi Ombrina. La Regione continui sì sulla linea di opposizione alla politica energetica del Governo nazionale, ma promuova, al tempo stesso e con ferma decisione, un intervento legislativo che vieti Ombrina. Altrettanto facciano le altre Regioni direttamente interessate da progetti petroliferi analoghi. La strada delle leggi regionali, il cui carattere è squisitamente “politico”, servirà per tenere impegnato il Governo – che ne chiederà ovviamente l’impugnazione dinanzi alla Corte costituzionale – e per guadagnare tempo prezioso».

I No Triv chiedono anche che la Regione Abruzzo si coordini subito con altre Regioni perché siano varate altrettante leggi regionali che blocchino tutti i progetti petroliferi “resuscitati” dal decreto sviluppo del 2012 affinché vi sia possibilità, nel frattempo, di deliberare e una richiesta di referendum abrogativo dell’art. 35 di quel decreto.

«La soluzione del referendum abrogativo è soluzione praticabile ed auspicabile», avverte Di Salvatore.

Intanto contro l'«ipersfruttamento» dell'Adriatico da parte delle multinazionali del petrolio l’Italia dei Valori chiederà al governo di emettere un provvedimento di sospensione delle indagini propedeutiche avviate in vista della costruzione di piattaforme petrolifere in mare per verificare gli eventuali danni arrecati al già fragile ecosistema ambientale e marino e, nel caso, ritirare le concessioni già autorizzate o quelle in via di autorizzazione.  Lo annuncia in una nota il segretario nazionale dell’Italia dei Valori Ignazio Messina.