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Dirigenti Regione contro D’Alfonso, «scelte in solitaria. Rispettare le regole del gioco»

Si temono scelte fiduciarie più che oggettive

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Dirigenti Regione contro D’Alfonso, «scelte in solitaria. Rispettare le regole del gioco»

Luciano D'Alfonso

ABRUZZO. Se la giunta regionale vuole operare lo faccia rispettando le regole del gioco e ascolti i sindacati.

E’ questa la richiesta avanzata dal Direr (federazione nazionale dei dirigenti e dei quadri direttivi delle regioni),  che ha inviato una nota alla amministrazione regionale per mettere nero su bianco le modifiche da apportare per l’attribuzione degli incarichi dirigenziali di primo e secondo livello.

Quello che è stato fatto fino a questo momento viene praticamente bocciato e soprattutto si contesta alla giunta D’Alfonso di aver agito in solitaria. Stessa accuse piovute nei giorni scorsi per bocca del presidente della Commissione Vigilanza, Mauro Febbo, che sull’argomento ha presentato una interrogazione.

Ma il documento dei diretti interessati, spedito oltre che a D’Alfonso anche al direttore generale Cristina Gerardis, all’assessore Silvio Paolucci, è se possibile ancora più duro.

L’atto è ispirato «da uno spirito di collaborazione», si spiega nella missiva, ed è stata partorito con l’intento di «determinare maggiore efficacia ed efficienza nell’attività ed  al risparmio dei costi della macchina burocratica». Insomma due questioni che stanno a cuore al presidente, quella della ‘collaborazione’ (giusto per specificare di non essere solo contestatori) e quella dell’efficienza. Basterà per convincere il governatore a rivedere il lavoro fatto?

Secondo il sindacato il rinnovamento  «non può prescindere dal fermo rispetto delle “regole del gioco” nelle procedure di scelta e legittimazione del corpo dirigente,  nelle sue attribuzioni, funzioni e mansioni, secondo i principi di  correttezza e legittimità delle procedure amministrative».

Proprio sui metodi utilizzati la Direr ha riscontrato una forte carenza nelle relazioni sindacali ed alcuni elementi di dubbia di legittimità per i quali ha chiesto alle strutture preposte di dare la loro certificazione procedurale, «nell’interesse non solo dei dirigenti rappresentati, ma di tutta la Regione».

Il sindacato contesta che i dipartimenti siano stati modificati «profondamente» rendendo superati quei programmi per i quali i titolari dei dipartimenti furono nominati.  Per il Direr in pratica prima dovevano essere emanati gli avvisi per la presentazione di programmi ed attribuzione dell’incarico di vertice e solo dopo si sarebbe dovuta svolgere la procedura di attribuzione degli incarichi ai dirigenti di servizio.

Il sindacato inoltre avrebbe auspicato una selezione  attraverso una valutazione comparata dei curricula. In questo caso invece «mancando la previsione di punteggi obbiettivi» si teme che la scelta finale sarà «più fiduciaria che oggettiva, in contrasto con quanto previsto dalla legge».

Il Direr  sostiene inoltre che l’avvicendamento negli incarichi dirigenziali sia da ritenersi, così come concepita, alla fine una semplice rotazione: «da ciò non può che derivare che le domande di partecipazione inoltrate dai dirigenti in servizio rappresentano delle pure indicazioni di preferenze sulle quali l’amministrazione decide in maniera totalmente discrezionale».

Il sindacato chiede anche di procedere ad una programmazione del fabbisogno del personale prima di ricorrere all’esterno. Sarà fatto? Come detto si chiede anche il ripristino delle corrette relazioni sindacali: «senza alcuna informativa sindacale la giunta ha unilateralmente rivisto la disciplina di conferimento degli incarichi dirigenziali, revocando la precedente disciplina. Nell’atto deliberativo di attesta l’avvenuta preventiva informativa sindacale che di fatto non è mai stata data».

Il sindacato spiega di essere venuto a conoscenza delle modifiche del regolamento per gli incarichi solo a seguito dell’avviso pubblicato sul Bura il 5 giugno scorso. Nessuno si era preoccupato prima di battere un colpo.