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Bussi “processo anomalo”, FI e M5S: «D’Alfonso non può restare in silenzio»

La richiesta di risarcimento danni intanto è bloccata in un cassetto

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Durante il processo

ABRUZZO. Tutti sapevano e oggi tutti tacciono? Dopo le varie notizie emerse nei giorni scorsi sul Fatto Quotidiano sul caso della sentenza di Bussi si registra un inquietante silenzio.

Non parla nessuno, né per smentire né per confermare le notizie apparse sul giornale di Travaglio. Non parla nessuno, nemmeno per rispondere alle 10 domande avanzate da PrimaDaNoi.it e che pure potrebbero essere l’occasione per raccontare come sono andate veramente le cose, per spiegare chi sapeva e cosa sapeva.

Tutti in silenzio, dunque, anche dal mondo della politica che sta a guardare senza scomporsi troppo.

Nelle ultime ore, però, si registrano due interventi, uno del deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, e l’altro del deputato del Movimento 5 Stelle, Gianluca Vacca. Entrambi sostengono che D’Alfonso a questo punto non possa insistere nel suo silenzio ancora per molto. L’invito è bipartisan: dica quello che sa, se è vero che conosceva l’esito della sentenza prima della sua pronuncia o in caso contrario smentisca le notizie pubblicate nelle ultime settimane. Insomma, faccia qualcosa.

«Gravissima è la mancata risposta di D'Alfonso, circa le testimonianze rilasciate da fonti anonime de "Il Fatto Quotidiano", che parlano di "anomalie processuali" conosciute dal Governatore della Regione, circa la vicenda giudiziaria riguardante la discarica di Bussi. Accuse talmente gravi che il CSM a seguito della pubblicazione dell'articolo ha aperto una pratica», dice  Di Stefano.

«D'Alfonso non può esimersi dal dare una risposta ai nostri corregionali, prima ancora che al giornale. La questione è semplice: se le accuse mosse dalle fonti del giornalista - che si dicono peraltro pronte a testimoniare dinanzi alla Procura di Campobasso, cui è stato trasferito il caso -, sono false, allora il Presidente della Regione dovrebbe immediatamente sporgere denuncia e prestarsi quantomeno a negare. Se invece le dichiarazioni corrispondono al vero, allora c'è da chiedere a D'Alfonso perché non sia intervenuto immediatamente per sanare queste "anomalie processuali", informando le autorità competenti. Non si può, in alcun caso, evitare di dare spiegazioni su dichiarazioni così precise e pesanti, di fronte alle quali, il silenzio di D'Alfonso, è la peggiore delle risposte».

Vacca, invece, sostiene che D’Alfonso dovrebbe rispondere alle domande di PrimaDaNoi.it Lo farà?

D’Alfonso era a conoscenza della sentenza prima del 19 dicembre 2014? Chi lo informò? E lui lo rivelò a qualcuno? D’Alfonso conosce il giudice Camillo Romandini? Lo ha incontrato tra il 2014 ed il 2015 e se sì per quali ragioni? Se sì hanno per caso parlato anche della sentenza di Bussi? Il governatore ha mai informato la Gerardis del verdetto prima della sentenza? D’Alfonso e Gerardis hanno poi informato altri esponenti istituzionali della notizia che loro sapevano essere certa e proveniente da fonte attendibile (e non semplici voci)?

Ma la strategia al momento sembra un’altra: silenzio, magari nella speranza che il clamore si spenga.

LA RICHIESTA DI RISARCIMENTO BLOCCATA

Ma ancora oggi il Fatto Quotidiano continua la sua saga e rivela che il documento dell’Avvocatura dello Stato che chiedeva l’azione di risarcimento da 1,1 milioni di euro in Tribunale contro il colosso energetico Edison è fermo da aprile 2014 nonostante sia arrivato anche il via libera del Comitato consultivo.

«E’ tutto pronto», scrive il Fatto, «ma poi l’avvocatura dello Stato, che dipende direttamente dalla presidenza del Consiglio, ossia dall’appena insediato Matteo Renzi preferisce soprassedere».

Il giornalista Antonio Massari contatta anche l’avvocato generale dell’epoca, Michele Dipace che dice di non ricordare con precisione: «sì, c’era un atto di citazione in sede civile contro Edison ma non credo che dovesse passare al mio vaglio».

Uno degli avvocati che ha redatto la bozza dell’atto sostiene di aver cambiato idea «d’intesa con Gerardis»: i due nel 2014 decisero di aspettare la sentenza della Corte d’Appello che arrivò a dicembre del 2014. Quel giorno Gerardis disse: «l’atto di citazione è già pronto». Ma il nuovo avvocato generale dello Stato Massimo Massella oggi rivela al Fatto: «non abbiamo ancora scritto l’atto ma ci stiamo lavorando».

E l’atto già pronto un anno fa? Massella dice di non saperne nulla. Il Fatto, inoltre, aggiunge che da ottobre «c’è un uomo dell’Edison nella squadra di Renzi che ha nominato tra i suoi consiglieri economici Marco Fortis, già responsabile della direzione Studi economici di Edison spa, vice presidente della Fondazione Edison» e «consigliere di amministrazione di Ausimont», la stessa società, annota il giornalista, al centro del processo sulla discarica.

«Le date sono fondamentali», insiste Massari: «a ottobre, mentre la richiesta danni da 1,1 milioni di euro alla Edison scivola in un cassetto, Renzi lo sceglie come consigliere giuridico a titolo gratuito. Tutto questo proprio mentre il processo è in corso».

SEL E M5S PRESENTANO INTERROGAZIONE
Intanto il deputato di Sel, Gianni Melilla, ha annunciato l’intenzione di presentare una interrogazione alla presidenza del Consiglio dei Ministri e al Ministero dell’Ambiente per chiedere conto di quanto emerso nell’articolo de ‘Il Fatto’ quali siano i motivi «di questa scelta dilatoria e se intendano procedere in sede civile per formalizzare la richiesta di risarcimento per i danni causati dal grave inquinamento del sito industriale chimico di Bussi».

Anche il Movimento 5 ha presentato alla Camera una interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio  per chiedere conto di quanto riportato dal Fatto quotidiano e per sapere se la scelta di un consulente che è stato, ed è tutt'ora, in rapporti con il mondo della Edison abbia influito su questa mancata azione giudiziaria verso la stessa Edison.

«Invieremo inoltre una lettera al Presidente del Consiglio per chiedere l'immediata presentazione della richiesta di risarcimento danni», spiegano i grillini: «in caso contrario, presenteremo un esposto alla Corte dei Conti poiché la mancata richiesta potrebbe configurare un danno erariale per lo stato, gravando interamente sulla collettività il costo della bonifica».