L'APPELLO

Precari Regione lanciano Sos: «non mandateci a casa»

Chiesto l’intervento del governatore D’Alfonso

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REGIONE ABRUZZO TARGA

ABRUZZO. I precari della Regione Abruzzo gridano Sos.

L’amministrazione regionale vuole infatti mandare a casa il personale precario dell’Ente che presta da anni il proprio servizio e loro chiedono l’intervento del governatore D’Alfonso.

Il personale a tempo determinato, nonché Co.co.co/Co.co.pro della Giunta Regionale è in allarme e grida aiuto a causa della scelta, da parte dell’amministrazione regionale, di non voler prorogare e rinnovare i contratti lavorativi in essere. Una scelta che viene vissuta con terrore: è «una scelta davvero drammatica e sconfortante», dicono i lavoratori, «che comporterà non solo la perdita di un lavoro, tra l’altro già precario, ma anche l’interruzione immediata di importanti servizi portati avanti».

I diretti interessati parlano di «professionalità specifiche che non dovrebbero essere disperse», come le varie attività inerenti i fondi comunitari e l’assegnazione e relativa apertura di 85 nuove sedi farmaceutiche sul territorio regionale, entrambi di rilevanza strategica per la promozione dello sviluppo economico e sociale. Ma non è tutto. Risultano essere in sospeso anche diverse attività afferenti, ad esempio, il Servizio regionale di Gestione dei Rifiuti, anch’esso gestito in gran parte da precari. C’è il rischio blocco? I dipendenti rivendicano il lavoro fatto in questi anni e non accettano di essere rispediti a casa.
Il personale è davvero preoccupato e anche afflitto, grida aiuto e chiede a gran voce attenzione e soprattutto sostegno da parte del presidente della Giunta Regionale Luciano D’Alfonso e del vice presidente Giovanni Lolli, affinché possano intervenire incisivamente sulla questione, anche in considerazione che, all’inizio del suo mandato lo stesso presidente aveva detto pubblicamente che sarebbe stata sua intenzione risolvere tutte le situazioni appese all’interno dell’Ente e che, comunque, avrebbe salvaguardato non solo i posti di lavoro, comunque precari, ma soprattutto le professionalità specifiche acquisite.

I lavoratori si appellano anche a tutte le forze politiche presenti in Consiglio Regionale, ai Parlamentari abruzzesi, ai media e alle sigle sindacali.