VERITA' E POTERE

Bussi e il “processo anomalo”: ecco le domande a cui le istituzioni dovrebbero rispondere

Come è nata la sentenza dei veleni, è stato senza ombra di dubbi un processo del tutto regolare?

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Bussi e il “processo anomalo”: ecco le domande a cui le istituzioni dovrebbero rispondere

ABRUZZO. Che cosa è successo prima, durante e dopo il processo di Bussi? Come si è arrivati alla sentenza? Che intrecci e relazioni ci sono tra vari uomini delle istituzioni? Perché l’anticipazione del verdetto è circolata tra uomini delle stesse istituzioni senza che alcuno di questi denunciasse la palese irregolarità? Sono state davvero fatte pressioni sui giudici popolari per una sostanziale totale assoluzione?
E perché dopo le notizie pubblicate da Il Fatto quotidiano l’argomento sembra essere di terzo piano e non interessare né buona parte della politica né giornali locali né quelli nazionali?
Come ogni scandalo enorme, anche quello (più recente) di Bussi, può essere letto a vari livelli: il primo riguarda i fatti (tutti da provare) che ruotano intorno alla formazione della volontà dei giurati in ordine al verdetto di assoluzione e prescrizione nei confronti di tutti i 19 imputati della Montedison nel maxi processo per disastro doloso e avvelenamento delle acque. Si sono precipitati tutti ad indagare tra cui Il Csm allertato dal direttore generale della Regione Abruzzo, Cristina Gerardis, ma anche la procura di Campobasso che ha già sentito alcune persone informate sui fatti, anche il ministro della giustizia ha espresso il proprio interessamento al caso e la commissione speciale di inchiesta parlamentare sul ciclo dei rifiuti ha tenuto audizioni in Abruzzo.

Il secondo livello di lettura riguarda, invece, sfumature che riguardano la “moralità” e le responsabilità politiche e istituzionali (e forse anche di più…) le quali in diversi modi avrebbero conosciuto aspetti riservati della decisione finale della Corte d’Assise.
Molte persone hanno di fatto saputo l’esito del processo prima; alcune di queste persone hanno interpretato l’informazione come “voce”, altri invece hanno avuto il sentore di ricevere una notizia davvero riservata anche se incredibile.

Di certo però una sfera “più alta” di persone ha sempre saputo che quella anticipazione fosse vera e se qualche dubbio hanno potuto avere prima, questo sarebbe dovuto sparire dopo il 19 dicembre 2014 quando la sentenza è stata emessa e le “vaticinazioni” confermate.
Nell’ambito del processo di Bussi, secondo le notizie pubblicate, i giudici popolari sarebbero stati –inoltre- in qualche modo orientati ad un verdetto più mite (avvelenamento colposo e non doloso) e il presidente Luciano D’Alfonso era a conoscenza della decisione.
Risulta dalle notizie pubblicate da Il Fatto Quotidiano e mai smentite.
Si tratta, però, a quanto ci risulta solo di una infinitesima parte di tutta la storia non raccontata dentro e fuori il processo che ha lambito a vario titolo e livelli centinaia di persone a partire dagli “addetti ai lavori”.

Non siamo negli Stati Uniti per cui sarebbe fin troppo puerile aspettarsi sussulti morali, imperativi categorici a raccontare la verità o persino ipotizzare dimissioni di qualcuno. Ma molti rappresentanti delle istituzioni hanno comunque il dovere di rispondere e fornire chiarimenti ai cittadini per preservare le istituzioni stesse ed il bene pubblico e soprattutto hanno il dovere (ancora) di raccontare la verità vera e non quelle di comodo per evitare pesanti ripercussioni.
Ora però c’è un problema strutturale profondo che (non) emerge nella provincia ai margini della provincia dell’impero, nell’Abruzzo terra conquistata, dove la storia che ruota intorno alla sentenza rischia di produrre aberrazioni.
Per quanto ci riguarda abbiamo svolto verifiche e indagini per alcuni mesi che ci hanno permesso di ricostruire i fatti attraverso una serie di testimonianze dirette e indirette e al “presa visione” di alcune prove che tuttavia non ci è stato concesso esaminare a fondo per testarne la genuinità.

La storia della sentenza anticipata non è cosa finita ma continua ad avere effetti e risvolti “pubblici” crediamo sia giusto rompere il muro del silenzio imposto sull’argomento e per questo quello che possiamo fare al momento è rivolgere pubblicamente domande agli esponenti delle istituzioni che sanno e continuano a muoversi nella penombra per cercare di arginare in qualche modo quello che potrebbe persino essere lo scandalo più grosso della già scandalosa storia della discarica e dell’acqua avvelenata di Bussi.

Aspettavamo il contributo dei nostri più autorevoli colleghi, dotati di ben altri mezzi e “potenza di fuoco”, forse anche coraggio ma non si è mossa foglia…
Il nostro primo passo allora è quello di rivolgere domande alle quali gli uomini delle istituzioni che sanno dovrebbero rispondere e siccome sono tanti e in parte a noi sconosciuti le pubblichiamo qui.
Le risposte fornirebbero un contributo di verità che in qualche modo fungerebbe da anticorpo per salvare la credibilità di uomini e istituzioni messa a repentaglio da questa vicenda che non ci hanno ancora raccontato.

PRESSIONE SUI GIUDICI POPOLARI
1) Il malcontento di alcuni giudici popolari era già noto ad alcuno prima della sentenza?
2) Qual è la vera ragione per cui i giudici popolari non hanno denunciato le presunte “pressioni” del presidente Camillo Romandini?
3) Che ruolo ha svolto in questa vicenda l’allora avvocato dello Stato Cristina Gerardis e quando è venuta a conoscenza delle “pressioni” e del verdetto?
4) Che cosa ha fatto la Gerardis quando è venuta a conoscenza di notizie riservate del Collegio? Da chi ne è venuta a conoscenza e con chi ne ha parlato?
5) Ricordate il caso del primo giudice della Corte d’assise Geremia Spiniello? E’ stato ricusato in seguito a sue dichiarazioni i tv appena dopo la fine di una udienza del processo dicendo la frase (ambigua) «faremo giustizia per il territorio». Le domande allora sono: c’è qualcuno che può indicare una intervista televisiva di un qualsiasi giudice appena dopo l’udienza e nella stessa aula? L’inflessibile Spiniello prima di quella volta aveva rilasciato interviste simili?

LA SENTENZA ANTICIPATA
6) D’Alfonso era a conoscenza della sentenza prima del 19 dicembre 2014 come ci risulta e come pubblicato da Il Fatto; chi informò D’Alfonso e a chi ne parlò il governatore?
7) D’Alfonso conosce il giudice Camillo Romandini? Lo ha incontrato tra il 2014 ed il 2015 e se sì per quali ragioni? Se sì hanno per caso parlato anche della sentenza di Bussi?
8) D’Alfonso ha mai informato la Gerardis del verdetto prima della sentenza?
9) D’Alfonso e Gerardis hanno poi informato altri esponenti istituzionali della notizia che loro sapevano essere certa e proveniente da fonte attendibile (e non semplici voci)?
10) I pm Giuseppe Bellelli e Anna Rita Mantini erano a conoscenza delle notizie riservate e se sì da chi sono stati informati? Se sono stati informati hanno aperto un fascicolo di indagine magari ancora segreto per la verifica delle informazioni?
11) Ipotizzando che la notizia di eventuali pressioni sui giudici popolari e di un verdetto già scritto era cosa nota, qualcuno pensò di informare anche il vice presidente del Csm Giovanni Legnini, la più alta autorità in materia e per di più di Chieti dunque conosciuto e conoscitore della realtà locale?
12) Che ruolo hanno svolto i vari avvocati delle parti civili e nello specifico della Solvay? Notizie di presunte irregolarità sono giunte fino a loro?
13) Che ruolo hanno svolto gli avvocati degli imputati della Montedison? Anche a loro la notizia è giunta in anticipo?
14) Ci risulta che esistono diverse “prove” che potrebbero raccontare vari spezzoni della storia in possesso di alcuni “attori” anche non protagonisti. A che cosa sono servite queste “prove” visto che non sono servite a denunciare possibili reati? Potrebbe esserci almeno in astratto la possibilità che tale materiale possa essere utilizzato in maniera impropria e divenire mezzo di “pressione” verso figure istituzionali?
15) Ammettendo pure che –come dicono molti- le anticipazioni del verdetto sono state giudicate “non attendibili” e “voci generiche” perché nessuno ha sentito il bisogno di denunciare il 20 dicembre, giorno dopo la sentenza, affinchè le autorità competenti accertassero la verità? Perché i politici che sanno continuano a tacere? Chi sta guadagnando da questa vicenda e chi ci sta perdendo?

Saremo ben lieti di accogliere le risposte di chiunque si senta in coscienza di poter rispondere anche solo ad una domanda perché a conoscenza dei fatti.