L'INCHIESTA

Rimborsopoli, a Roma assolto l’ex assessore Luigi De Fanis

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Luigi De Fanis

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 ABRUZZO. L'ex assessore alla Cultura della Regione Abruzzo, Luigi De Fanis, è stato assolto dal gup di Roma Arturi perché il fatto non costituisce reato dalle accuse di peculato e truffa in merito allo stralcio dell'inchiesta sulla Rimborsopoli alla Regione Abruzzo.

Il verdetto tra i primi oggi a Roma dove la competenza è stata spostata dopo le inchieste avviate dalla procura di Pescara dai pm Giuseppe Bellelli e Giampiero Di Florio.

Si tratta dell’inchiesta che contestò una serie di rimborsi che si presumevano illegittimi e non dovuti inerenti a trasferte di politici regionali tra cui assessori (di centro destra) ma anche consiglieri regionali e presidenti di commissioni. In totale all’inizio furono indagate 24 persone (di quasi tutti i partiti tranne i Pd) ma ben presto la stessa procura dopo gli interrogatori si accinse a chiedere la archiviazione per 15.

Tra quelli che dovranno subire il processo ci sono tre ex assessori regionali: Mauro Di Dalmazio, Angelo Di Paolo e Gianfranco Giuliante.

Nello specifico, i tre sono accusati di peculato, mentre solo Di Dalmazio deve rispondere anche di truffa. Nel caso di Di Dalmazio vengono contestate una trentina di missioni, mentre l'utilizzo reputato improprio della carta di credito della Regione viene contestato anche a Giuliante e Di Paolo.
Stralciate, invece, da tempo per competenza territoriale le posizioni dell'ex presidente della Regione, Gianni Chiodi, dell'ex presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, e degli ex assessori regionali Alfredo Castiglione, Paolo Gatti, Luigi De Fanis, Mauro Febbo e Carlo Masci. Saranno le procure di Roma, Verona e Rimini a giudicare le loro posizioni.

Ritornando alla ordinanza di oggi del giudice di Roma questa riguarda presunti conti relativi ad alberghi e cene che l'ex assessore avrebbe pagato anche per altri. Secondo la difesa di De Fanis (avvocati Massimo Cirulli- Domenico Frattura) l'ex assessore aveva comunque stornato nei mesi scorsi alla Regione una cifra vicina ai 700 euro, somma che rappresentava il maggiore esborso emerso nell'inchiesta. Soldi dunque già restituiti ma è probabile che il verdetto non abbia preso in considerazione questo elemento poiché con molta probabilità potrebbe essere venuto meno l’elemento soggettivo; cioè non c’è stata la prova che l’ex assessore abbia volutamente sottrarre le maggiori cifre in maniera fraudolenta.

Si tratta comunque di un precedente che non obbliga gli altri giudici d’Italia che dovranno stabilire colpevolezza o innocenza delle accuse partite da Pescara.