RI-CICLI STORICI

Abruzzo Engineering, l’annuncio: «attività cessata, tutti a casa» ma…

Carli scrive ai sindacati: «Cassa integrazione finita, zero commesse, impossibile fare nuovi debiti»

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Abruzzo Engineering, l’annuncio: «attività cessata, tutti a casa» ma…

Francesco Carli




L’AQUILA. «E’ intenzione di questa società procedere alla cessazione della propria attività con conseguente licenziamento di tutto il personale attualmente in forza».
L’annuncio è scritto nero su bianco in una missiva inviata lunedì scorso ai sindacati Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Ugl e firmata dal presidente del collegio dei liquidatori, Francesco Carli. Si parla di 181 dipendenti, di cui 5 operai, 157 impiegati, 19 quadri che dovranno essere messi in liquidità perché il futuro non è affatto roseo.
Una decisione, quella annunciata da Carli, che arriva a poche settimane dalla mossa della Regione che dovrebbe subentrare al privato e acquisire l’intero capitale sociale di Ae (attualmente in liquidazione) da Selex Sema alla “modica” cifra di 3,5 mln di euro «invece di 38mln ».
Eppure la giunta D’Alfonso aveva scritto in una delibera che intravedeva «grosse potenzialità» per la società creata ai tempi di Ottaviano Del Turco e Pierfrancesco Guarguaglini a differenza dell’ex presidente della giunta di centrodestra, Gianni Chiodi, secondo cui era solo «un inutile carrozzone fonte di troppe spese».
L’acquisto delle quote di Selex (da pagare in due trance in due anni) dovrebbe di fatto far diventare Abruzzo Engineering una società “in house”, che dunque può ricevere commesse ad affidamento diretto dalla Regione.

CAMBIARE TUTTO PER NON CAMBIARE NIENTE
Allora cosa sta succedendo? E’ molto probabile che D’Alfonso per bocca di Lolli abbia imposto un tetto di spesa per la società, intorno ai 7 mln annui, perché soldi non ce ne sono e non si possono sostenere altre spese. A questo punto il licenziamento porterebbe una serie di supposti benefici.
L’obiettivo imposto dall’alto è un risparmio di almeno 1 mln di euro.
Intanto si potrebbe far accedere ad un fondo contributivo dell’Inps per il pagamento di indennità straordinarie per un massimo di tre mesi. Ma è una procedura mai tentata prima.
Inoltre la società potrebbe contrattare la rinuncia dei superminimi (indennità aggiuntive e premiali) per quei dipendenti che altrimenti potrebbero essere licenziati (si stima un risparmio di 500 mila euro).
Inoltre si potrebbero incentivare i prepensionamenti di quei dipendenti che costano molto.
E con il passaggio dalle 38 alle 36 ore si potrebbero risparmiare ulteriori 250mila euro.
A breve proprio l’Ente regionale dovrebbe presentare un apposito piano industriale per la ripresa dell’attività, dopo la stipula di apposite convenzioni con diversi committenti. Ma per ora la ‘vecchia’ Ae potrebbe uscire di scena perché, come spiega Carli, l’operazione futura è stata espressamente condizionata da parte della Regione al «presupposto imprescindibile della sua sostenibilità economica e finanziaria, con riferimenti non solo alla situazione debitoria già consolidata, ma anche e soprattutto al necessario contenimento delle spese del personale».
E tra i vantaggi (non trascurabili per la politica) ci sarebbe anche la poco originale giostra delle (ri) assunzioni nella nuova società proprio come accadde agli albori di Ae dove gli ex Sirti e i dipendenti in mobilità si fusero con una serie di dipendenti “sponsorizzati”.
Al momento, però, Ae è in una fase di stallo: impossibile prorogare la Cassa integrazione cessata il 31 maggio scorso, non ci sono commesse, spiega lo stesso Carli e l’azienda non può rivolgersi al mercato per reperire ulteriori lavori.
In questa situazione, dunque, non è ipotizzabile l’eventuale erogazione delle spese per il personale, come chiesto dalla Regione, anche perché in assenza di ricavi si rischierebbe di creare altri debiti che pregiudicherebbero a questo punto anche la ristrutturazione.
Da qui la decisione di darci un taglio e ammazzare definitivamente un moribondo che non riesce più a camminare sulle proprie gambe. «Tutto questo», spiega Carli, «costringe alla cessazione dell’attività anche come condizione per determinare il riequilibrio organico ed economico preteso dalla Regione».
Nelle ipotesi paventate dalla Regione di D’Alfonso ci sarebbe poi una unica figura apicale di gestione già individuata nel direttore generale Cristina Gerardis che contribuirebbe ad un ulteriore risparmio (l’incarico sarebbe a costo zero).

MA FARE COSA?
L’idea per certi versi “geniale” di sicuro molto “originale” per una azienda pubblica sarebbe questa: la nuova Abruzzo Engineering dovrebbe espletare attività utili che oggi sono necessarie e che non si possono espletare per mancanza di personale e poi dovrebbero essere attività che porterebbero soldi alla Regione.
Geniale appunto: una società che produce reddito. Facendo cosa?
Il primo obiettivo è la gestione di parte del genio civile, previsto da una normativa nazionale che la Regione Abruzzo non ha ancora attuato, ed anche questo si tramuterebbe da una parte in oneri aggiuntivi per l'utenza e dall'altra per entrate nelle casse pubbliche.

In sostanza le pratiche che una volta erano gratis diventerebbero onerose -sempre per effeto delle nuove normative- e a gestire le pratiche ci andrebbero dipendenti di Ae.

Poi 40 persone saranno dislocate nella ricostruzione post sisma, 12 a Pescara, 12 a Teramo, 12 a Chieti e poi 9 persone al settore ambiente della Regione dove c’è da rastrellare ulteriori soldi con canoni che oggi nessuno riscuote.
E poi ci sono progetti per la gestione digitale della documentazione pubblica e altri progetti “vantaggiosi” che riguardano la gestione delle aste fluviali… Insomma il sogno è quello di creare una società che espleti servizi necessari e produca reddito.
Un sogno appunto.
a.b.