PRIMA E UNICA

Sanità Abruzzo, Asl unica sotto il segno della Prima Repubblica. «D’Alfonso lupo famelico»

Centrodestra protesta: «megalomania di D’Alfonso»

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CALCE E CEMENTO


ABRUZZO. Centrodestra sul piede di guerra preoccupato per le prossime mosse del governatore Luciano D’Alfonso: consiglieri regionali di minoranza e sindaco di Chieti pronti a contrastare «il pericoloso disegno» dell’Asl unica Chieti-Pescara.
Forza Italia ne è certa, il piano rientrerebbe nella «strategia megalomane» del presidente di Regione per controllare in prima persona il destino della Sanità e dell’Abruzzo in generale ma la fusione delle due aziende sanitarie proprio non va giù.
«Dopo aver messo sulla poltrona di sindaco di Pescara un suo "burattino"», denuncia il consigliere regionale Mauro Febbo, «il prossimo obiettivo è piazzare un’altra pedina anche a Chieti (il riferimento è a Luigi Febo, ndr) in modo da poter aver il pieno controllo sui destini di entrambi i capoluoghi e di dare sfogo alla sua megalomania, sostenuta da quella imprenditoria che del territorio e della propria terra se ne infischia».
Sullo sfondo l’annuncio dei mesi scorsi della costruzione del mega ospedale nella “Striscia di Gaza” (ovvero San Giovanni Teatino). Questo determinerebbe, sostiene il centrodestra, una pesante penalizzazione ai danni dell’Ospedale di Chieti che è clinicizzato e di conseguenza dell’Università D’Annunzio che di fatto sarebbe “trascinata” verso Pescara.
«Per fagocitare l’Ospedale e l’Ateneo di Chieti, D’Alfonso sta pensando ad un’Asl unica e per farlo deve far fuori in primis i due manager, Zavattaro e D’Amario, che sarebbero solo un ostacolo al suo disegno».
Il primo, dimissionario, è entrato in rotta di collisione con il presidente della Regione accusato dallo stesso Zavattaro di eccessiva ingerenza. Entro il 15 giugno il manager dovrebbe lasciare D’Amario, invece, ha denunciato la paradossale situazione del reparto di Oncologia che da un anno è ancora senza primario a causa della mancata autorizzazione da parte della Regione.

IL RITORNO ALLA VECCHIA REPUBBLICA?
Ma il centrodestra contesta anche il fatto che artefice, consulente e deus ex machina di questa operazione sarebbe Paolo Menduni, 75 anni, che sarebbe investito della carica di Commissario della nascente Asl e a lui verrebbe affidato il compito di tracciare il nuovo percorso strategico.
Menduni, già nominato a metà gennaio tra i super consulenti della Regione (a titolo gratuito) e già manager dell’Asl di Caserta non piace affatto al centrodestra che grida al «ritorno al passato».
«Stiamo parlando», contesta Febbo, «di un personaggio che è figlio della Prima Repubblica e a Chieti e in Abruzzo è molto conosciuto grazie ai suoi incarichi nelle Asl e come consulente delle cliniche private, tra il ‘90 e i primi anni del 2000, fino ad arrivare a Del Turco. Per questo può essere indicato sicuramente tra gli artefici della pessima gestione della Sanità abruzzese che ha determinato il Commissariamento e soprattutto quel pesantissimo debito di 4 miliardi di euro che faticosamente siamo riusciti in gran parte a ripianare chiedendo sacrifici agli abruzzesi. Ma davvero D’Alfonso pensa di “riformare” la Sanità affidandosi a certi personaggi».

«Visto che il presidente della Regione sembra avere già le idee chiare», interviene invece il deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, «mi farebbe piacere sapere se ha già individuato il terreno sul quale costruire e conoscerne la proprietà. Forse ignora che queste due Asl rappresentano per incidenza e strutture molto più della metà dell'intero servizio sanitario abruzzese. Ha pensato che dovrebbe rivedere l'intero piano sanitario regionale? Ritengo di no, ma d'altronde se il suo intento non è il risanamento economico della sanità e ancor prima garantire la qualità del servizio, intenzioni che sembrano non evincersi dalle sue proposte, allora tutto ha più senso».

«DISEGNO CRIMINOSO»
Parla di «disegno criminoso», invece, il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio: «la Asl unica, dopo il progetto dell’Ospedale metropolitano a Sambuceto, è una dichiarazione di guerra a Chieti, ai suoi cittadini ed in particolare a tutti gli addetti della sanità pubblica teatina, trattati come merce di scambio da chi ha a cuore solo strategie di potere per occupare i territori», sostiene il primo cittadino che ritiene l’ipotesi del commissariamento «una offesa nei confronti degli operatori sanitari di Chieti» e una mortificazione per l’Università, medici ospedalieri e operatori del nosocomio teatino».
«Giù le mani da Chieti e dal suo ospedale», insiste Di Primio. «D’Alfonso è il lupo famelico pronto a divorare la nostra città e tenta di farlo camuffandosi da agnello-Febo».