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Trivelle: Comitati compatti: «uniamoci, basta scempi ambientali»

Melilla (Sel) presenta proposta di legge per fermare nuove trivellazioni

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Trivelle: Comitati compatti: «uniamoci, basta scempi ambientali»




L'AQUILA. Unire i movimenti divisi sui territori in un unico grande movimento, «per contrastare chi vuole distruggere l'ambiente in Abruzzo», puntando dritti alla manifestazione contro la costruzione della piattaforma petrolifera "Ombrina" a pochi chilometri dalla Costa dei Trabocchi, parte 'chietina' del mare Adriatico.
Questo il senso dell'assemblea pubblica di ieri all'Aquila "Verso il 23 maggio" nel tendone di Casematte, a Collemaggio, cui hanno preso parte rappresentanti dei comitati 3.32, Zona 22, No Triv, Comitato cittadini per l'Ambiente Sulmona, No Powercrop, No Biomasse Bazzano, Libera, Legambiente L'Aquila, Progetto Eva Pescomaggiore, Appello per L'Aquila.
«Vanno fermati gli scempi ambientali in questa regione - afferma Fabio Carosone del Comitato 3.32 - ed è ora che si metta in campo un movimento fatto di tutte le componenti in lotta nei vari territori abruzzesi. Ci sono grossi gruppi di potere che vogliono fare molti profitti con la motivazione, che è mera propaganda, che certe opere portano lavoro. Non è così. I vantaggi per chi vive su territori interessati dalla costruzione di grosse strutture come Ombrina o come la centrale a biomasse qui all'Aquila, portano pochissimo lavoro e tanta distruzione, portano morte, sono opere pericolose».
«Pensiamo - prosegue Carosone - anche al metanodotto Snam in Valle Peligna che però - ma molti aquilani non ne sanno nulla - per due terzi attraverserà il nostro territorio già soggetto a terremoti devastanti come quello del 6 aprile del 2009». «Qui siamo tutti coinvolti ed è per questo che dobbiamo unire le forze non soltanto per dire di no, ma anche e soprattutto per proporre alternative» conclude.

LA MOBILITAZIONE
Così sabato 23 maggio tutto L’Abruzzo contraria alla deriva petrolifera arriverà a Lanciano. La partenza è fissata alle 15 dalla zona industriale, a monte di viale Cappuccini, e il corteo scenderà fino alla rotonda di Santa Chiara; da qui si snoderà lungo via Ferro di cavallo e quindi in via De Crecchio fino all’incrocio con il corso Trento e Trieste, che condurrà i manifestanti in piazza, dove la manifestazione dovrebbe concludersi intorno alle 18.

LA PROPOSTA DI MELILLA
Intanto in parlamento il deputato di Sel, Gianni Melilla, ha presentato una proposta di legge per bloccare nuove autorizzazioni a trivellazioni nel mare Adriatico: «la proposta», spiega il parlamentare abruzzese, «nel rafforzare il divieto di attività di ricerca a dopo le dodici miglia previste, lo modifica, ampliandolo anche ai procedimenti concessori in essere, quindi valido per tutti senza deroghe».
Il mare maggiormente interessato da nuove richieste di trivellazioni petrolifere è il mare Adriatico dalle coste delle Marche, Abruzzo, Molise e Puglia. Ma sono interessate anche la costa ionica e il Canale di Sicilia.
«Il pericolo di inquinamento ambientale», continua Melilla, «è consistente, trattandosi di mari (Mediterraneo e l'Adriatico in particolare) sostanzialmente chiusi e per i quali sono state presentate numerose domande di ricerca e prospezioni e di coltivazioni di idrocarburi liquidi e gas».
L’articolo 1 (il solo che rappresenta la proposta di legge, articolo unico) recita: “… il divieto è altresì stabilito nelle zone di mare poste entro le dodici miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale…. Le disposizioni del presente comma si applicano anche per i procedimenti concessori di cui ai citati c. 4, 6 e 9 della L n. 9/1991 e successive modificazioni … Le predettte attività sono autorizzate previa sottoposizione alla procedura di valutazione di impatto ambientale di cui agli articoli 21 e seguenti, sentito il parere degli enti locali posti in un raggio di dodici miglia dalle aree marine e costiere…”.

«Questa proposta», chiude Melilla, «risolverebbe alla radice tutte le richieste di nuove autorizzazioni di trivellazioni quali Ombrina».

CONFINDUSTRIA: «ACQUA PULITA, DOVE È IL PROBLEMA?»

«Sono un problema le attività offshore o piuttosto l'inefficienza degli impianti depurativi, gli scarsi controlli degli scarichi civili ed agricoli, l'inciviltà di chi abusivamente riversa nelle acque ogni genere di inquinante?>. A chiederlo è la Confindustria di Chieti-Pescara, sostenendo che il mare vicino agli impianti offshore è pulito. «Pochi giorni fa - si legge in una nota - è stata sanzionata la pesca di frodo di pregiatissimo tonno rosso effettuata a meno di 500 metri dalla piattaforma ENI al largo di Giulianova, dimostrando di fatto due importantissime verità: che le acque in prossimità degli impianti offshore sono assolutamente pulite e protette tanto da essere luogo di riproduzione e riserva di specie pregiate; l'altra verità è che i controlli sono puntuali, efficienti ed in grado di garantire la sicurezza attiva e passiva al massimo livello».