GRANDE DISTRIBUZIONE

Licenziamenti Auchan: sabato sciopero dei dipendenti

Sostegno da parte di Prc Abruzzo

Redazione Pdn

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Licenziamenti Auchan: sabato sciopero dei dipendenti




PESCARA. Sciopero nazionale dei lavoratori del gruppo Auchan sabato 9 maggio per il primo turno di lavoro.
Anche i lavoratori pescaresi manifesteranno per difendere il loro posto di lavoro.
Auchan ha avviato una procedura di licenziamento collettivo per 1.426 lavoratori su tutto il territorio nazionale e la disdetta della contrattazione integrativa aziendale. Nell'ipermercato di Pescara Aeroporto sono previsti 37 licenziamenti, riservati al quarto livello.

Sono 10 le regioni interessate dalla procedura: solo nel Mezzogiorno sono stati dichiarati circa 700 esuberi, di cui circa 270 negli ipermercati della Sicilia, più di 200 in Campania, 150 in Puglia e quasi 100 tra Abruzzo e Sardegna. Coinvolti anche diversi punti vendita del Nord Italia dove i lavoratori colpiti dalla procedura sono più di500, tra Veneto, Piemonte e Lombardia, regione nella quale i licenziamenti annunciati da Auchan sono più di 300, anche in considerazione della prevista chiusura di un ipermercato. Più di 100 esuberi dichiarati in Lazio e nelle Marche.
Solidarietà ai lavoratori pescaresi viene espressa da Rifondazione Abruzzo, Maurizio Acerbo, della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, Marco Fars, segretario regionale del partito di Ferrero e Corrado Di Sante, segretario provinciale. 

«Auchan, come altri gruppi multinazionali della grande distribuzione - affermano i tre gli esponenti politici - vuole scaricare la crisi sui lavoratori dopo aver drenato per anni come aspirapolveri risorse dai nostri territori e desertificato il piccolo commercio. Usano la crisi per ridurre fortemente il costo del lavoro e ricorrere ulteriormente alla flessibilità del lavoro. Si buttano fuori maestranze che domani saranno sostituite col Jobs Act o aumentando il grado di sfruttamento di chi conserva il posto di lavoro. La stessa Federdistribuzione scrive che 'occorre aumentare il potere d'acquisto delle famiglie' ma poi come tutto il fronte padronale licenzia e riduce il potere contrattuale e quindi i salari dei lavoratori. La grande distribuzione in Italia - si legge nella nota - ha ottenuto la normativa più liberista in Europa e la possibilità di fare quello che gli pare grazie a norme votate da PD e Forza Italia. Quando i profitti crescono i lavoratori vengono spremuti e la grande distribuzione ottiene dalla politica di poterli spremere anche tutte le domeniche e i giorni festivi, quando il mercato si contrae i lavoratori si possono buttare fuori».
«Purtroppo - prosegue la nota di Rifondazione - la deregulation del commercio impedisce oggi anche alle istituzioni locali e regionali di poter esercitare pressioni forti visto che sono state private di qualsiasi potere di regolamentazione delle aperture. Comunque la politica che fin troppo ha regalato a Auchan (ricordiamo l'assai discutibile autorizzazione urbanistica rilasciata per l'insediamento vicino all'aeroporto) faccia sentire la sua voce a sostegno dei lavoratori e dei sindacati. Auchan ha persino usufruito, come denunciato a suo tempo da Rifondazione, per anni di decine di lavoratori a 300 euro al mese a carico della Provincia con la scusa dei tirocini formativi, con un utilizzo improprio dei tirocinanti nello svolgimento di attività ordinarie compensando carenze di organico. Una cosa è certa: per rilanciare i consumi bisogna difendere diritti e retribuzioni dei lavoratori non licenziarli. Bisogna cambiare le politiche di impoverimento di massa portate avanti dall'Unione Europea e dal governo Renzi come dai suoi predecessori, smetterla di regalare ogni anno decine di miliardi alla speculazione finanziaria sul nostro debito pubblico, introdurre un reddito minimo garantito per milioni di disoccupati», dicono infine Acerbo, Fars e Di Sante.