SEPARAZIONI

Regione, «anche il dirigente Carmine Cipollone “abbandona” la barca di D’Alfonso»

Il capo dipartimento lascia

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2966

REGIONE ABRUZZO TARGA




ABRUZZO. Dopo le dimissioni di Vittorio Di Biase che nel marzo scorso ha dato l’addio al ruolo di capo del dipartimento Opere pubbliche, governo del territorio e politiche ambientali, lascia anche
Carmine Cipollone, capo dipartimento (una volta detto direttore) del settore Bilancio e Risorse Umane.
«Queste defezioni fanno da contraltare alle sfarzose anticipazioni di D’Alfonso che nei mesi scorsi aveva promesso l’arrivo grandi dirigenti per risollevare le sorti dell’ente regionale», dichiarano il presidente della Commissione di Vigilanza Mauro Febbo e il capogruppo di Forza Italia, Lorenzo Sospiri.
I due ricordano gli annunci sui possibili arrivi: dall’ex ministro Barca, o l’ex vice segretario della Regione Lombardia Turturiello, ma anche il responsabile affari Comunitari Conferenza delle Regioni Andrea Ciaffi o Giovanni Farinella, ex Kpmg, società di revisione dei bilanci.
«Di questi professionisti dal curriculum prestigioso nemmeno l’ombra, essendo rimasti solo nei sogni del Presidente della Regione costretto oggi a rimpiazzare un altro importante dirigente».

Ma Sospiri e Febbo puntano il dito anche contro tutta una serie di delibere che prevedono una nuova riorganizzazione dei dipartimenti «che di fatto boccia tutto il lavoro fatto, poco e male, in questi mesi. Ridisegnare i dipartimenti significa iniziare tutto daccapo, con nuovi bandi per la designazione dei nuovi Direttori ecc...Quindi tutto fermo, tutto bloccato, purtroppo».
E i due tirano fuori un altro esempio per sottolineare che la Regione facile e veloce promessa non sempre riesce a muoversi come il presidente vorrebbe, ovvero le Misure a sostegno del sistema produttivo regionale: «la delibera di giunta 587/C del 23 settembre 2014 presentata in pompa magna durante una conferenza stampa, come solo sa fare solo il nostro Presidente, è rimasta lì, bocciata da Confindustria e dal sistema produttivo e mai portata in approvazione in Consiglio Regionale dopo un primo timido approccio in Commissione. E che dire delle anticipate e non smentite dimissioni del magnifico rettore Luciano D'Amico dalla presidenza di Tua a causa dei contrasti con le Organizzazioni sindacali che contestano il piano industriale? Purtroppo questa è la drammatica realtà: Abruzzo lento, praticamente fermo».
«Le vicende che negli ultimi mesi hanno interessato la mia sfera personale, unitamente all’intensissimo lavoro che si sta svolgendo all’interno di uno dei settori più delicati della Regione quale è quello delle opere pubbliche e della difesa del suolo – aveva scritto Di Biase - non mi consentono ulteriormente di svolgere il ruolo affidatomi con la serenità d’animo e l’adeguata lucidità di azione capaci di assicurare i richiesti livelli di risultato necessari e pretesi dall’attuale amministrazione regionale».
D’Alfonso lo aveva ringraziato per il lavoro svolto e allo stesso tempo aveva avvertito il successore: « il lavoro che ci attendiamo è pari a quello di Vittorio Di Biase e ogni giorno dovrà aumentare in intensità e quantità».

PAOLUCCI: « AVETE LASCIATO 530 MILIONI DI DISAVANZO E PARLATE ANCORA…?»
«Come è noto, nel mese di dicembre 2014 il capo del Dipartimento Risorse della Regione non fu individuato e fu nominato direttore pro-tempore Carmine Cipollone, che ringrazio sinceramente per l’opera prestata. A distanza di sei mesi occorre riattivare il bando, come prevede la legge».
E’ quanto spiega l’assessore alle Risorse umane della Regione Silvio Paolucci il quale, a proposito delle polemiche sollevate sulla questione dai consiglieri regionali di Forza Italia Lorenzo Sospiri e Mauro Febbo, rileva: «E’ sconcertante che dichiarino su tutto e su tutti proprio coloro che hanno lasciato in eredità agli abruzzesi 530 milioni di disavanzo, dato che emerge dal riaccertamento dei residui 2013».
Sul fatto che Cipollone sia il secondo direttore a dimettersi in pochi mesi, Paolucci osserva che «è comprensibile che la quantità e qualità del lavoro che si svolge oggi in Regione abbia determinato  queste due rinunce, un fatto che prima non accadeva e del quale tocchiamo con mano i risultati».