STORIA CHIUSA?

Abruzzo. Deciso e riconfermato: «chiudere i Punti nascita di Sulmona, Ortona, Atri e Penne»

L’Agenas dice no alle deroghe e bacchetta anche altri ritardi della Regione

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Abruzzo. Deciso e riconfermato: «chiudere i Punti nascita di Sulmona, Ortona, Atri e Penne»




ABRUZZO. «E’ confermata la possibilità di prevedere la chiusura dei Punti nascita con soglia di attività inferiore ai 500 parti/anno, compreso il Punto nascita di Sulmona, rispetto al quale si rende comunque necessario rafforzare l’interazione con il 118, anche attraverso l’istituzione di un’elisuperficie adatta al volo notturno al fine di determinare azioni di rendez vous con i mezzi a terra a garanzia della sicurezza delle partorienti e dei nascituri».
Firmato Agenas, agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. E’ questo il parere tanto atteso e sollecitato da politici, amministratori locali e comitati popolari per dirimere il contenzioso sulle decisioni del Cpnr (comitato percorso nascita regionale) che ha proposto di far restare aperti in Abruzzo 8 Punti nascita (L’Aquila, Avezzano, Pescara, Teramo, Sant’Omero, Chieti, Lanciano e Vasto) e di chiudere Sulmona, Ortona, Penne ed Atri. Ed è un parere negativo non solo per la possibilità di qualche deroga (come Sulmona), ma anche per altre problematiche segnalate che riguardano la sicurezza del parto, l’organizzazione della rete dell’emergenza urgenza, il trasporto materno e neonatale (Stam e Sten) e addirittura le Tin (le terapie intensive neonatali) che adesso sono tre, ma che debbono scendere a due, secondo i parametri nazionali dei bacini di utenza. L’unica nota positiva rispetto alle richieste di deroga alla proposta del Cpnr è l’istituzione di una superficie per l’atterraggio e il decollo degli elicotteri che - in collegamento con il 118 - dovranno far fronte alle emergenze anche notturne di alcuni parti.

IL NO DOPO UN ESAME DEI DATI E DELLE PERCORRENZE
In realtà il documento Agenas (8 pagine) è molto complesso ed articolato e non tratta solo l’argomento “Punti nascita”. E’ soprattutto una severa puntualizzazione delle inadempienze e dei ritardi nel completamento del Piano di rientro che – viene sottolineato -  ostacola la fine del commissariamento. In più c’è anche un richiamo al commissario Luciano D’Alfonso (ed all’assessore Silvio Paolucci) per «il notevole ritardo con cui la Regione Abruzzo sta procedendo alla riorganizzazione dei Punti nascita, delle culle di Tin (terapia intensiva neonatale) programmate, delle Unità operative di Ostetricia di secondo livello, che debbono essere due, così come le Tin», visto che in Abruzzo ci sono stati 10.256 nati nel 2013 ed il bacino di utenza delle Unità operative di primo livello “afferenti” è di 5.000 nati/anno.
Per la specifica richiesta sulle possibili deroghe alle chiusure, l’Agenas ha esaminato i tempi di percorrenza (aspetto che peraltro all’epoca del primo documento Cpnr sotto Chiodi era stato già illustrato dagli uffici regionali) ed ha rilevato che «non emergono particolari criticità, se non la necessità di porre maggiore attenzione per i comuni montani come Roccaraso e Castel di Sangro afferenti all’ospedale di Sulmona» e che per raggiungere un Punto nascita attivo impiegherebbero più di 90 minuti.
Di qui la proposta di un’elisuperficie e di una maggiore integrazione con il 118. L’Agenas poi rileva che dei 327 parti avvenuti a Sulmona, solo 318 sono di donne abruzzesi e di questi il 90% appartiene alla Asl L’Aquila-Avezzano-Sulmona, mentre il restante 10% proviene dalle Asl di Pescara (9%) e Chieti (1%). Mentre sul totale dei parti dei 40 Comuni afferenti a Sulmona, solo il 22% è stato effettuato in questo Punto nascita.

L’AGENAS ELENCA I RITARDI NELL’ATTUAZIONE DEL PIANO DI RIENTRO
Molto pesanti infine le considerazioni conclusive, che non riguardano solo il no a Sulmona, Ortona, Atri e Penne, ma sollecitano una maggiore efficienza nella gestione della sanità abruzzese. Intanto «per la riorganizzazione della Rete dei Punti nascita è necessario che la Regione definisca una tempistica certa», perché come evidenziato nella verifica 2013 dei Lea (livelli essenziali di assistenza) «la disamina degli standard e dei requisiti dei 4 Punti nascita da chiudere evidenzia numerose e critiche carenze organizzative, tecnologiche e di sicurezza che pongono seri interrogativi sul livello di sicurezza per la madre e per il bambino in queste Unità operative e impongono di attivarsi immediatamente per la soluzione di tutte le problematiche». Di qui il pressante richiamo all’attuazione del trasporto materno e neonatale e della rete di emergenza-urgenza. Ma le maggiori preoccupazioni del documento Agenas riguardano «l’organizzazione della rete ospedaliera secondo il modello hub (L’Aquila, Pescara, Teramo e Chieti) e spoke (gli altri ospedali)». In questi hub «sono previsti solo 4 Dea (dipartimento di emergenza) di primo livello e  manca in Abruzzo un Dea di secondo livello, mentre ci sono 12 Pronto soccorso e 5 Ppi (punti di primo intervento)».
 Mancano però precise indicazioni sui dove attivare i reparti «di maggiore specializzazione per le emergenze» e su quali sono «i criteri e le modalità per il trasporto e l’allocazione dei malati attraverso il 118».

Sebastiano Calella