COSTA DEI TRABOCCHETTI

Perimetrazione Parco Costa Teatina: non piace a tutti il lavoro di De Dominicis

Commissario entusiasta, gli altri un po’ meno

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parco costa teatina
CHIETI. Il 30 aprile scorso il commissario Giuseppe De Dominicis aveva dato l’annuncio ufficiale del lavoro concluso secondo il calendario ma la perimetrazione del futuro parco della costa dei trabocchi non piace a tutti. Si impuntano alcuni sindaci e qualche organizzazione di categoria.
Nello specifico i sindaci dei Comuni di San Vito Chietino, Rocca San Giovanni e Villalfonsina hanno inoltrato una missiva al Ministro dell'Ambiente con la quale criticano l'operato del commissario incaricato di predisporre la perimetrazione provvisoria del Parco.
I sindaci, nel ribadire la netta contrarietà alla istituzione del parco nazionale con particolare riferimento alla inevitabile creazione del Direttivo dell'Ente parco, quale organo sovraordinato ai Comuni, che escluderà proprio i sindaci - e quindi i cittadini - dalla gestione del territorio, fanno rilevare al Ministro che il Commissario ha svolto il suo incarico senza alcuna concertazione né con i Comuni («incontrati un'unica volta a Fossacesia il 5 dicembre 2014») né con le relative Amministrazioni che rappresentano le Comunità locali perché democraticamente elette dai cittadini.

«Questo è un aspetto assolutamente rilevante», dicono i sindaci di San Vito, Rocca Sa Giovanni e Villalfonsina, «perché, oltre alla Regione, i Comuni (proprio perché espressione diretta dei cittadini) sono gli unici soggetti, ai quali la legge sull'istituzione dei parchi attribuisce potere-dovere di partecipare al procedimento di istituzione del parco e che, quindi, il Commissario avrebbe dovuto obbligatoriamente consultare costantemente, tra l'altro con modalità ufficiali e non attraverso incontri che, semmai ci sono stati con gli altri Sindaci, si sono svolti nel chiuso di una stanza ed in modo assolutamente informale».
A ciò si deve aggiungere il fatto che il Commissario «non ha mai consultato gli uffici tecnici comunali nè ha acquisito presso gli stessi gli elementi conoscitivi e tecnico scientifici disponibili.
Ai Comuni, inoltre, non è stata trasmessa alcuna cartografia della proposta di perimetrazione nè delle diverse aree di protezione graduale individuate, come, del resto, ammesso dallo stesso Commissario nella sua nota fatta pervenire ai Comuni il 30 aprile scorso con la quale rassicura i Sindaci che «avrà cura di inviare al più presto copia del suo lavoro».
«Ancor più grave», aggiungono i sindaci, Rocco Catenaro, Gianni Di Rito, Mimmo Budano «è il fatto che, come risulta nella citata missiva, il Commissario ha anche predisposto (non si comprende con il contributo di quali soggetti) delle “Misure di salvaguardia” andando, quindi, ben oltre il compito affidatogli con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri limitato, invece, alla “delimitazione provvisoria del parco”».
Insomma, con tale operato «dirigistico» si è dimostrato –sostengono- «di voler predisporre la perimetrazione provvisoria del Parco senza l’obbligatorio coinvolgimento degli Enti locali, tenendo in considerazione soltanto la voce di alcuni movimenti e/o associazioni ambientaliste pregiudizialmente favorevoli al Parco anche perché - diversamente dai Sindaci - avranno diritto ad una comoda poltrona nell’organo che avrà pieni poteri nella gestione del Parco ovvero il Direttivo dell’Ente Parco».
La decisione del Commissario, pertanto, per i sindaci che scrivono al Ministro è «incoerente e farraginosa e non potrà che essere fortemente contrastata dalle nostre Amministrazioni in ogni sede anche per una sottolineatura di rilevanza costituzionale per mancata ottemperanza ai principi costituzionalmente protetti (artt.5, 117 e 118 della costituzione) di leale cooperazione, autonomia e decentramento».

ANCHE CONFESERCENTI INSODDISFATTA
Insoddisfatta anche la Confesercenti che per bocca di Giuseppe Susi, presidente regionale dei balneatori di Fiba-Confesercenti, e Simone Lembo, responsabile Turismo sostenibile della Confesercenti abruzzese, l'associazione presieduta da Daniele Erasmi e diretta da Enzo Giammarino sostiene che «il modello di Parco nazionale che abbiamo in mente vede le piccole imprese e le potenziali nuove imprese turistiche al centro delle azioni di sviluppo - spiegano Susi e Lembo - mentre questa ipotesi di perimetrazione include in fascia A zone ad alta urbanizzazione ed antropizzazione, con forti concentrazioni di stabilimenti balneari, al pari delle aree ad alto pregio ambientale. Le zone a forte concentrazione imprenditoriale non possono essere sottoposte allo stesso livello di tutela dei siti di interesse nazionale e comunitario, delle zone a protezione speciale, delle riserve già costituite, aree sulle quali invece il vincolo deve essere esteso e forte».