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Abruzzo, rinviata la chiusura di 19 uffici postali

Tutto congelato in attesa della concertazione con gli enti locali

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Abruzzo, rinviata la chiusura di 19 uffici postali






ABRUZZO. Il piano di riorganizzazione di Poste Italiane, che prevede in Abruzzo la chiusura di 19 sportelli, è stato sospeso, in attesa della concertazione con gli enti locali e di una valutazione più approfondita dell'impatto sul livello dei servizi e sull'occupazione.
È questa la risposta che il sottosegretario De Filippo ha fornito all'interrogazione illustrata in Aula dalla senatrice Stefania Pezzopane (Pd).
Nell'interrogazione presentata lo scorso febbraio, la senatrice chiedeva al governo di conoscere le ragioni di un piano di riordino così pesante e di scongiurare la chiusura degli uffici postali in Abruzzo, che avrebbe causato l’interruzione dei servizi in vaste aree della regione.
Solo in Abruzzo sono in totale 19 gli uffici a rischio chiusura (su 479), e precisamente 4 in provincia di Chieti (San Giacomo di Scerni, Guastameroli, Altino, Chieti), 5 in provincia dell’Aquila (Aragno, Assergi, Cese, Torrone di Sulmona, Civita di Oricola), 2 in provincia di Pescara (Piccianello, Roccafinadamo) e 7 in provincia di Teramo (Cologna, Faraone, Montepagano, Mutignano, Poggio Morello, Rocche di Civitella, Treciminiere).
Ci sono poi altri 35 uffici interessati dalla razionalizzazione.

Il Piano era stato presentato il 5 novembre scorso dall'amministratore delegato di Poste Italiane, Francesco Caio, in audizione in Commissione industria del Senato.
«La maggior parte degli uffici che rischiano la chiusura si trova in zone di montagna o in piccoli centri abitati, con una popolazione anziana, che nel periodo invernale sperimenta disagi nei collegamenti», aveva fatto notare la senatrice. «Gli uffici postali in questi piccoli centri rappresentano un servizio di pubblica utilità e spesso sono un punto di riferimento importante, anche con funzioni sociali. Se la strategia fosse confermata, la chiusura degli sportelli postali potrebbe produrre la scomparsa di alcune comunità. La risposta del Sottosegretario mi ha soddisfatto solo parzialmente- ha concluso la senatrice- Mi auguro che questa sospensione del piano di riorganizzazione comporti un'inversione di rotta rispetto alla chiusura e che si comprendano le ragioni del territorio e le esigenze dei cittadini di vedersi garantiti servizi essenziali, soprattutto n ei piccoli centri, che vedrebbero aggravata la loro condizione di isolamento».
Nei mesi scorsi il Consiglio di Stato aveva bocciato i tagli indiscriminati degli sportelli.
Poste Italiane, adombrano i giudici, non può fare spending review sulle spalle dei piccoli Comuni, determinando disservizi e disagi soprattutto alla popolazione anziana e a quella priva di strumenti tecnologici, «perché le chiusure devono tenere conto della dislocazione degli uffici postali, con particolare riguardo alle aree rurali e montane, ma anche delle conseguenze che la relativa presenza produce sull'utilità sociale».