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Società partecipate/2: fusioni e dismissioni. La Regione molla le vecchie zavorre

Non sono convenienti e alcune anche inattive

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Società partecipate/2: fusioni e dismissioni. La Regione molla le vecchie zavorre




ABRUZZO. Società partecipate della Regione. Quale futuro per loro?
Se la giunta D’Alfonso ha deciso di valorizzarne 4 (Abruzzo Engineering, Abruzzo Sviluppo, Fira e Saga) ha deciso anche che altre vadano dismesse e razionalizzate. Basta, insomma, detenere quote in partecipate che valgono poco o niente e che non avrebbero grossi potenziali. In alcuni casi si punta anche alla fusione, come nel caso dei consorzi di ricerca Crab, Crivea, Cotir, per evitare inutili doppioni ed arrivare ad un contenimento dei costi.
Il Crab è il consorzio di ricerche applicate alla biotecnologia, attualmente in liquidazione. Capitale sociale 1,3 milioni di euro. Organi di amministrazione: 1 presidente, 4 liquidatori, 5 consiglieri, 3 sindaci.
I conti non tornano: 182 mila euro di perdite solo nel 2013. La giunta regionale, come detto, con una delibera del dicembre scorso ha pensato di avviare un processo di razionalizzazione del sistema della ricerca regionale «auspicando una aggregazione fusione o integrazione del Crab con Crivea (consorzio per la ricerca viticola ed enologica ) e Cotir (consorzio per la divulgazione e sperimentazione delle tecniche irrigue)».
Dunque i tre consorzi confluiranno in un unico organismo societario «da individuare secondo le modalità dello statuto regionale vigente». Perché? Perché salterebbe fuori un unico consiglio di amministrazione ed un unico collegio dei revisori dei conti che vorrebbero dire una riduzione significativa della spesa attualmente sostenuta ed «una migliore efficienza ed efficacia gestionale complessiva».
La strada appare tutta in discesa anche perché nei mesi scorsi scorso le assemblee dei soci dei tre consorzi hanno già deliberato lo scioglimento e la liquidazione delle tre società per arrivare all’istituzione di un unico soggetto giuridico nel settore della ricerca agroalimentare.
Come la situazione degli altri due consorzi? Il Crivea ha un capitale sociale di 41.440 euro. La Regione ha il 63% delle quote. Gli altri soci sono il Comune di Miglianico (23,7%) ma anche società agricole e cantine.
Al momento ci sono 4 liquidatori. Si sono calcolate perdite di poco inferiori ai 55 mila euro nel 2012. Il Cotir, invece, ha un capitale sociale 10 mila euro, la Regione detiene il 61% delle quote.

APPROFONDIMENTO SUL CENTRO AGROALIMENTARE
Merita un approfondimento, invece, secondo la giunta regionale, la situazione del Centro agroalimentare la Valle della Pescara che gestisce a Cepagatti il mercato all’ingrosso.
Il capitale sociale è di 15,3 milioni di euro, la Regione Abruzzo detiene il 77,4% delle quote. Altre partecipazioni Ccia Chieti, Ccia Pescara, Provincia Pescara, Caripe, provincia Chieti, Fira, Carichieti, Comune Cepagatti e Sma società mercantile abruzzese. Conti? Problematici: 1 milione di perdite nel 2013.
Il 20 ottobre scorso l’assemblea dei soci ha deliberato la revoca dello stato di liquidazione della società e la nomina di un cda composto da tre membri. Da una visura camerale la Regione ha appreso che la società ha chiuso in perdita tre esercizi e che al 30 settembre 2014 dispone solo di due dipendenti.
«In sede di approfondimento», si legge nel documento allegato alla delibera di giunta nel quale si studia e si programma il futuro delle partecipate, «occorrerà valutare se la revoca dello stato di liquidazione costituisce un primo passo verso la valorizzazione della società ed il miglioramento dei risultati di gestione».

SOCIETA BYE BYE
Ci sono poi le società di cui la Regione vuole disfarsi. Come il Centro Ceramico Castellano: capitale sociale 166.515 euro, l’Ente regionale detiene il 30,6% delle quote e partecipa come socio fondatore alla società ma tale partecipazione, «non sembra rivestire carattere strategicamente rilevante», si legge nel documento, «in considerazione anche delle vicende susseguitesi in ordine al pagamento dei contributi annuali che possono essere autorizzati solo in base ad espressa previsione normativa regionale».
Per questo si ritiene che questa partecipazione possa essere dismessa.
Stessa sorte per il circolo nautico Vallonchini, la società che ha come oggetto sociale la costruzione e gestione di un porto turistico a Roseto; capitale sociale 462 mila euro, la Regione detiene solo il 10% delle quote. Già un anno fa la giunta regionale di centrodestra ne aveva disposto la dismissione «non ritenendola strategica».
Non sembra strategico nemmeno il consorzio ‘Ricerca per innovazione tecnologica, qualità e sicurezza degli alimenti’, ovvero la società , senza scopo di lucro, che promuove attività di ricerca per lo sviluppo tecnologico nel settore agroindustriale e in quello agricolo: capitale sociale 70 mila euro, la Regione ha il 4,4% delle quote. Tanti altri soci: i tre atenei abruzzesi (17% l’uno), Fondazione Mario Negri, Selex es spa ma anche Cantina Miglianico, Valagro spa , il pastificio Cocco, Pelino, Marramiero, Farnese vini, l’azienda agricola Masciarelli e il Molino Alimonti.

Il consorzio dal settembre 2014 contra un addetto e 5 amministratori. «Tali elementi inducono a ritenere», sostiene la Regione, «che tale partecipazione possa essere dismessa. In subordine si suggerisce di valutare l’opportunità di procedere l’accorpamento del consorzio per l’istituendo organismo societario destinato ad operare nel settore della ricerca agro-alimentrare».
Non convince più nemmeno il Consorzio polo universitario di Sulmona e del Centro Abruzzo: capitale sociale 163 mila euro. Partecipazione della Regione del 61% e la società è «promotrice di attività organizzative e strumentali per il radicamento a Sulmona di un polo universitario da porre al servizio della Valle Peligna, Alto Sangro, centro Abruzzo che svolga attività di ricerca scientifica, didattica, tecnologica».
Organi d’amministrazione: 1 presidente e 9 consiglieri più un collegio di 5 sindaci. La voce di ricavo del consorzio è costituita dai contributi ricevuti dai consorziati che nel 2013 sono stati pari a 150 mila ero su un totale del valore della produzione di 156 mila euro. «Questi elementi inducono a ritenere che questa partecipazione possa essere dismessa», chiude la Regione.

Chiude la lista delle bocciate la Majella spa: capitale sociale di 900 mila euro (versato 466 mila euro).
La Regione detiene il 30% delle quote. La società ha per oggetto principale la realizzazione e la gestione del comprensorio Passolanciano- Majelletta di impianti di completamento e collegamento dei due sub bacini sciistici esistenti. Organi d’ amministrazione: 1 presidente e 4 consiglieri, 5 sindaci. Da una visura la Regione ha scoperto che la società è inattiva con un solo addetto ed in perdita negli ultimi tre esercizi. Per questo la decisione è quella di dismetterla.