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Regione Abruzzo, sindacato dirigenti contesta riorganizzazione: «ritorno al passato»

Direr propone riduzione del 10% delle posizioni dirigenziali

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Palazzo giunta regionale Abruzzo


ABRUZZO. Il sindacato Direr dei dirigenti regionali contesta la riorganizzazione della struttura regionale (la seconda in 6 mesi) ad opera della Giunta Regionale guidata da Luciano D’Alfonso .
Il sindacato più rappresentativo dei dirigenti e dei quadri regionali sostiene che ad oggi manchi «un disegno strategico complessivo». Insomma le ultime manovre, in via di approvazione, e i nuovi spostamenti non convincono e si chiede di correre ai ripari prima che sia troppo tardi, prima che si perda tempo prezioso.
Tra le contestazioni: l’aumentano del numero dei dirigenti fra interni ed esterni e il ritorno dell’affidamento ai dirigenti di «servizi fantasma, anche con un solo ufficio».
In un momento in cui l’Autorità Anticorruzione ed il dibattito nazionale spinge verso un unico soggetto che aggiudichi tutti gli appalti (forniture, beni e servizi), contesta ancora il sindacato, la Regione si avvia ad un modello organizzativo che replica una articolazione in più Dipartimenti ed in più Servizi nello stesso Dipartimento.
Inoltre il Direr sostiene che ci sia un aumentano dei costi «senza una comprensione reale della motivazione»: in discussione la decisione di puntare su un dirigente a L’Aquila con l’unico compito di coordinare l’ufficio di Roma e il ripristino di un dirigente solo per Bruxelles ed un ufficio nella stessa sede.
Anche sulle Politiche Europee, come per la programmazione, c’è qualcosa da recriminare: «assistiamo ad una grande frammentazione, con pochi progetti distribuiti sulla Direzione Generale e su più Dipartimenti», spiega il segretario Silvana De Paolis.

Il sindacato chiede poi spiegazioni su quella che sarà la vera funzione del Direttore Generale: «c’è grande squilibrio fra l’importanza del ruolo, in teoria, e la pochezza dei contenuti delle attività allo stesso affidate in sede di riorganizzazione».
Insomma per il Direr più che scatto in avanti ci sarebbe stato un vero e proprio ritorno al passato: «il modello sembra tornare indietro nel tempo, alla vecchia legge 58 del 1985, seguendo una logica antica, quando si ragionava esclusivamente per procedure e procedimenti. La Regione non è un grande Comune». Il sindacato chiede da tempo a gran voce una struttura organizzativa che lavori per obiettivi e progetti, non per procedure.
«Non è pensabile», dicono dal Direr, «che un dirigente non abbia almeno 15 dipendenti ed una struttura composta da non meno di 3 uffici da coordinare: questo è l’unico criterio valido per ridurre il numero dei dirigenti che noi sentiamo profondamente».

«RIDUZIONE DEL 10%»
Il sindacato propone una riduzione del 10% delle posizioni dirigenziali: «avevamo letto con interesse il documento programmatico che parlava di una programmazione unica ed oggi scopriamo che viene proposta una ulteriore frammentazione anche rispetto alla organizzazione del precedente Governo regionale, senza un centro unitario».
Il sindacato Direr è contrario al disegno di riforma presentato e «fortemente preoccupato» perché, se venisse approvato, «non potrebbe che aggravare il grande disagio in cui quotidianamente lavora la classe dirigente ed i dipendenti regionali tutti, con pesanti ricadute sui servizi ai cittadini e sull’intera comunità abruzzese».
«Auspichiamo risposte concrete dal Governo Regionale», chiude De Paolis, «nella separazione delle competenze e delle funzioni, ma nel comune obiettivo di lavorare per migliorare la pubblica amministrazione e per il bene della collettività dell’Abruzzo».

GERARDIS DIFENDE LA RIORGANIZZAZIONE
Cristina Gerardis, direttore generale della Regione replica alle affermazioni di De Paolis e si dice «sorpresa» per le dichiarazioni della rappresentante sindacale: «non è vero che è in atto la seconda riorganizzazione in sei mesi. Questa è da considerarsi l'azione riorganizzativa fondamentale che  è stata disegnata in funzione del programma di governo ».
«Non si è affatto ragionato per procedure e procedimenti», spiega poi Gerardis: «si è ragionato per temi e per obiettivi di lavoro. E non corrisponde al vero che le posizioni dirigenziali siano aumentate. Il paragone meramente numerico non è corretto: la struttura precedente prevedeva 15 posizioni apicali e 80 servizi, per un totale di 95 posizioni dirigenziali. Il numero complessivo nella nuova organizzazione è rimasto invariato ma sono diminuite le posizioni direttoriali apicali, da 15 a 8, compreso il direttore generale. Da qui un risparmio per la Regione di 192.695 euro, senza alcuna perdita di efficienza».
Gerardis contesta anche le affermazioni secondo le quali sarebbero stati creati servizi fantasma: «l'unico servizio con un solo ufficio è quello che riguarda i rapporti con il sistema delle Conferenze Stato-Regioni». A Bruxelles, invece, «non avrà sede alcun dirigente: il servizio legato alla sede estera è collocato, come prima, in Abruzzo, e ne è valorizzata la valenza progettuale e di sviluppo.
«Antiquata», continua Gerardis, l'affermazione secondo cui un dirigente dovrebbe avere almeno 15 dipendenti: «non se ne comprende il senso, dato che non è dal numero delle persone addette che si pesa un servizio, bensì da ciò che fa, dalla sua strategicità, dal risultato che gli si chiede di raggiungere. Pure aprioristica e apodittica è l'indicazione di una percentuale di riduzione dei dirigenti (e desta stupore che lo faccia proprio una organizzazione sindacale di categoria)».
Il direttore generale spiega poi che la nuova organizzazione prevede una stazione unica appaltante presso il Dipartimento delle opere pubbliche per ciò che riguarda appunto le opere. Mentre con riferimento all'acquisto di beni e servizi, è prevista la presenza di una centrale unica di committenza della Regione presso il Dipartimento delle risorse.
«Nessuna dispersione, ma accentramento», assicura ancora Gerardis e «destituita di fondamento»  l'affermazione secondo cui il direttore generale sarebbe privo di compiti sostanziali e importanti: «l'articolazione della direzione generale mostra chiaramente come essa sia stata pensata come la sede del coordinamento della Regione, una vera e propria regia decidente, atta a monitorare e uniformare le attività di tutti per assicurare la realizzazione degli obiettivi del governo regionale. Tanto è fondamentale tale ruolo che il direttore generale svolgerà anche la valutazione dei risultati raggiunti».