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Regione Abruzzo e società partecipate, le fantastiche 4 su cui punta la giunta D’Alfonso

Dopo la fusione dei trasporti ecco i progetti della Regione

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Regione Abruzzo e società partecipate, le fantastiche 4 su cui punta la giunta D’Alfonso




ABRUZZO. Quattro società partecipate da valorizzare, 3 oggetto di fusione, 2 situazioni incerte in fase di approfondimento e 6 società con un destino segnato che si chiama dismissione.
Sono questi i piani della Regione Abruzzo che nelle scorse settimane ha approvato una delibera per ufficializzare il processo di razionalizzazione delle varie società di cui detiene quote. E se “Tua”, la società unica di trasporto è già realtà (fusione per incorporazione di Arpa, Gtm e Sangritana), adesso c’è da pensare alle altre.
Tra le tre società fortunate da valorizzare c’è Abruzzo Engineering (60%) per la quale la ex giunta regionale guidata da Gianni Chiodi aveva già segnato un futuro nero con la messa in liquidazione nel periodo 2010-2011.
Ma il governo di centrosinistra è convinto che il potenziale per fare meglio ci sia. Scettico, invece, l’ex presidente della giunta di centrodestra, Gianni Chiodi, secondo cui l’operazione sarebbe disperata o per usare le sue parole «una illusione». Già, perché revocare la liquidazione vorrebbe dire per la Regione spendere almeno 20 milioni di euro, soldi da rintracciare da qualche parte se non altro per acquistare le quote della Selex sema che detiene il resto del pacchetto.
La società pubblico-privata oggi conta 185 dipendenti, 110 dei quali impegnati nella ricostruzione post-sisma dell’Aquila, ma con convenzione scaduta con il Comune, e gli altri in cassa integrazione
Il capitale sociale è di 1,1 milioni di euro, la Regione detiene il 60% delle quote. Gli altri soci sono Selex service Managment (30%) e la Provincia de L’Aquila (10%).  Nel 2011 si sono registrate perdite per 504 mila euro, oltre 1 milione nel 2012. Già a febbraio 2015 la giunta regionale ha manifestato l’intenzione di conferire «un nuovo impulso» ad Ae: l’idea è quella di rilevare le quote di capitale sociale della Selex Se.Ma per poi procedere all’affidamento diretto di prestazioni relative a progetti di informatizzazione dei servizi territoriali ed ambientali. Insomma il futuro, almeno sulla carta, è tutt’altro che nero. Bisognerà vedere cosa si riuscirà a fare nel concreto, ovvero dove reperire i capitali necessari e che impostazione dare poi alla società.
C’è poi un altro problema non secondario: i fatti hanno dimostrato in passato che gran parte dei lavori ad alta tecnologia erano effettuati da personale della Selex sema che non sarebbe in questo caso più disponibile lasciando tutti gli oneri in capo agli assunti di Ae. Riusciranno i nostri eroi davvero ad essere operativi e a produrre valore aggiunto visto l’alto costo pubblico per la salvezza?

ABRUZZO SVILUPPO
Stesso ottimismo della giunta D’Alfonso anche per Abruzzo Sviluppo, la società di supporto alle strutture regionali che cura anche la gestione di alcune misure di incentivo rivolte alle Pmi. Detenuta interamente dalla Regione ha un capitale sociale di 1 milione di euro. Nel 2011 l’Ente regionale per garantire la continuità nell’esercizio delle funzioni ha autorizzato la società in house ad acquisire la totalità delle azioni di Sviluppo Italia spa dalla Invitalia Spa.
Abruzzo Sviluppo conta ad oggi 1 presidente, 2 consiglieri e un collegio composto da 5 sindaci.
I conti: nel 2011 si è chiuso con un utile di -10.347 euro, nel 2012 di -733.385 euro e nel 2013 con un + 2.516 euro.  Secondo la giunta D’Alfonso «la partecipazione nella società è strategica e pertanto da non dismettere».
Si suggerisce però di valutare l’opportunità di procedere alla fusione per incorporazione della controllata Sviluppo Italia Abruzzo nella controllante Abruzzo Sviluppo spa.

Il filo conduttore comune anche in questo caso è la mera e fredda “presa d’atto” di uno stato che negli scorsi anni è stato passivo e dunque potrebbe far pensare ad una cattiva gestione che dai dati più recenti sembra essere diventata, invece, più "virtuosa".

FIRA UBER ALLES
Capitolo Fira: capitale sociale di 5,1 milioni di euro. La Regione ha una quota del 51% il resto è detenuto da Caripe Spa (19,6%), Bper (12,6%), Carichieti (9,6%), Banca popolare dell’Adriatico (2,8%) e banca delle Marche (1,5%). Gli organi di amministrazione sono composti da 1 presidente, 7 consiglieri. Il collegio conta 5 sindaci. I conti sono in ordine: nel 2013 si è registrato un attivo pari ad 82 milioni di euro e ricavi per 5,1 milioni. Grandi progetti sulla società costituita nel 1987 da una legge regionale e che in passato gestiva incentivi alle imprese e alle famiglie.
La sua presenza è «strategica», secondo la giunta D’Alfonso, che ipotizza addirittura di rilevarla interamente per «poter disporre di una società finanziaria in house che possa intervenire in maniera snella in tutte le politiche finanzieri per le imprese».
Al momento la normativa vigente non permette, vista la compagine sociale, l’affidamento diretto di attività di competenza della Regione. Strano, perché in passato qualche affidamento (mai contestato) pure c’è stato così rimane un caso unico e raro che i documenti della “brillante” gestione rimangano segreti a tutti e persino ai consiglieri regionali che poi devono controllare come venga gestita la società attraverso la quale passano centinaia di milioni di euro pubblici e che vengono assegnati  a migliaia di beneficiari…   

LA SAGA DEI DEBITI
Chiude il capitolo valorizzazione la Saga, 7 milioni di capitale sociale, è la società che gestisce l’aeroporto di Pescara  (la regione ne detiene il 99,4%). Gli altri soci di minoranza sono la Ccia di Pescara, quella di Chieti, il Comune di Pescara (ognuna ha lo 0,17%) e Future Cleaning (0,005%). I conti per il momento non tornano.
La partecipazione azionaria, rileva la giunta di centrosinistra, «è da ritenersi assolutamente strategica e quindi non soggetta a dismissione». D’Alfonso pretende che i conti tornino presto in ordine, c’è stato il cambio del cda, l’arrivo di Nicola Mattoscio, e si punta tutto sui collegamenti nazionali e internazionali con Alitalia.  A questo giro non si può più sbagliare.
Rimangono sul piatto una serie di difficoltà ancora non risolte legate soprattutto al ripiano dei debiti che più volte è stato sanzionato dalla Corte Costituzionale come manovra non possibile ed ora si punta tutto sui voli e nell’incremento di rotte e mercati.
Anche in questo caso fare peggio è molto difficile ma questo non rassicura nessuno.