FUTURO NERO

Petrolio, Regione Abruzzo dice no alle trivelle della Croazia nell’Adriatico

Intanto la mancata perimetrazione del Parco della Costa teatina favorisce nuove concessioni

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Petrolio, Regione Abruzzo dice no alle trivelle della Croazia nell’Adriatico


ABRUZZO. E' stato trasmesso ufficialmente al Ministero dell'Ambiente il parere della Regione Abruzzo, richiesto a tutte le Regioni Italiane che si affacciano sul Mar Adriatico, sul Piano di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatica, sulla costa antistante la Croazia.
Il parere negativo espresso dalla Regione Abruzzo si basa sulla considerazione che l'attuazione di tale Piano determinerà rilevanti impatti negativi sull'ambiente marino del Mare Adriatico con ripercussioni anche sul territorio regionale. La Giunta regionale, nei prossimi giorni, adotterà una delibera con cui farà proprio il parere reso dalla struttura competente.
Il Piano prevede, in tutta la porzione di Mare Adriatico croato, esecuzioni di rilievi sismici e perforazioni esplorative, finalizzate alla ricerca di idrocarburi (petrolio e gas), e perforazioni di pozzi per l'estrazione finalizzate alla produzione di idrocarburi.
In particolare, la Regione ha ravvisato la mancanza, nella documentazione trasmessa, della proposta di Piano, di cui si ha solo una breve descrizione in italiano e un accenno all'interno del Rapporto Ambientale, necessaria per comprendere in maniera approfondita tutti gli elementi della pianificazione ed i relativi impatti ambientali.
Sulla base della documentazione fornita dalla Croazia, poiché il rapporto trasmesso non riportava né una valutazione cumulativa degli effetti né il numero massimo di pozzi realizzabili, si è ritenuta non quantificabile l'entità degli sversamenti in mare dei fluidi di perforazione derivanti dalla fase di perforazione dei pozzi; non approfondite, inoltre, la questione legata alla valutazione del rischio di incidenti e quella legata alle fasi di dismissione dei pozzi esauriti e dei relativi impatti che ne potrebbero derivare. Infine, non adeguatamente valutati i possibili impatti sull'ambiente marino e sulla fauna (in particolare rettili e cetacei).
«L’idea di trivellare nel Mare Adriatico è aberrante, pericolosa e non guarda al futuro», commenta il senatore Gianluca Castaldi, portavoce del Movimento Cinquestelle a Palazzo Madama, che coordinerà sabato prossimo, 25 aprile, l’incontro Transfrontaliero Italia-Croazia in programma a Vasto presso il Camping Village Grotta del Saraceno a partire dalle 9,30. «Bisogna salvare il nostro mare – afferma Castaldi -: il prossimo 25 aprile non ricorderemo solo la Liberazione dell’Italia dal nazi-fascismo, ma daremo anche il via alla lotta di liberazione dell’Adriatico dall’occupazione delle trivelle».

IL PARCO DELLA COSTA TEATINA
Intanto dopo Ombrina anche per Rospo Mare la commissione ministeriale afferma che il Parco della Costa Teatina non è un elemento da prendere in considerazione in quanto non è stato istituito
La vicenda Rospo Mare si definisce con l'AIA -Autorizzazione Integrata Ambientale – che si avvia nel 2012, a seguito dei pareri positivi della CTVIA – Comitato Valutazione di Impatto Ambientale - del 2009 e 2010, che erano stati “momentaneamente congelati” dal Decreto Legislativo Prestigiacomo dalla vita breve. Dopo un contenzioso in specie con il Comune di Vasto, tra osservazioni, e controdeduzioni, nel 2014 arriva il parere positivo AIA/VIA integrate. Partono le Conferenze Unificate, ed il 15 aprile scorso, il Decreto Ministeriale a conclusione dell’iter di insediamento delle piattaforme di Rospo Mare.

«C’è un passaggio del Decreto Ministeriale su Rospo Mare», commenta Fabrizia Arduini, presidente associazione Wwf Zona Frentana e Costa Teatina, «che rende bene l’idea di quanto tempo è stato perso dalla politica: “omissis...per quanto riguarda eventuali modifiche ambientali in relazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, si rileva ad oggi che il Parco non è stato istituito”. I cittadini abruzzesi, che dal 2007 hanno espresso a più livelli il proprio dissenso allo sfruttamento fossile del proprio mare e della propria terra, sono in mano a diversi sindaci che urlano no al petrolio ma anche no al Parco della Costa Teatina, ed ad una politica regionale sempre più all'angolo e silenziosa, ed una nazionale, che viene alle manifestazioni a sfilare, ma poi vota favorevolmente sia il Decreto Passera che lo Sblocca Italia rendendo più facile la petrolizzazione del territorio abruzzese».