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Assessore Paolucci: «pazienti in Adi, niente ticket»

E’ la risposta ad un’interrogazione del consigliere Mario Olivieri

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Assessore Paolucci: «pazienti in Adi, niente ticket»

Mario Olivieri




CHIETI. «Il paziente in Adi (assistenza domiciliare) non paga il ticket sulle prestazioni sanitarie (controlli ematochimici e strumentali)».
Silvio Paolucci, assessore regionale alla sanità, ha risposto così all’interrogazione sull’argomento del consigliere Mario Olivieri (Abruzzo civico). In realtà il consigliere stesso ricorda di aver raccolto la segnalazione dell’Intersindacale sanitaria (Isa) e di aver chiesto chiarimenti su una cosa ampiamente nota e cioè la gratuità delle analisi per questi pazienti. Purtroppo gli interpreti del diritto “made in Asl Chieti” avevano forzato in qualche modo la vicenda, tralasciando di intervenire e di rispondere alle sollecitazioni: «infatti la Asl -con grande rispetto delle Istituzioni - mi ha costretto a presentare questa interrogazione perché come consigliere regionale avevo inviato una nota alla Direzione sanitaria, che non mi ha nemmeno risposto», fa notare lo stesso Olivieri, come peraltro aveva lamentato anche Walter Palumbo (Isa) che per due mesi ha battuto sul punto segnalando che il Cup di Chieti aveva adottato una procedura difforme che portava comunque al pagamento del ticket.
Invece e finalmente è stata fatta chiarezza: il paziente in Adi è come un ricoverato “a domicilio” e - come si sa - i ricoverati non pagano il ticket sulle analisi.
L’assessore Paolucci ha chiarito che «la Asl di Chieti non ha, recentemente, emesso alcun provvedimento inerente la partecipazione alla spesa per prestazioni  rese a pazienti in Adi, ma che il pagamento delle prestazioni per questi pazienti riguardava gli esami di laboratorio eseguiti all’Ospedale di Chieti».
 Ma per queste prestazioni, se autorizzate dal Distretto sanitario, anche al di fuori del Pai (piano assistenziale individuale), non si paga ticket. Nessun commento da parte di Paolucci sul fatto che nella “repubblica indipendente della Asl di Chieti” c’è una classe dirigente che interpreta, magari anche legittimamente, le disposizioni regionali e nazionali, ma non si coordina con le altre Asl e con l’assessorato alla sanità. E non si accorge di creare difformità di prestazioni, visto che al Cup di Chieti il ticket per i pazienti Adi si pagava ed altrove no.
In realtà, quasi in contemporanea con la risposta dell’assessore, la Asl aveva organizzato una riunione interna per uscire da questa impasse che durava da circa due mesi ed aveva scelto una linea mediana appellandosi al Pai, cioè al piano assistenziale individuale, per comunque spremere questi malati che sono tra i più deboli. Sarebbe solo bastata una maggiore collaborazione con i medici di famiglia per evitare proteste ed interrogazioni.
Sebastiano Calella