Punti nascita, entro la settimana l’ultima decisione tecnica

Pezzopane interroga ministro Salute

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Assessorato alla sanità

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ABRUZZO. Tra una settimana, forse anche meno, il Comitato percorso nascita regionale (Cpnr) farà conoscere le sue ultime proposte sulla riorganizzazione dei Punti nascita, dopo la riconvocazione urgente per riesaminare l’esclusione di alcuni Punti, tra cui Sulmona.
Ieri infatti, sotto gli uffici di Via Conte di Ruvo, una rappresentanza abbastanza rumorosa di cittadini ha sottolineato il disagio che si vive nel centro peligno e successivamente una delegazione è stata ricevuta dal direttore dell’assessorato alla salute ed al welfare Angelo Muraglia, che ha avuto in eredità questo problema dal suo predecessore.
In sostanza, alle rimostranze della delegazione, il direttore ha spiegato che il documento approvato dal Cpnr non dice che da domani si chiude questo o quel Punto nascita: «I tecnici hanno elaborato un piano secondo i requisiti di sicurezza dei Punti nascita ed in grado di rispondere alle richieste pressanti del Tavolo romano di monitoraggio che considera questo ritardo dell’Abruzzo come un’inadempienza grave da sanare – ha spiegato Muraglia – questo Piano indica un percorso per arrivare alla realizzazione integrale dell’organizzazione che consentirà di nascere in sicurezza anche in Abruzzo, così come in altre Regioni. Questo è il compito dei tecnici ed in breve il Cpnr darà una risposta alle vostre richieste». 

Sullo stesso tono le rassicurazioni fornite da Alfonso Mascitelli, che fa parte del Comitato tecnico nella sua veste di responsabile pro tempore dell’Agenzia sanitaria: «Abbiamo ricevuto alcune osservazioni dei rappresentanti istituzionali e dei Comitati e le esamineremo in breve, entro la settimana. Infatti proprio per sveltire i lavori sono state create due sotto commissioni che entreranno nel merito delle nuove richieste, anche dal punto di vista tecnico».
Si è saputo anche che ieri alcune Asl hanno presentato il loro cronoprogramma per l’adeguamento strutturale dei nuovi Punti nascita e l’elenco delle risorse umane necessarie per riqualificare i reparti regionali che restano aperti e che erano stati lasciati in abbandono negli ultimi anni.
Sempre Mascitelli ha dato notizia della redazione dei nuovi protocolli per la riorganizzazione (meglio sarebbe dire: l’istituzione) in Abruzzo della Stam (trasporto mamma) e Sten (trasporto neonati) in accordo con Ginecologi e Neonatologi. Il che significa che si va verso l’omogeneità dei trattamenti dei neonati abruzzesi, per cui chi nasce troverà dappertutto la stessa organizzazione che lo prenderà in carico, in caso di bisogno.
Intanto il centrodestra dopo la battaglia in Consiglio regionale ha ottenuto l'inserimento della dottoressa Manuela Mucci, Responsabile UOSD di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale “Gaetano Bernabeo” di Ortona, all'interno proprio del Comitato Tecnico del Percorso Nascita chiamato a riunirsi e discutere nuovamente sulla chiusura dei Punti nascita in Abruzzo. «Continua pertanto il nostro massimo impegno – commenta Mauro Febbo - per difendere il Punto Nascita di Ortona, struttura fondamentale per la provincia di Chieti dove abbiamo da sempre sostenuto che sussistano tutti i requisiti che possano scongiurarne la chiusura».

Sebastiano Calella

INTERROGAZIONE PEZZOPANE AL MINISTRO SALUTE
«L'accreditamento dei punti nascita andrebbe fatto sulla base dei requisiti piu' ampi e che comprendano gli aspetti territoriali, dei livelli professionali, strutturali e tecnologici e non avere come discrimine essenziale il solo riferimento numerico dei parti annui».
E' questo uno dei punti chiave dell'interrogazione che la senatrice Stefania Pezzopane ha rivolto al ministro della Salute, insieme ad altre colleghe e colleghi del Pd, sui punti nascita. Nell'interrogazione si chiede di conoscere sulla base di quali criteri sia stato stabilito lo standard minimo di 500 parti annui, come limite di sicurezza, limite praticamente mai raggiungibile nelle aree interne di montagna, come sicuramente lo e' Sulmona, pur in presenza di presidi ospedalieri attrezzati e professionalmente adeguati.
«L'assunzione di tale standard comporta nel nostro paese la chiusura pressoche' totale dei punti nascita dei distretti montani e delle zone rurali - afferma la senatrice - finendo per concentrare tutti i servizi nei grandi presidi ospedalieri, che sarebbero sovraffollati, prefigurando una riduzione eccessiva dei servizi nelle zone rurali, anche di carattere primario per le comunita'. Alcune Regioni stanno giustamente applicando delle deroghe, per esempio la Toscana, che si sta facendo carico della questione aree interne e montane in maniera ammirevole».
 Nell'interrogazione si chiede anche di conoscere quali misure specifiche il ministero pensa di adottare, a tutela della donna partoriente e del nascituro, considerata la distanza degli ospedali piu' vicini e dei lunghi tempi di percorrenza dovuti alle peculiarita' dei territori montani. E se queste scelte non comportino costi aggiuntivi per investimenti nei grandi presidi ospedalieri gia' sovraffollati.