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Consiglio regionale, basta ‘porcate’: è arrivato il voto elettronico

Ieri l’accensione ufficiale: quanto durerà?

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Consiglio regionale, basta ‘porcate’: è arrivato il voto elettronico




ABRUZZO. Ieri i consiglieri regionali d’ Abruzzo per la prima volta hanno utilizzato il sistema del voto elettronico.
Stop dunque all’alzata di mano e via libera ad un sistema di votazione moderno, al passo con i tempi e soprattutto trasparente. Un momento importante per una Regione tristemente nota per una lunga tradizione di votazioni su provvedimenti a dir poco controversi, solitamente definiti “porcate”, che sono stati approvati senza che poi si potessero conoscere i nomi e i cognomi di chi aveva espresso il proprio voto a favore. Ma adesso, con il nuovo sistema, le cose sono destinate a cambiare. Con notevole ritardo anche il Consiglio regionale abruzzese si è adeguato alla tecnologia.
Ci sono voluti molti anni per raggiungere questo obiettivo e anche quando il tabellone elettronico è stato installato in aula (nel 2010) c’è stata una certa resistenza ad accenderlo.
Costato 30 mila euro, negli anni scorsi era ritenuto ‘facoltativo’. Poi a luglio scorso il primo scatto in avanti con la modifica dello Statuto regionale (grazie ad un emendamento dell’ex assessore Poalo Gatti) che lo ha reso obbligatorio «al fine di garantire la massima trasparenza». Dopo altri 9 mesi di attesa, ieri, l’accensione ufficiale.
E così pochi minuti dopo la votazione tutti i presenti in aula hanno potuto leggere sul tabellone luminoso chi ha votato a favore di un provvedimento, chi ha votato contro, chi si è astenuto e chi era assente. Il metodo risulta meno immediato dalla repentina alzata di mano, quando la votazione si concludeva nel giro di pochi istanti (e non restava traccia) perché in questo caso ogni operazione di voto dura circa 5 minuti. E proprio il fattore tempo potrebbe essere un deterrente per il suo utilizzo: la decisione finale se accenderlo o meno è in capo al presidente del Consiglio regionale. 

C’è il rischio che si torni alla vecchia alzata di mano per non allungare troppo i tempi di sedute già estenuanti?
Storico lo scontro in Consiglio nel 2013 quando l’allora consigliere regionale, Maurizio Acerbo (Rc) protestò vivacemente contro il «metodo africano» di votazione. Un problema non solo nel caso della presa di posizione di determinati emendamenti e pareri personali ma un problema che si estendeva anche alla richiesta di verifica del numero legale. Acerbo raccontò che l’introduzione del voto elettronico era osteggiato «sia dalla maggioranza che dall’opposizione» che preferivano l’alzata di mano.
«E’ convenuto (non usarlo, ndr) a tutte le Maggioranze che si sono alternate», spiegò ancora Acerbo, «avere questo meccanismo per cui a un certo punto si votava e non si sapeva chi c'era, chi non c'era, con votazioni in cui la notte, poi non si sapeva chi aveva votato la mattina». Il consigliere regionale si disse addirittura pronto «a morire» sui banchi del Consiglio pur di avere un regolamento che imponesse il voto elettronico: «non me ne vado da questo Consiglio», si legge nel resoconto del 16 aprile 2013, «con un Regolamento che prevede che come nel Botswana, forse nel Botswana, forse come nel Congo che c'è la guerra civile... in questo Consiglio Regionale sia l'unico luogo in cui si vota per alzata di mano e, nel momento in cui i Consiglieri non ci sono, come in questo momento, e come comincerò a riprendere con il telefonino, in modo che, diciamo, siano chiari ai mezzi di informazioni... esatto, siano chiare di che cosa stiamo parlando, questo è un Consiglio in cui nel 2013 non c'è il voto elettronico».
Nel 2015 finalmente è arrivato. Quanto durerà?