IL PROCESSO

Processo “Re Mida, la Rifiutopoli “pescarese” va per le lunghe: udienza rinviata ad ottobre

Ascoltati a Pescara anche Tancredi e Chiodi

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Processo “Re Mida, la Rifiutopoli “pescarese” va per le lunghe: udienza rinviata ad ottobre

Rodolfo Di ZIo


PESCARA. Il deputato teramano Paolo Tancredi e l'ex presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, sono stati ascoltati ieri pomeriggio a Pescara, in qualità di testimoni della difesa, al processo sui rifiuti, nato dall’inchiesta del 2008 denominata “re Mida” o “rifiutopoli”, che vede imputati l'ex assessore alla Sanità regionale, Lanfranco Venturoni, il deputato di Forza Italia, Fabrizio Di Stefano, l'ex amministratore delegato della società Team Teramo Ambiente, Vittorio Cardarella, gli imprenditori Rodolfo e Ferdinando Di Zio e la società Deco del gruppo Di Zio.
Gli imputati devono rispondere, a vario titolo, di abuso d'ufficio, peculato e turbativa d'asta, mentre il solo Di Stefano è accusato di millantato credito e traffico di influenze.
Il procedimento è stato spacchettato tra Pescara e Teramo, ma il filone principale è rimasto nel tribunale del capoluogo adriatico.
Al centro dell'impianto accusatorio, delineato dai pm Annarita Mantini e Gennaro Varone, il progetto per la realizzazione di un impianto di bioessiccazione, che sarebbe dovuto sorgere a Teramo, sui terreni della Team, la società pubblica di gestione dei rifiuti.
Secondo l'accusa il gruppo Di Zio, tra il 2006 e il 2009, avrebbe esercitato pressioni per mettere le mani sull'appalto.
Chiodi è stato chiamato a testimoniare sulle vicende relative all'iter per la realizzazione del bioessiccatore, che risalgono al periodo in cui era sindaco di Teramo: «Il progetto era inserito nell'ambito del piano provinciale dei rifiuti. Inizialmente si pensò di procedere attraverso una scissione della Team, che portasse una parte della società a gestire le attività del bioessiccatore, ma in seguito questa ipotesi venne ritenuta impraticabile».

FINANZIAMENTI AI PARTITI
Tancredi, che è anche imputato nel filone teramano del processo, poi dirottato a Roma per competenza, a quel tempo era coordinatore provinciale del Pdl ed è stato chiamato a riferire in merito ad un finanziamento elettorale, da 20 mila euro, erogato nel 2009 dal gruppo Di Zio.
«In vista della campagna elettorale per le elezioni provinciali e comunali, Di Zio si disse disponibile a finanziarci - ha detto il deputato - Gli spiegai che avrebbe potuto procedere regolarmente attraverso il conto del partito a Roma».
Tancredi ha aggiunto: «Di Zio mi disse che aveva dato contributi anche ad altri partiti».
Effettivamente dalle indagini è emerso che Di Zio per le elezioni regionali del 2008 come faceva di solito aveva finanziato molti politici e amministratori sia di centrodestra che di centrosinistra, questo ha permesso al gruppo Deco di intrecciare rapporti amicali con gran parte dei politici abruzzesi riuscendo poi a consolidare la propria posizione dominante e di monopolio nel settore dei rifiuti andando a ricoprire l’intera filiera.
Dalle intercettazioni, inoltre, è emerso che Lanfranco Venturoni, prima delle elezioni del 2008 (15 dicembre 2008), a novembre, parlando con Rodolfo DI Zio, si accordava e faceva piani nel campo dei rifiuti parlando appunto del termovalorizzatore in una sorta di pianificazione degli obiettivi da raggiungere una volta eletto.
Di Zio nella telefonata cercò di sondare il terreno e di capire che cosa eventualmente Venturoni avrebbe fatto una volta diventato assessore e Venturoni promise che una volta andato in Regione «forzerà al massimo la strada» per fare il bioessiccatore che interessa tanto alla Deco se non altro per completare la filiera. E poi c’è un terreno di 28 ettari che aspetta…

Venturoni al telefono con Di Zio: «la sensazione mia è quella che ti ho detto… che lì su quel terreno dobbiamo portare al massimo per fare le massime attività possibili collegate ai rifiuti e… collegate a tutti i tipi di rifiuti… sia quelli normali che quelli speciali… noi forzeremo la strada al massimo … capito… (…) mica possiamo tenere quel terreno inutilizzato? Beh, ma io pensi perché ho comprato tutto quanto… ci stanno tanti pezzi ancora da comprare là e finisce la storia… là diventa più di trenta, trentacinque ettari di terreno e ci dobbiamo fare tutto quello che è rifiuti ed energia eh… sti cinque anni ce li dobbiamo utilizzare per sfruttarla quella zona… che … poi è una questione che ci porta economia alla città … mi ci porta danni…» .
Parole del 2008 che, viste con il senno di poi, hanno una grossa valenza poiché di certo non si può dire che la giunta Chiodi non abbia «forzato al massimo la strada» dei rifiuti e della energia anche se in realtà Venturoni non ha avuto poi i cinque anni ipotizzati per realizzare i suoi sogni, infranti proprio dall’arresto e dall’inchiesta “Re Mida”.

LA FUSIONE
Per quanto riguarda poi la via burocratica da seguire per la realizzazione del bioessiccatore e del termovalorizzatore è vero che si era pensato ad una scissione della Team o meglio ad una fusione con Sogesa (braccio operativo del Cirsu poi fallita dove c’era sempre la Deco come socio privato) e di questo sempre Venturoni ne parlava con Di Zio ancor prima di diventare assessore.
Venturoni era convinto che attraverso la fusione delle società si riusciva ad evitare la gara di appalto e favorire così Di Zio che si sarebbe trovato a gestire tutto, mentre è proprio quest’ultimo a dimostrarsi scettico e ad essere convinto che, invece, la gara di appalto si sarebbe fatta perchè le leggi lo prevedono e non sarebbe stato possibile evitarla.
Venturoni: «Ma sì… tanto tu lo sai che la gestione la fai tu no? Difatti per noi non ci stanno problemi, l’importante che anzi, fino a quando ci stai tu là il problema per me non si pone».
Oltre a Chiodi e a Venturoni, sono stati ascoltati, in qualità di testimoni, anche Fabrizio Quarta, ex membro del Cda di Team, Franco Gerardini, ex dirigente regionale del settore Rifiuti, Antonio Vercesi, funzionario della società Ecodeco.
Il giudice Angelo Zaccagnini ha rinviato l'udienza al prossimo 5 ottobre.

LA CONDANNA DI FAGGIANO
Intanto brutte notizie arrivano da Teramo dove è terminato il primo round di un piccolo filone stralciato anni fa da questa inchiesta che ha visti condannare Giovanni Faggiano (ex amministratore della Team) e Luca Franceschini per aver truccato l’appalto per la realizzazione e la gestione dell’impianto di bioessiccazione dei rifiuti in favore della onnipresente Deco.
Vista dalle aule di tribunale teramano questa storia è una storia di corruzione e di «asservimento della politica al potere imprenditoriale del monopolista Deco» dove a tramare erano Venturoni e Di Zio che -secondo il giudice- sarebbe stato avvantaggiato fino a far sembrare il politico, nonché assessore regionale, socio occulto dell’imprenditore privato.
La giustizia non è una scienza esatta soprattutto in Italia per cui vista dalle aule pescaresi la stessa storia potrebbe essere raccontata in modi completamente diversi come se esistessero davvero universi paralleli.