IL CASO

A Chieti i pazienti in assistenza domiciliare pagano il ticket. E’ regolare?

L’Intersindacale chiede di sapere se è corretto quello che accade solo alla Asl di Chieti

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A Chieti i pazienti in assistenza domiciliare pagano il ticket. E’ regolare?

CHIETI. A due mesi dalla prima segnalazione, l’Intersindacale sanitaria (Isa) torna a scrivere alla Asl di Chieti - e per conoscenza a tutta la sanità abruzzese - per denunciare che viene richiesto il ticket sulle prestazioni di diagnostica di laboratorio e strumentali ai pazienti in Adi (assistenza domiciliare integrata).
Due sono le perplessità dell’Isa: se il paziente in Adi è come un ricoverato a tutti gli effetti, perché si fanno pagare gli esami di laboratorio?
E’ come se ai ricoverati di un qualsiasi reparto ospedaliero si facesse pagare il ticket sulla Tac o sull’ecografia. Impensabile. La seconda perplessità è che risulta all’Isa un fatto sconcertante: solo nella Asl di Chieti si applicherebbe questo balzello. Possibile?

Da due mesi l’Isa aspetta una risposta, che però non arriva. Da quanto se ne sa, appena dopo la prima richiesta il problema è stato affrontato a più livelli e sembra che sia emersa la decisione di non far pagare, trattandosi di un ricovero a tutti gli effetti. Ma la scelta forse non è stata gradita dai vertici amministrativi, che spesso si sono distinti per interpretazioni sui generis delle regole. Resta però il fatto – scrive l’Isa – «che non vengono accettate le impegnative con la dicitura Adi, inserita nella casella riservata all’esenzione sulla ricetta rossa, a meno che i pazienti non abbiano titolo ad una esenzione per patologia, per invalidità civile e per reddito. Un fatto gravissimo visto che, da quando è stata attivata l’Assistenza domiciliare integrata nella nostra Regione, soltanto nella Asl di Chieti i pazienti sono assoggettati al pagamento di ticket per tutte le prestazioni necessarie durante la loro permanenza in questo regime assistenziale. Infatti, un paziente in Adi, per normativa nazionale consolidata, è come se fosse ricoverato in ospedale e quindi non è sottoposto a nessuna compartecipazione alla spesa. E’ comunque singolare che dopo due mesi la Asl di Chieti costringa i pazienti a pagare senza dare una spiegazione».

s. c.