CRISI E MISTERI

Edilizia Abruzzo, la crisi più profonda di sempre con il cantiere più grande d’Europa

Dal 2008 ad oggi si sono persi 12mila addetti

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Edilizia Abruzzo, la crisi più profonda di sempre con il cantiere più grande d’Europa

ABRUZZO. Numeri impietosi, perdita di lavoro e di garanzie ma anche un mistero che contribuisce a costruire un quadro allarmante dell’edilizia in Abruzzo.
Dal 2008 ad oggi si sono persi 12mila addetti un numero impressionante se si considera che gli addetti che rimangono lavorano per poche ore e con garanzie infinitamente ridotte. Eppure in Abruzzo c’è il cantiere più grande d’Europa. Allora come si spiega la crisi?

La Cgil Abruzzo nella sua analisi prova a mettere in fila fatti e numeri per cercare di trovare una via di uscita per risanare un settore che non riparte.
Per comprendere la gravità e l’ampiezza dei problemi che negli ultimi anni hanno colpito il comparto abruzzese delle costruzioni basta un solo numero: nel 2008, l’anno in cui è iniziata la crisi economica internazionale, nella nostra regione c’erano 52mila lavoratori dipendenti (dati casse edili) assunti dalle aziende edilizie abruzzesi, mentre oggi, nel 2015, i lavoratori edili sono scesi a 40mila.
In valore assoluto dunque abbiamo perso 12mila addetti, un dato drammatico al quale se ne aggiunge tuttavia un altro: la scomposizione e deregolamentazione del settore, tale che oggi soltanto 23mila sono i lavoratori dipendenti, mentre gli altri 17 mila sono personale a partita Iva, sulla carta non dipendente dalle imprese.
A ciò la Cgil Abruzzo aggiunge che 23 mila lavoratori dipendenti lavorano soltanto per poche ore all’anno, 788 ore contro le 1700 previste dal contratto nazionale. Un’ulteriore dimostrazione della presenza di un diffuso lavoro grigio e di personale occupato a tempo determinato e per brevi periodi: 1-4 mesi.

Un fatto che mai aveva raggiunto numeri così macroscopici a fronte del crollo di vari settori dell’economia che ha portato al crollo del mercato immobiliare. Le case che ci sono non si vendono, i prezzi sono crollati e costruirne di nuove non conviene. Le imprese boccheggiano e attendono sperando di non fallire.

In Abruzzo poi esiste il cantiere più grande d’Europa: la ricostruzione post-terremoto. E tuttavia a fronte dei 10.600 occupati nell’edilizia presenti all’Aquila, ben 5.553 provengono da altre regioni: un dato fortemente squilibrato –secondo la Cgil- che non consente il rilancio del sistema edilizio regionale. E’ anche per questo che nella contrattazione integrativa i sindacati abruzzesi rivendicano unitariamente una maggiore attenzione per l’occupazione edile locale.

«Per quanto ci riguarda», spiegano, Gianni Di Cesare, segretario generale Cgil Abruzzo, e Silvio Amicucci, segretario generale Fillea Abruzzo, «pensiamo che la Regione debba decidersi a considerare in crisi il settore edilizio, e crediamo che in Abruzzo ci sono gli spazi per una crescita del lavoro e del comparto, anche perché siamo nella condizione di veder finalmente realizzate numerose opere pubbliche (manutenzioni dell’esistente, nuove infrastrutture e riassetto idrogeologico del territorio), inoltre sono possibili e auspicabili nuove politiche di rilancio urbano, a partire dalle nostre città, un aspetto su cui punta molto l’Europa per una ripresa complessiva dell’economia, con un’edilizia di qualità e “a consumo zero del suolo” legata alla ristrutturazione dei contesti urbani».
Sulla ricostruzione de L’Aquila la Cgil denuncia il tempo perso e la lentezza nell’avvio dei lavori.